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L’Agenda Monti e la tecnica della falsificazione

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Pietro Ichino detta l’Agenda Monti

di Guglielmo Forges Davanzati

Il Presidente Monti ci dice che, nel novembre 2011, nei giorni dell’insediamento del Governo “tecnico”, l’Italia era a rischio di fallimento e che si rischiava di non poter pagare i dipendenti pubblici. Ci dice anche che l’aumento del debito pubblico nel corso del 2012 è imputabile agli aiuti forniti dal nostro Paese a Grecia e Portogallo. Come è possibile tenere insieme queste due affermazioni? E’ ragionevole pensare che uno Stato a rischio di fallimento si adoperi per aumentare questo rischio (o accetti di farlo) per destinare proprie risorse al salvataggio di altri Stati?

Per quanto è possibile sapere, la prima affermazione è tutta da dimostrare, e fin qui non dimostrata da fonti ufficiali: su fonte Ragioneria Generale dello Stato, al 2011, il bilancio dello Stato italiano presentava un consistente avanzo primario, presumibilmente di importo tale da scongiurare l’eventualità di non poter sostenere le spese correnti della pubblica amministrazione. Su queste basi, si può affermare – in attesa di smentita – che lo “stato di emergenza” (premessa delle politiche di austerità messe in atto, con la massima accelerazione, dal Governo “tecnico”) non sussisteva e, dunque, che le politiche realizzate lo scorso anno rispondevano a obiettivi diversi da quello dichiarato (evitare il rischio di default).

In più, l’impegno assunto dal Governo italiano di destinare ingenti risorse al “salvataggio” delle banche spagnole sta semmai a dimostrare che, fra i Paesi europei e ancor più fra i PIIGS, l’Italia è un Paese con una dinamica del bilancio pubblico già relativamente virtuosa. Non a caso, nella c.d. Agenda Monti, si fa ora correttamente riferimento al fatto che l’Italia è un “contributore netto” del bilancio europeo. Ma, mentre nell’Agenda Monti, non è dato sapere se lo era già prima dell’insediamento del Governo “tecnico” o se lo è diventato nel corso del 2012, risulta evidente – su fonte MEF – che, almeno dal 2010, l’Italia ha versato all’Unione Europea più di quanto ha ricevuto.

Si tratta di una questione, quest’ultima, che merita di essere chiarita. Mentre negli anni ottanta e novanta, l’Italia oggettivamente costituiva un’anomalia nell’ambito dei Paesi OCSE per il suo elevato debito pubblico, negli ultimi anni l’indebitamento italiano è stato sostanzialmente in linea con quello dei principali Paesi industrializzati e, in alcuni casi (Giappone in primo luogo), notevolmente inferiore. Se, dunque, nel 2011, l’Italia non era prossima a una condizione di fallimento, e se il suo indebitamento è stato sostanzialmente in linea con quello degli altri Paesi dell’Unione Europea, non si capisce – se non adducendo motivazioni che hanno a che vedere con le imminenti elezioni – per quale ragione il 2012 è stato caratterizzato dalla più alta pressione fiscale della storia del nostro Paese e per quale ragione ora Monti scriva, nella sua Agenda (p.5), che “ridurre le tasse si rende possibile”.

