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Brancaccio: “L’oltranzismo pro-euro favorisce i gattopardi anti-euro”

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di Emiliano Brancaccio, da “Sbilanciamoci Europa”, allegato al Manifesto del 28 febbraio 2014

Per impostare correttamente una discussione sulla crisi dell’eurozona sarebbe utile preliminarmente sgombrare il campo dagli errori e dalle falsificazioni provenienti sia dal fronte dei pasdaran pro-euro che da quello degli ultras anti-euro. Riporto qui pochi esempi, tra i tanti possibili.


I difensori dell’eurozona a oltranza talvolta affermano che una deflagrazione della moneta unica determinerebbe una catastrofe economica talmente violenta da condurre l’intera Europa sull’orlo di un conflitto bellico. La loro tesi è che l’Unione economica e monetaria rappresenti una condizione necessaria per garantire la pace tra i popoli europei. Chiunque si azzardi a evocare la possibilità di un’uscita dall’euro viene quindi immediatamente considerato un avventuriero irresponsabile, potenzialmente un guerrafondaio. In verità i pro-euro non forniscono chiare evidenze a sostegno dei loro anatemi. La tesi secondo cui le unioni economiche e monetarie – e più in generale il liberoscambismo – garantirebbero la pace tra le nazioni non trova adeguati riscontri storici. Basti ricordare che nel 1914, alla vigilia del primo conflitto mondiale, sussisteva piena libertà di circolazione internazionale dei capitali e vigeva il gold standard, un rigido sistema di cambi fissi molto simile all’euro. Inoltre, come segnalato dal «monito degli economisti» pubblicato sul Financial Times lo scorso 23 settembre, l’attuale crisi dell’eurozona presenta analogie con la fase storica successiva alla ratifica del Trattato di Versailles del 1919, che costrinse la Germania ad adottare tremende politiche di deflazione nel vano tentativo di pagare i debiti e le riparazioni di guerra. Il tracollo che ne seguì creò i presupposti per l’ascesa del nazismo e per il secondo conflitto mondiale. Stando dunque all’evidenza storica, non sembra esservi relazione tra permanenza nell’euro e mantenimento della pace. Anzi, una disamina non frettolosa degli eventi passati suggerisce che gli apologeti della zona euro «in nome della pace» farebbero bene a considerare la possibilità che un terreno favorevole alla reazione soverchiante del nazionalismo più retrivo e xenofobo lo stiano preparando proprio loro.

Le infondate opinioni dei pasdaran dell’euro risultano preponderanti nel dibattito politico. Tuttavia anche i sostenitori dell’uscita commettono spesso errori e omissioni. Alcuni, per esempio, glissano su un altro aspetto cruciale sottolineato dal «monito degli economisti»: esistono modalità alternative di gestione di una eventuale uscita dall’euro, ognuna delle quali avrebbe ricadute molto diverse sui diversi gruppi sociali coinvolti. Una prova di ciò sta nel fatto che sta guadagnando consensi quella che ho definito una modalità gattopardesca di gestione della crisi, in base alla quale si sarebbe disposti a cambiare tutto, persino la moneta unica, pur di non mettere in discussione le politiche liberiste e di austerity degli ultimi anni, nonostante le sperequazioni e i tracolli occupazionali che hanno provocato.

Il fatto che l’oltranzismo pro-euro sia diffuso soprattutto tra gli eredi del movimento operaio novecentesco implica automaticamente che una uscita gattopardesca dalla moneta unica sia oggi l’eventualità più probabile. Si tratta di un cortocircuito funesto, ed è difficile dire ci si sia ancora tempo e modo per cercare di spezzarlo.

Fonte: Sbilanciamoci.info

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16 commenti su “Brancaccio: “L’oltranzismo pro-euro favorisce i gattopardi anti-euro”

  1. Ottimo pezzo. Da fare leggere ai tanti che si fanno imbonire dai pasdaran di ogni parrocchia. Brancaccio non e’ solo un fine studioso. e’ anche il piu’ acuto commentatore politico-economico di questo tempo.

  2. Meno male che ci sta qualcuno che ci ricorda la Storia.

  3. Personalmente non condivido. O meglio trovo banale l’osservazione. E’ chiaro che siamo tutti amici fin tanto che non ci liberiamo del gioco dell’euro. La normalizzazione dell’attività politica e sopratutto il ripristino di una piena sovranità ci vedrà nuovamente separati, ma in questo momento non esiste più né destra, né sinistra, c’è solo pro-euro e anti-euro. Il confine è netto o di qua o di là e questa estremizzazione si deve sopratutto alla cecità dei nostri politici che per anni hanno silenziato il dissenso. Gli stessi convinti che si possa fare una legge elettorale che “elimini” l’opposizione.

