14 commenti

Come lo spread è stato usato per imporre l’austerità

animal spirits
Un paper di Paul De Grauwe mostra che l’austerità è stata imposta ai PIIGS sulla base della paura dello spread e dei “sentiment” dei mercati. Ma non sono le politiche dei governi che determinano lo spread: è la BCE.

Paul Krugman paragona l’austerità fiscale alle “cure” medioevali, i salassi, che consistevano nel dissanguare il malato. Paul De Grauwe e Yuemei Ji in un recente articolo [link] sono più diplomatici, ma sulla base delle loro premesse si può giungere a conclusioni più precise circa le cause di un così palese fallimento.

Secondo i due economisti, i governi hanno scelto di seguire il “sentiment” dei mercati piuttosto che la razionalità. Il risultato è stato l’imposizione di una pesante austerità senza ottenere miglioramenti dei tassi d’interesse sui titoli i quali, invece, sono scesi solo e soltanto grazie all’intervento della BCE.

Lo spread e il debito pubblico

Vi è un’idea, prevalente soprattutto nella vulgata giornalistica e politica, che i mercati giudichino razionalmente la salute delle finanze pubbliche sulla base di indicatori oggettivi  e che lo spread sia perciò una sorta di “voto” rispetto al miglioramento o peggioramento dei conti pubblici e alla disponibilità nei riguardi di aggiustamenti anche dolorosi. Ma così non è:

Il grafico mostra che i cambiamenti nello spread sono ampiamente scorrelati rispetto alle variazioni di quello che dovrebbe essere il parametro più significativo, cioè il debito pubblico.

Spread, i mercati e Mario Draghi 

A cosa quindi è possibile correlare lo spread? Preliminarmente si può provare a valutare l’ascesa e la discesa dello spread prima e dopo l’intervento “dissuasore” della BCE, ovvero il famoso “whatever it takes” (qualunque cosa sia necessario) pronunciato da Mario Draghi nel luglio 2012:

A differenza di quello precedente, questo grafico indica una fortissima correlazione tra lo spread iniziale, prima delle parole di Draghi, e la diminuzione successiva: in altri termini, quei paesi che più avevano visto salire lo spread sono anche quelli che l’hanno visto scendere in modo più consistente. Quindi i mercati scommettevano “contro” alcuni paesi (cioè sull’uscita di essi dall’euro), ma quando la possibilità di scommettere si è ridotta a causa della “garanzia”, seppur potenziale, della BCE, allora proprio i paesi che erano stati maggiormente bersagliati sono stati quelli ad esserne (relativamente) più beneficiati. L’Italia per prima, al di là dell’austerità o dell’affidabilità del governo Monti.

Lo spread come causa “politica” dell’austerità

L’ultimo punto interessante del lavoro di De Grauwe-Ji è la correlazione tra spread ed austerità.

La maggiore austerità coincide con spread più alti. I governi, quindi, hanno adottato misure di austerità tanto più radicali quanto più erano alti i tassi d’interesse. Ma, come abbiamo visto, i movimenti di questi ultimi erano correlati alla tensione sui mercati e al successivo intervento della BCE, non al debito pubblico. In sostanza, si è agito cercando di contenere deficit e debito, sostenendo che il problema segnalato dai mercati fosse la “prodigalità” degli stati, mentre in realtà il debito in sé non sembra avere avuto alcun effetto sugli spread. Una scelta politica quindi, non di natura tecnica/economica. E la stessa BCE non è esente dall’uso politico dello spread.

Qualcuno ha sostenuto che i mercati finanziari sono divenuti il “senato permanente”, non eletto, che decide le politiche economiche degli stati. Ma, a ben vedere, si può avanzare, sulla base degli eventi, anche un’ipotesi differente: la paura sui mercati è stata usata dai decisori politici, a prescindere dalle motivazioni che animavano l’andamento dei titoli di stato sui mercati stessi, per imporre quell’austerità e quelle riforme altrimenti impossibili da far accettare.