Il Governo Monti si insediò dichiarando che avrebbe perseguito tre obiettivi: il rigore, lo sviluppo, l’equità. Non solo nessuno dei tre obiettivi è stato raggiunto, ma da questi ci si è allontanati. Per quanto riguarda il rigore nella gestione delle finanze pubbliche, può essere sufficiente ricordare che il rapporto debito pubblico/PIL è aumentato, in un anno, di 6 punti percentuali. Il modesto calo degli interessi pagati sui titoli del debito pubblico (nell’ordine dello 0.5% in un anno) è imputabile, come rilevato da molti osservatori, non alla presunta “credibilità” del prof. Monti, ma agli interventi della Banca Centrale Europea nei mercati finanziari. Al netto degli acquisiti di titoli pubblici da parte della BCE, la dinamica dei differenziali di rendimento fra titoli italiani e bund tedeschi è stata, nel 2012, in linea con quella determinatasi l’anno precedente. In più, come recentemente attestato dal Fondo Monetario Internazionale, l’aumento del rapporto debito pubblico/PIL è avvenuto proprio per effetto delle politiche di austerità. L’obiettivo dello sviluppo è stato clamorosamente mancato: la riduzione della spesa pubblica e l’aumento della pressione fiscale hanno prodotto un calo della domanda aggregata interna tale da generare un tasso di crescita negativo nell’ordine del -2,4% nel 2012 (fonte Banca d’Italia). L’Italia degli ultimi anni è diventato, fra i Paesi OCSE, uno dei Paesi (con Gran Bretagna e Stati Uniti) con la maggiore immobilità sociale e con la più diseguale distribuzione del reddito: dunque, un Paese sempre meno equo.

E’ anche difficile comprendere la tesi di Monti secondo la quale, a fronte di “sacrifici” necessari nel breve periodo, si attiverà – più o meno spontaneamente – un percorso di crescita in un futuro più o meno prossimo. La c.d. Agenda Monti è troppo vaga per capire quali meccanismi di ripresa della crescita Monti abbia in mente. Gli unici punti fermi sono la preclusione ideologica al ricorso a politiche keynesiane e una sostanziale ambiguità riguardo alle politiche per l’istruzione e la sanità.

A p.9 della sua Agenda, si legge: “La scuola e l’Università sono le chiavi per far ripartire il Paese e renderlo più capace di affrontare le sfide globali”. Il prof. Monti pensa che questo risultato venga raggiunto attraverso il taglio di 300 milioni di euro alle Università statali che proprio il suo Governo ha decretato nell’ultima Legge di Stabilità? O pensa che scuola e Università sono “le chiavi per far ripartire il Paese” a condizione che siano private? Lo stanziamento di fondi aggiuntivi alla Bocconi deciso dal Governo da lui presieduto fa propendere per questa seconda ipotesi. C’è molto da dubitare sul fatto che la privatizzazione dell’istruzione sia una strategia efficace per generare crescita, e ci sono, per contro, ottime ragioni per ritenere che, come si sta sperimentando nei Paesi anglosassoni, ciò non abbia altri effetti se non accrescere l’indebitamento degli studenti e delle loro famiglie.

A ciò Monti aggiunge: “Il servizio sanitario nazionale resta una conquista da difendere”. Lo scrive ora; ma non è forse vero che la sua spending review ha sottratto al servizio sanitario nazionale quasi 2mila miliardi di euro per il biennio 2012-2013?

da Micrimegaonline

26 commenti su “L’Agenda Monti e la tecnica della falsificazione

  1. Mi stupisce che l’informazione ufficiale, anche quella rappresentata dai gradni quotidiani progressisti non abbia mai confutato come avrebbe dovuto le favole di Monti e della sua famigerata Agenda di Governo!

  2. Faccio fatica a non considerarlo un delinquente.

  3. Non so se Monti abbia mentito sui conti pubblici, ma che le spese correnti si paghino con l’avanzo primario non mi fa tornare i conti. Avanzo primario di 15 miliardi a fine 2011, riportavano i giornali a marzo 2012 (dato ISTAT). Questa voce, tuttavia, non tiene conto degli interessi sul debito pubblico e su quasi 2.000 miliardi al 5% fanno quasi 100 miliardi, che portano il disavanzo a 80-85 miliardi (circa 6-7 al mese, circa il 10% della spesa pubblica). Insomma, nonostante l’avanzo primario il debito cresce, ma, se non puo’ crescere, allora veramente non hai da pagare le bollette.
    Sono d’accordo con Keynes, o meglio Krugman, che non e’ questo il momento di pagare i debiti pubblici, al contrario, e’ il momento di farli crescere ancora (anche nel caso-limite del Giappone). Ma parlando di “tecniche di falsificazione” dei dati…. sono moto perplesso da questo articolo.