    • Alessio afferma che “non esiste più né destra né sinistra”. Guarda un po’, è la stessa frase che pronunciavano i colonnelli, in Grecia, all’epoca del colpo di stato. E prima di loro Hitler, nel Mein Kampf. La sinistra politica si è sputtanata tanto quanto la destra, in questi anni, firmando trattati balzello che ci stanno distruggendo. Ma solo degli sprovveduti possono trascurare la dichiarazione chiave del “monito degli economisti” promosso da Brancaccio: la scelta tra modi alternativi di uscire dall’euro è cruciale, perché ognuno di essi ricade in modi molto diversi sui diversi gruppi sociali.

      • La questione “nè destra nè sinistra” (che poi forse è meglio leggibile in “e destra e sinistra”) è molto più complessa, anche sotto il profilo storico (rimando ai saggi di Zeev Sternhell). Ora è però innegabile che le classi lavoratrici hanno trovato sicure tutele ed hanno raggiunto livelli prima mai visti di centralità politica ed economica soltanto nella compagine di ben saldi e sovrani Stati Nazionali. Proprio la globalizzazione, soprattutto quella finanziaria, ha messo in crisi lo Stato nazione progressivamente distruggendo il Welfare (legato alla forma dello Stato nazione) nonché marginalizzando di nuovo il lavoro rispetto al capitale, in particolare a quello “volatile” ossia speculativo. Intellettuali ed economisti di sinistra, come Sergio Cesaratto ed Alberto Bagnai, il primo richiamandosi a Linz ed il secondo all’idea stessa di sovranità nazionale, hanno finalmente capito ed ammesso che con l’internazionalismo, ossia l’alter ego di sinistra del globalismo capitalista, non si va da nessuna parte se non nella direzione voluta dal capitale. A questa conclusione erano già arrivati, a cavallo tra fine XIX ed inizio XX secolo, schiere di “eretici” del socialismo ufficiale, di sindacalisti rivoluzionari, di socialisti comunitaristi, etc., che, secondo cliché tipici della cultura del loro tempo, iniziarono a guardare all’unione, non alla contrapposizione, di classe operaia e nazione. Questi “eretici” del socialismo, che si incontrarono con altri “eretici” ossia quelli che non volevano lasciare la nazione alla borghesia ma aspiravano ad una “nazione del (o di) popolo”, ebbero la conferma della giustezza della loro intuizione quando, di fronte allo scatenarsi del primo conflitto mondiale, le classi operaie ed i partiti socialisti dei vari paesi belligeranti finirono con lo schierarsi con i rispettivi Stati nazionali, facendo crollare il mito della seconda internazionale. In modo analogo finì lo scontro tra il cosmopolitismo di Trozsky e il comunismo nazionale di Stalin. Lo stesso Keynes pensò ed operò sempre tenendo presente come ineliminabile il contesto ed il fattore dello Stato nazionale. Ed in effetti molto della crisi anni ’80 del keynesismo tradizionale nacque dal fatto che il processo di globalizzazione aveva messo in crisi lo Stato nazione. Ora sembra che, per vari motivi, ciò che è ineliminabile, ossia le identità popolari, tornano a riemergere che lo vogliano o meno i tecnocrati bancocratici e gli speculatori. Quindi benché si debba essere d’accordo con l’osservazione di Brancaccio sul pericolo del nazionalismo xenofobo e retrivo, non si può fare la politica dello struzzo di fronte al dato ineliminabile (che proprio il capitale trans e multinazionale vuole eliminare) delle nazioni. Piuttosto c’è da ragionare su come organizzare un mondo, o almeno una Europa, di nazioni con alti standard sociali che cooperano tra loro senza confondersi in una babelica unione che annientandole lascerebbe il campo libero soltanto al capitale. Il quale odia le barriere nazionali perché – come dicono certuni della cricca capitalista – esse “costituiscono interruzioni di flusso nel mercato finanziario”. A questo punto forse si dovrebbe riprendere in cnosderazione un modello tipico della storia europea ovvero quello “imperiale” (naturalmente non c’è affatto bisogno di restaurazioni antistoriche ma solo di recupare cultura e spirito di tale modello) che è stato l’unico, nella storia europea, che ha dimostrato di saper coniugare, senza confusione e senza separazione, nazionale e sovranazionale, unità e diversità. Un tale modello, ad esempio, sarebbe il miglior fondamento politico per l’ipotesi, avanzata più volte su questo sito, di una “moneta comune” al posto della “moneta unica”. La storia è imprevedibile, non può essere rinchiusa in nussuno schema precostituito, ideologico o economico, e proprio per questa sua capacità di scorrere carsicamente e scardinare ogni schema pregiudiziale è sempre affascinante

        Saluti.

