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Un nuovo errore di Blanchard sulla Grecia?

Blanchard

Francesco Saraceno ha scritto un interessante articolo in cui riassume le “marce indietro” del Fondo Monetario Internazionale di questi anni:

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Le svalutazioni servono a poco o nulla

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Da circa due anni su questo blog stiamo cercando di far passare un messaggio molto semplice: se il mondo non compra, svalutare serve a poco. E questo implica sia che la svalutazione dell’euro non tirerà il nostro paese fuori dalle secche né che un’eventuale nuova moneta italiana svalutata servirebbe a darci la domanda necessaria alla ripresa o ad offrire spazi sufficienti ad una reflazione basata sulla domanda interna. La storia secondo cui svalutando aumentano le esportazioni di latte italiano e diminuiscono le importazioni perché la gente compra il latte italiano è una semplificazione che rischia di creare illusioni pericolose.

Ne abbiamo parlato forse per primi in Italia. Ma ora qualcuno sembra giungere alle medesime conclusioni: il Centro Europa Ricerche.

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L’uomo di paglia antikeynesiano di D.K. Levine

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Un articolo divulgativo dal titolo “L’Illusione keynesiana” dell’economista David K. Levine ha suscitato un ampio dibattito nell’econobogosfera. Tra i critici, Brad De Long e Paul Krugman. Tra i sostenitori John Cochrane.

Piuttosto che annoiare il lettore con un lungo resoconto, proviamo a spiegare cosa non va nella storia di Levine partendo da alcuni passaggi.

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Varoufakis: “Ecco il mio Piano Merkel”

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di Yanis Varoufakis
da yanisvaroufakis.eu, traduzione di Faber Fabbris

Questo discorso è stato tenuto da Yanis Varoufakis al Forum Ambrosetti il 14 marzo 2015.

Marzo 1971. L’Europa si prepara al ‘Nixon Gold Shock’, e comincia a progettare una unione monetaria europea, più vicina al Gold Standard che al sistema di Bretton Woods, ormai al tramonto. È in questo clima che l’economista Nicholas Kaldor, dell’Università di Cambridge, pubblica un articolo su The New Statesman. Cito:

… sarebbe un errore pericoloso credere che un’unione monetaria ed economica possa precedere un’unione politica; o illudersi che l’unione monetaria funzionerà (secondo i termini del rapporto Werner) “da catalizzatore per l’evoluzione dell’unione politica, della quale nel lungo termine non potrà comunque farne a meno”. La creazione di una unione monetaria e di una aurorità comunitaria di controllo sui bilanci nazionali genererà infatti pressioni tali da portare il sistema al collasso; questo condurrà ad una brusca frenata del processo d’integrazione politica, invece di accelerarla.

Purtroppo, il lungimirante avvertimento di Kaldor fu ignorato; si preferì un retorico ottimismo sul tema dell’unione monetaria capace di creare legami più profondi fra le nazioni europee. Anche un’eventuale crisi del settore finanziario (come quella del 2008), avrebbe costretto i dirigenti europei a pervenire all’unione politica, comunque necessaria.

Così, mentre gli Stati Uniti riciclavano i surplus degli altri paesi su scala globale, l’Europa si lanciò nella creazione di una specie di Gold Standard: il risultato fu un ‘muro di capitali’ che alimentò la finanziarizzazione dell’economia americana e un’ondata mondiale di creazione monetaria da parte dei privati – nella quale i francesi e i tedeschi si lanciarono con entusiasmo.

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Robert Skidelsky: “Keynes e la Teoria Generale” [video sub ITA]

Robert Skidelsky, economista e storico dell’economia, biografo di Keynes, in questa intervista per il sito EconStories illustra i contenuti della Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta, l’opera più importante dell’economista di Cambridge. In particolare Skidelsky spiega perché il “keynesismo” illustrato nei libri di testo differisce sostanzialmente dal contenuto della Teoria Generale

Grazie all’amico Faber Fabbris abbiamo potuto sottotitolare il video e proporlo ai nostri lettori. Buona visione.

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Ecco come l’Europa cancellò il debito della Germania

Gli accordi sul debito di Londra (1953) dimostrano che i governi europei sanno come risolvere una crisi da debito coniugando giustizia e ripresa economica. Ecco quattro lezioni esemplari, utili nell’attuale crisi del debito greco.

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L’uscita dall’euro e l’Italia che non c’è più

Prosegue in dibattito aperto dall’articolo di Riccardo Realfonzo e Angelantonio Viscione sull’uscita dall’euro. Dopo la risposta di Biasco e la nostra, seguite dalla replica di Gennaro Zezza, è la volta del prof. Mauro Gallegati. “È interessante analizzare i costi di un’uscita dall’euro, ma una moneta nazionale opererebbe in un contesto ben diverso dai tempi della lira” – spiega Gallegati. Inoltre “l’Italia è too big e too connected” per poter uscire dall’euro senza causare “un incontrollabile effetto domino” una nuova e ulteriore grande depressione. “Ma senza un cambiamento profondo – rileva Gallegati – l’Europa non si riprenderà. 

di Mauro Gallegati*   Continua a leggere »

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