    • L’avanzo primario per definizione esclude gli interessi sul debito. Ma questo vuol anche dire che, a parte gli interessi passivi, le entrate coprono più che ampiamente tutte le spese.
      Il che smentisce la balla – così spesso diffusa – che il problema sia la spesa pubblica se, come solitamente viene fatto passare, con tale espressione si intende la spesa sanitaria, l’istruzione, l’assistenza, ecc. ovvero il welfare (che non potremmo più permetterci).
      Viene smentita questa bufala della spesa pubblica eccessiva perchè questa è inferiore alle entrate, tanto che dal 1992 abbiamo un avanzo (non un deficit)!
      Certo, poi ci sono gli interessi. Ma allora perchè non si dice più correttamente che il problema sono i tassi sul debito pubblico?
      E chi detiene il debito pubblico? Per oltre il 50% è in mano al sistema finanziario. Un altro 35% è in mano ad investitori esteri (prevalentemente banche) e solo il 15% è tenuto dal settore privato non finanziario nazionale.
      Sicchè, dal 1992 noi facciamo tante belle manovre restrittive, tagli alla spesa pubblica e/o aumenti di tasse, per pagare gli interessi che vanno per l’85% al settore finanziario nazionale od estero.
      Il risultato di tutte queste belle manovre è che l’Italia non cresce più, si impoverisce e la disoccupazione aumenta.

      • D’accordo. Gia’ nel 1884 Paul Lafargue criticava Herbert Spencer e il concetto dell’Inghilterra come “regno della liberta'”, osservando che proprio a causa degli interessi sul debito pubblico il lavoratore inglese si ritrovava sulla testa un conto da pagare, alla borghesia, che era anche piu’ salato di quello estorto al servo della gleba dalla Russia zarista – ritrovandosi quindi piu’ “schiavo”, secondo la definizione spenceriana di “schiavitu'” (“quantum di lavoro a beneficio altrui, non proprio”). E suo suocero aveva gia’ decretato la borghesia “inadatta a governare” perché “incapace di assicurare un’esistenza al suo schiavo”. Keynes mi pare l’abbia chiamata “regola autodistruttiva del calcolo finanziario”, no ? Comunque, tanti economisti fra cui anche Mario Monti, per un motivo o per l’altro, preferiscono credere che non lo sia poi cosi’ tanto, autodistruttiva.

  4. Sono d’accordo sul clamoroso fallimento delle politiche montiane, ovvero dell’Europa. Davanti all’evidenza Monti dice ora che solo gli stolti potevano pensare che quelle politiche avrebbero permesso una ripresa a breve, dimenticando però di precisare che gli “stolti” sarebbero per primi loro, visto che la finanziaria era basata all’origine su ipotesi di crescita, seppur lieve, non certo sul crollo che poi abbiamo costatato.

    PS C’è refuso all’ultimo paragrafo, dove si parla di un taglio al SNN di 2mila miliardi, troppi anche per il nostro Proconsole :)

  5. Eragià tutto pianificato da molto tempo e Monti è l’esecutore del disegno criminoso messo in atto..

  6. Buona sera, non sono un economista e mi occupo di altro, ma vi chiedo cortesemente di indicare il mandante di queste decisioni per voi scellerate. qual é dunque il fine ultimo di queste azioni ? Chi comanda veramente questo corso ? Grazie Mauro

  7. Bildeberg c’entra in questo sfascio progrmmato?

  8. Stasera ho fatto benzina: 1,775 €/l. Fin quando non sarà questa la notizia di testa del telegiornale, non potremo risolvere niente. No, in effetti non risolveremo niente.