About these ads

14 commenti su “Come lo spread è stato usato per imporre l’austerità

  1. L’assunto dell’articolo era già chiaro da molto tempo. Propongo un mio ‘post’ del 9/7/2012:

    “Le determinanti dello spread”
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2746466.html

    Anche un bambino, se glielo si spiega bene, capisce che la soluzione dello spread elevato dei BTP rispetto ai Bund tedeschi è nella modifica dello statuto della BCE, imposto dalla Germania. Tutte le altre – peraltro realizzate in maniera qualitativamente inadeguata o quantitativamente insufficiente – sono soltanto escamotage per superare questo handicap decisivo. E quindi basta una dichiarazione della disastrosa Lagarde o l’opposizione della CSU bavarese o un’improvvida affermazione di Draghi (ci si mette pure lui, adesso) per vanificare qualunque decisione e far ripartire la speculazione dei capitali mega-galattici.

    A parere di bravi economisti (non di sedicenti esperti, che chissà perché amano tifare contro), basterebbe che la BCE – come ha fatto quella inglese o svizzera o giapponese – soltanto dichiarasse acquisti illimitati di titoli pubblici per fermare questa giostra che sta arricchendo i soliti 4 gatti straricchi potenti, egoisti, avidi e spietati, a detrimento di tutti gli altri.

    Ma, lo spread, è una variabile legata soltanto ai fondamentali dei conti pubblici – come ci vogliono far credere, con le conseguenti e ripetute manovre correttive – o soprattutto, come insegnano i casi del Giappone e della Gran Bretagna, appunto ai poteri delle rispettive banche centrali, ed anche, in parte, un problema di comunicazione?
    Ecco 4 commenti complementari sul tema: […]

  2. [...] sul sito KeynesBlog, è stato pubblicato un articolo che riprende un paper di Paul DE Grauwe che giunge, in maniera [...]

  3. La figura indicata col numero 2 è un suicidio statistico: c’è un dato fortemente anomalo che da solo determina buona parte della pendenza della retta.

    Se si elimina il dato fortemente anomalo, quello con coordinate approssimative (5.6, -10), la retta interpolante è ancora più orizzontale: il coefficiente angolare passa da -43 a qualcosa come -12; anche la misura di adattamento, R quadro, peggiora, passando da 0,16 a grosso modo 0,12. Davvero non mi spiego come un economista della London School of Economics non ne abbia tenuto conto.

  4. Scusate, forse mi sbaglio, ma il famigerato spread si ripercuote direttamente sul tasso di interesse che le banche private applicano ai btp italiani!!!
    I bund tedeschi, che godono di spread bassissimo e tassi d’interesse minimi, sono il termine di riferimento al momento utilizzato??!!
    Ora però se andate all’articolo 123 del tratatto di lisbona scopriamo che:
    “…………….Articolo 123 (ex articolo 101 del TCE)
    1. Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate «banche centrali nazionali»), a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di
    debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali.
    2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati……………….”

    OVVERO se uno stato si dota (come peraltro fà la germania) di una banca statale e/o ente creditizio di proprietà pubblica è possibile accedere al credito direttamente dalla bce a tassi di interessi dell’1% così come che la bce medesima fà con tutte le banche private!!!!!!!!
    ERGO: con un ente creditizio di proprietà pubblica il tasso di interesse sarebbe dell’1% e lo spread…………sarebbe solo una parola (parolaccia).
    DOMANDA: perchè la politica italiana rinuncia “misteriosamente” a questa opportunità “prefettamente regolamentatata” e poi piange lacrime di coccodrillo sui circa 80 miliardi di euro di interessi sul debito che siuamo chiamati pagare noi comuni mortali con manovre e manovrine lacrime e sangue!!!???

  5. [...] L’Europa impone austerità ai governi dell’unione, usando anche la forza se necessario, come dimostra una teoria consolidata tra gli economisti più spregiudicati, ritenendo che lo spread … – altroché il bazooka anti-spread che Mario Draghi presentò a Settembre dello scorso anno a [...]

  6. My partner and I stumbled over here from a different page and thought I should check things out.
    I like what I see so i am just following you.

    Look forward to looking at your web page yet again.

  7. [...] Ma con lo spauracchio del default imminente e della crescita dell’ormai famigerato spread, sono state imposte al paese politiche che non favoriscono la crescita né per l’oggi né per il domani, essendo una [...]

  8. [...] Ma con lo spauracchio del default imminente e della crescita dell’ormai famigerato spread, sono state imposte al paese politiche che non favoriscono la crescita né per l’oggi né per il domani, essendo una versione [...]

  9. […] Ma con lo spauracchio del default imminente e della crescita dell’ormai famigerato spread, sono state imposte al paese politiche che non favoriscono la crescita né per l’oggi né per il domani, essendo una versione […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.241 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: