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L’effetto domino dell’austerità e lo scenario recessivo mondiale del 2013

roubini

Arriva puntuale l’intervento del 21 gennaio di Nouriel Roubini su Project Syndicate, per avvertirci, se ce ne fosse ancora bisogno, che il 2013 prospetta uno scenario di “avvitamento” economico globale. La ripresa di cui spesso si parla si compone infatti di tante realtà variegate, ma soprattutto di uno slancio che vede in prima fila i paesi delle economie emergenti e in stagnazione quelli dell’occidente più industrializzato. Ma il punto centrale su cui deve appuntarsi l’attenzione sta nel rilevare che la gravità della depressione economica va allargandosi progressivamente oltre i confini dell’eurozona, che si conferma così come l’epicentro di un terremoto economico di dimensioni straordinarie. E non per effetto di un destino cinico e baro, ma per la pervicacia con cui i suoi governi stanno perseguendo le politiche dell’austerità.

Allo stesso tempo non si intravvedono positive inversioni di rotta dei fondamentali economici: gli sporadici segnali che sono emersi in tal seno sono solo l’esito temporaneo di interventi di sostegno delle principali Banche Centrali – la BCE, la FED, la Banca di Inghilterra e la banca Svizzera – ai quali si unisce ora anche quello della Banca Centrale del Giappone. Né d’altra parte possono guardarsi con maggiore ottimismo i flebili interventi fiscali varati negli Stati Uniti per evitare il cosiddetto “precipizio fiscale”, essendo così destinati – data la gravità della situazione – a veder vanificati i loro effetti in un lasso molto breve. Parimenti si può dire degli interventi compiuti dalla BCE nell’eurozona: sono serviti solo a tamponare gli aspetti più emergenziali della crisi, il rischio dell’implosione dell’eurozona, ma nulla è stato modificato dei difetti di costruzione del sistema dell’euro, ed è dunque certo che tutte le contraddizioni dell’area, la sua instabilità economico-finanziaria e l’incertezza dell’orizzonte di sviluppo che ne deriva, sono destinati a riemergere con forza entro breve. La recessione tenderà a cronicizzarsi e il peso del debito si aggraverà inevitabilmente, divenendo sempre più insostenibile.

E se queste sono le più che critiche condizioni delle economie occidentali, non si può non considerare che anche lo sviluppo delle economie emergenti non è esente da difficoltà, non ultime riguardo la gestione della politica economica. Se si guarda alla Cina, emerge con chiarezza un problema di sostegno alla domanda interna – a compenso anche di una dinamica crescita eccessivamente centrata sulle esportazioni – che non sarà speditamente risolto come si dovrebbe a causa degli equilibri politici interni, e che pertanto potrà mettere a repentaglio persino uno sviluppo così ben avviato. Importanti problemi di consolidamento della crescita economica non sono d’altra parte meno presenti anche negli altri BRICS, nei quali l’azione pubblica nell’economia non si sta ancora dimostrando all’altezza di un reale lancio del sistema produttivo. A ciò si aggiunge, infine, l’enorme incertezza del quadro geopolitico medio-orientale, con tutto quel che ne consegue in termini di incertezza sulle risorse energetiche , e dunque sui prezzi petroliferi e sugli effetti negativi che un loro aumento – imprevisto e incontrollato – può avere sulle già provate condizioni economiche delle economie occidentali.

Certamente – conclude Roubini – non è detto che i fattori di criticità elencati assumano per forza la loro forma più virulenta. Ma è bene tenere a mente che si tratta di fattori reali, ciascuno dei quali si manifesterà con una qualche (maggiore o minore) intensità: “siamo appena all’inizio del 2013, e i fattori di rischio di una recessione globale, vanno acquistando forza”.

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2 commenti su “L’effetto domino dell’austerità e lo scenario recessivo mondiale del 2013

  1. Nouriel Roubini purtroppo conferma di saper leggere la situazione macroeconomica.
    Potete fermare il treno dell’euro e della UE che vorrei scendere?

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