  9. Il Prof. Mario Monti, il millantatore
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764086.html
    Denis Diderot, in un suo libro che ho letto molti anni fa (era allegato al quotidiano “L’Unità”, quando direttore era Walter Veltroni), [1] elenca le tre categorie peggiori, di cui diffidare. Da anni, ne rammento soltanto la prima: gli avvocati. Non so perché, ma al secondo posto penso ci fossero i professori universitari. Forse perché, per la mia esperienza personale, ho capito che essi vanno presi con le molle. Tutte le volte che mi è capitato di discutere con o ascoltare insegnanti o averci a che fare, ho sempre avuto la netta impressione di trovarmi di fronte (ma beninteso non è una loro esclusiva, anche se in essi questa caratteristica è più marcata e generalizzata perché è evidentemente il riflesso di una deformazione professionale) a persone presuntuose in quanto detentori del sapere; l’apice – cela va sans dire – con i docenti universitari, segnatamente le donne.
    Il premier Monti, professore universitario, non è un’eccezione. Ma quello che mi colpisce di più di lui, persona seria e sincera, è la – come dire? – debolezza di attribuirsi come Capo dell’attuale governo, con grande improntitudine, meriti che oggettivamente travalicano quelli suoi.
    Per il risanamento dei conti: i 4/5 li aveva già realizzati Berlusconi. [2]
    Per il livello dello spread: come non era colpa di Monti, nei mesi scorsi, o di Berlusconi, dopo le sue 2 manovre correttive del 2011 (80+60 mld), così non è merito ora di Monti.[3] […]
    [2] “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”
    Riepilogo (importi cumulati da inizio legislatura):
    – governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
    – governo Monti 63,2 mld.
    Totale 329,5 mld. […]

    PS: Tra gli aiuti agli altri Paesi, nel 2012, vanno conteggiati anche (fonte: governatore Ignazio Visco, intervista al “Corriere”) i 45 mld ai Paesi Eurozona in difficoltà, tutti finanziati aumentando il debito pubblico.

    • Che cosa sono i 266,3 mld? i 63,2 mld? i 329,5? L’entità delle manovre portate avanti? Se questi numeri indicano il lavoro sporco, è il lavoro che ha impoverito gli italiani, soprattutto quelli con i redditi medio-bassi. Più che sporco, un lavoro infame.

      Quanto al debito per la quota di competenza italiana per gli aiuti dei paesi euro in difficoltà, è una decisione (assai bizzarra) della Commissione Europea: considerare tali quote tra i debiti, dato che a tali “debiti” si contrappongono i crediti che gli stessi paesi finanziatori (tra cui l’Italia) possono legittimamente vantare verso i paesi “aiutati” o verso gli organismi come il Fondo Salva Stati.

      • Riporto per intero la nota2 (all’interno del post linkato in fondo, l’articolo del “Sole 24 ore” recante i valori cumulati):
        [2] “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”
        Riepilogo (importi cumulati da inizio legislatura):
        – governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
        – governo Monti 63,2 mld.
        Totale 329,5 mld.
        LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: – Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; -Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: – Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; – Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè (ed è un calcolo che sa fare anche un bambino), per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l’equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.
        http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html

      • Segnalo volentieri (anche se la notizia in effetti, come ho scritto più sopra, era già nota da tempo, cfr. il mio commento):

        Chi paga la crisi e chi ci guadagna
        Luigi Pandolfi – 21 Gennaio 2013
        http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/chi-paga-la-crisi-e-chi-ci-guadagna/

        Analisi interessante. Ma osservo che la notizia che nell’importo del debito pubblico 2012 sarebbero stati inclusi 45 mld di aiuti ai Paesi dell’Eurozona in difficoltà è del luglio 2012, cfr. Intervista del Corriere della Sera del 12/7/2012 al governatore Ignazio Visco «A fine anno saranno stati versati dall’Italia circa 45 miliardi, e non ci si è agitati tanto […]».
        “Le determinanti dello spread” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2746466.html

  10. Berlusconi avrà anche arginato la crescita del debito italiano (forse…), ma i numeri complessivi non bastano a descrivere la sua attività. Bisognerebbe anche vedere dove li ha presi, quei soldi; e magari ricordarsi di tutte le schifose, indecenti prepotenze messe in atto a danno del sistema scolastico, una questione tra le tante.