        Luigi

      • A volte su sente dire “i due difensori sono grossi serve un attacco di gente rapida”…ma altre volte si sente dire “i due difensori sono grossi serve gente grossa per fare a sportellate” altre ancora “serve uno agile e uno grosso”…chi ha ragione?
        Tutti e nessuno.
        Destra e sinistra puoi dire che negare che esistano sia nazismo.
        Io posso dire che il nazismo finanziario DIVIDE ET IMPERA grazie a una finta divisione tra destra e sinistra. La vera divisione è tra popolo e alta finanza. AL momento chi sta con la finanza parassitaria sono i partiti che dicono che destra e sinistra esistono ancora e che è nazista chi dice il contrario. (E intanto però fanno alleanze consociative).

  4. L’opera di verità a cui da anni Brancaccio si dedica è ineccepibile, ma il popolo è bue e i portatori degli interessi dominanti lo sanno. Alla fine sarà solo una guerra ottusa tra ultras da un lato e dall’altro. Speriamo solo che si crei uno spazio per affidare le vere responsabilità di gestione della crisi a sinceri guardiani della democrazia come Brancaccio. Che fa bene a non farsi tirare per la giacchetta da chi lo vorrebbe candidato alle prossime elezioni.

  5. L’euro simile al gold standard? Fiatmoney simile al soundmoney?
    Ma nessuno ricorda che il gold standard fu sospeso per favorire le spese militari?
    Politiche deflazioniste in Germania? Ma non c’e’ stata l’iperinflazione nella Germania degli anni ’20?

    • Sei male informato,un estratto:

      L’iperinflazione di Weimar ebbe cause precise, e la “stampa” di moneta fu conseguenza di quelle, che sono di ordine di Bilancia dei pagamenti con l’estero e di speculazione sui cambi provocata dalla stessa Reichbank (privata) e dalle concessioni date alle altre banche private, non è quindi la causa, ma l’effetto.

      Nel 1923 fu al culmine, e finì dopo l’introduzione prima del Rentemark a Novembre 1923 e poi nel 1924 del Reichmark. A metà del 1924 era già finita l’iperinflazione.
      Nel 1929 fecero una politica deflazionistica feroce, e tennero il cambio del Marco fisso, e una politica di austerity peggio di quelle odierne. E quella fu la causa della immensa disoccupazione e del calo di consumi e produzione che portò di pari passo prima un consenso crescente e poi al Governo Hitler.

      • Sulla moneta Fiat,un’altro estratto:

        La moneta è sempre stata FIAT essenzialmente.

        E’ una credenza inestirpabile quella della moneta-riserva frazionaria collegata a oro. Neppure nel Gold Standard di fatto fu mai così, essendo il circolante enormemente superiore all’oro custodito, e quindi il valore del dollaro era dato dall’autorità, e non dall’oro, anzi l’oro storicamente acquistò un valore superiore anche in funzione della sua monetabilità.
        Gli orafi e tutta la storia successiva del banking privato aveva la ragione delle riserve frazionarie, in quanto sistema parallelo all’autorità, e proprio per compensare la mancanza di fiducia in un’autorità Statale. Man mano che l’ebbe e poi si sovrappose agli Stati, non ebbe più senso.
        D’altronde, lo ripeto a dimostrazione che la moneta FIAT è vecchissima, in Inghilterra dal 1200 fino a oltre il 1800 erano in vigore i tally-sticks che erano bastoni di legno, che come legno non valevano niente, ma erano emessi dal Re e avevano tagli anche di 20.000 Sterline l’uno. Ed erano accettati per quel valore. Cioè era l’autorità, il FIAT, a dargli valore. Ma fu sempre così, progressivamente dal passaggio da denaro a moneta non solo cartacea.
        Moneta infatti ingloba il concetto FIAT.

      • La Germania dopo la prima guerra mondiale fu costretta a stampare per pagare i debiti perchè le fu impedito di emettere BUND, di chiedere prestiti. Quindi si generò l’iperinflazione. Niente a che vedere con le svalutazioni che nel nostro paese non hanno mai causato inflazione. Semmai il ricorrere in modo automatico ad esse ha peggiorato la tecnologia ma questo è un altro par di maniche.

    • Rtere la tua ignoranza è abissale e non merita risposta.

    • Errata Corrige.

      Stavo scrivendo:

      Il popolo (noi tutti) non e’ “bue” in se…ma ridotto,trasformato e mantenuto tale in funzione di interessi particolari precisi che hanno l’interesse a mantenerlo tale ed allontanare la possibilità di suo accrescimento culturale ed emancipativo

  6. L’Euro è ” una condizione necessaria per garantire la pace tra i popoli europei” perchè ha sugellato il “nuovo impero nazista germanico”. Logicamente, senza euro, i nipoti del fürer avrebbero bisogno della forza militare per tenerlo insieme.

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