    Inevitabilmente ha fatto di più del successore Monti (che però era ostaggio del parlamento che ben conosciamo); d’altronde ha avuto molto più tempo per governare. Non sembrano esserci differenze grosse nell’operato dei due: Monti se non altro offre una immagine non impresentabile all’estero. Forse è un po poco per sceglierlo come governante?

    • A me, invece, risulta che sotto i governi Berlusconi il debito pubblico sia cresciuto a velocità maggiore, talvolta doppia, rispetto ad altri governi. Ad esempio, nei 4 anni dell’ultimo governo Berlusconi, dal 2008 al 2011, esso è cresciuto da 1.599 a 1.898 mld, cioè di 300 mld in valore assoluto, mentre il rapporto debito/PIL è aumentato dal 103,6% del 2007 (governo Prodi) al 120,1% del 2011.
      AQQ21-Piccolo Dossier Debito pubblico
      http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2765477.html

  11. Io sono fedele all’agenda Motti invece…
    http://www.tizianomotti.com/

  12. Ringraziamo Napolitano per avere portato Monti al governo, per avergli dato la carica di senatore a vita.
    Hanno fatto in un anno più danni di una guerra.

  13. L’unico provvedimento di salvataggio Monti lo fece nel provvedimento di dicembre 2011, chiamato decreto salva Italia, il titolo fu sbagliato doveva essere titolato decreto salva banche, con tale decreto Monti concesse la garanzia statale alke banche italiane per un importo di 250 miliardi, ciò servi loro per ottenere il prestito della Bce dell’1%.
    Un provvedimento di salvataggio fu fatto alke banche ma non agli Italuani che nel periodo di Monti e Letta, con le politiche insensate di rigore di sono verificati oltre 300 suicidi per motivi economici. La vita vale di più di una moneta?

  14. QUAL E’ STATO IL GOVERNO (E IL PARTITO) DELLE TASSE?

    Io sono anti-montiano e nel mio blog ho scritto ben 8 post di critica severa contro di lui, cominciando quando era sulla cresta dell’onda, ma le cifre attestano che le manovre correttive varate dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi valgono il quadruplo di quelle decise dal governo Monti (vedi sopra). Ripeto, quindi: nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per l’astronomica cifra di 330 mld cumulati (55% maggiori tasse e 45% tagli di spesa), in grandissima parte a partire dal maggio 2010 dopo la crisi greca: 267 mld dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Sacconi (addossati in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri: pensionandi, in particolare pensionandi disoccupati a reddito zero, precari del settore pubblico licenziati nella proporzione del 50%, dipendenti pubblici, spesa sociale delle Regioni e dei Comuni tagliata del 90%; risparmiando quasi i ricchi ed i redditi privati, tranne i farmacisti e i grossisti di farmaci, in quanto fornitori del SSN), quindi con effetti fortemente recessivi; e 63 mld dal governo Monti, che, a parte gli esodati, è stato molto più equo, poiché ha colpito anche i ricchi e il settore privato, incluse due voci molto sensibili al cuore e alla tasca degli Italiani: la prima casa (con l’IMU, gravame medio annuo pari, secondo il MEF, a 225€, e l’85% ha pagato meno di 400€) e l’autovettura (con l’aumento delle accise, atteso che l’aumento dell’IVA era stato già deciso dal governo precedente). Quindi, in sintesi, tra gli ammontari complessivi delle manovre del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi e di quelle di Monti c’è un rapporto di 4 a 1. Per l’iniquità e gli effetti recessivi è forse anche peggio.

  15. A proposito di FALSIFICAZIONE, il campione della DISINFORMAZIONE, come si è visto per le manovre correttive, è il Cdx berlusconiano, non Monti (che anzi per troppa sincerità si faceva male da solo), che può contare su megafoni potenti e manipolare e convincere milioni di allocchi. Come si vede anche per le pensioni.

    QUAL E’ STATO IL GOVERNO (E IL MINISTRO: SACCONI O FORNERO?) CHE HA “RIFORMATO” DI PIU’ LE PENSIONI?

    Pensioni
    Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011); oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2050 per centinaia di miliardi. Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più solidi e severi in UE28. L’unico intervento ancora da fare è quello sulle cosiddette pensioni d’oro (>90.000€ l’anno), che sono 109.000 e costano 13 mld l’anno (e forse su quelle d’argento), intervenendo con modalità rispettose della pronuncia della Corte Costituzionale del 2013. Le riforme di Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive (finestra di 12 o 18 mesi per tutti, allungamento di 5 anni (+ finestra) dell’età di pensionamento per tutti tranne le lavoratrici private, adeguamento triennale all’aspettativa di vita), di quella Fornero (2011) (metodo contributivo pro-rata per tutti, aumento di 1 anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) e allungamento graduale dell’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri), i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

    (Poiché il server non accetta il link al mio blog, per i dettagli e i link delle fonti, cercare con Google: Vincesko – “Analisi quali-quantitative/24 – Spesa pensionistica”).

    Chi ha riformato le pensioni?
    Infine, volete capire come è possibile che – tutt’oggi – si possano propalare informazioni false che disinformano decine di milioni di Italiani su chi ha fatto che cosa sulle sesquipedali manovre correttive anti-crisi o sulle pensioni, che hanno inciso così negativamente sulla vita di milioni di cittadini italiani?
    Giuliano Cazzola, sedicente socialista ed ex esponente del partito di destra PDL (poi di Forza Civica, ora di NCD) è uno degli agit-prop della DISINFORMAZIONE sistematica della destra. Anche lui, dimenticandosi che è stato uno dei protagonisti (era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) delle manovre correttive molto inique del governo Berlusconi (fu uno dei rappresentanti del PDL che motivò in Aula il voto favorevole del PDL, lo ricordo bene poiché gli inviai una lettera di severa critica) e delle due leggi Sacconi, attribuisce tutto alla legge Fornero. E addirittura lo fa affermare anche a Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps.

    “Inps, come saranno le pensioni alla Boeri”
    08-03–2015 Giuliano Cazzola
    http://formiche.us8.list-manage.com/track/click?u=36b7a9702ea86a9f69b819156&id=3123781124&e=07e3b92ad9

    Per chi volesse approfondire la questione, do le leggi interessate: Sacconi: DL 78/2010 (L. 122/2010), art. 12, e DL 98/2011 (L. 148/2011); Fornero: DL 201/2011 salva-Italia (L. 214/2011).
    E due articoli:

    “Pensioni, effetto Sacconi Tremonti: calo del 27,4%”
    Inps: nei primi tre mesi dell’anno numeri dimezzati rispetto al 2011.
    15 Aprile 2012

    “Inps, l’età media in aumento: promossa la riforma Sacconi”
    28/07/2012

    Poi, non solo Cazzola, ma anche Il Sole 24 ore , il sindacato della Lega Nord e persino la CGIL Roma attribuiscono tutto o alla seconda legge Sacconi (2011), che in realtà ha solo integrato la più incisiva legge 122/2010, e alla legge Fornero (cerca con Google).

    Sindacato padano
    “LA PENSIONE DI VECCHIAIA E DI ANZIANITA’ PRIMA E DOPO LA RIFORMA FORNERO”
    marzo 2012

    CGIL Provincia di Roma
    “Le pensioni. Prima, durante e dopo la “Fornero” ”
    11 Luglio 2012

    Conclusione. Effettivamente è difficile raccapezzarsi in questo bailamme disinformativo, talvolta involontario, talaltra (spesso) volontario ad opera di agit-prop ben retribuiti e non, se non si è seguito – come ho fatto io, essendone uno dei destinatari e delle vittime – quasi passo passo la scansione dei vari provvedimenti legislativi.

    Spero di essere stato utile.

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