17 commenti

Perché l’Europa è in crisi e gli Stati Uniti sono in ripresa?

Relazioni-Usa-ed-Europa_teaser

Paolo Mesasse, in un articolo per Economonitor (qui il Italiano su Linkiesta) analizza alcuni grafici molto interessanti sulle differenze tra Stati Uniti ed Europa. Li presentiamo e commentiamo in modo un po’ diverso rispetto a quello dell’autore dell’articolo.

In primo luogo guardiamo la differenza tra i tassi di crescita di USA e Eurozona (in questo e tutti i grafici seguenti si utilizzano numeri indice, ponendo a 100 i valori del 2006, così da valutare meglio il differente andamento tra Stati Uniti ed Eurozona):

gdp

Come si nota mentre gli USA tornano a crescere costantemente, superando in modo relativamente veloce il PIL del periodo pre-crisi, l’Eurozona si blocca e rimane stagnante a metà strada.

Indicativo anche il grafico della disoccupazione:

disocc

Nel 2009 la crescita della disoccupazione negli Usa rallenta e l’anno successivo addirittura si inverte. Il recupero è lento ma evidente (gli ultimi dati dicono che è sotto l’8%). Nell’Eurozona accade il contrario: in corrispondenza delle politiche di austerità la disoccupazione torna a risalire prepotentemente.

Ma quali sono le cause che possono spiegare un comportamento tanto differente? Un keynesiano guarderebbe immediatamente alla politica fiscale.

deficit

I deficit pubblici degli USA sono più che doppi rispetto a quelli dell’Eurozona. Sebbene Obama abbia tentato una riduzione troppo rapida, come dice Krugman, essi rimangono notevoli anche dopo il “rientro” del presidente democratico.  Conta tuttavia come i deficit si sono formati: quelli negli USA sono stati guidati da maggiori spese, incentivi e il mantenimento di ingenti sconti fiscali. Nei paesi periferici dell’Europa, invece, i deficit sono serviti a mettere in sicurezza il sistema bancario, mentre l’austerità ha depresso la domanda facendo schizzare su il rapporto deficit/PIL e di conseguenza debito/PIL. Non conta quindi solo il livello del deficit, ma come esso viene utilizzato.

E’ anche utile sottolineare che nel caso degli USA si tratta di deficit federali, mentre in Europa si tratta di deficit pubblici dei singoli stati. Negli USA i soldi arrivano dove la crisi si fa sentire di più, mentre in Europa, paradossalmente, avviene in alcuni casi il contrario.

E difatti la mancanza di riequilibratori automatici federali porta ad accumulare ed esacerbare, almeno nel breve periodo, le divergenze. Basta guardare la differenza tra gli andamenti della crescita di Italia e Germania:

ger-vs-italy

e la divergenza tra i vari stati che compongono l’Eurozona confrontata alla divergenza tra quelli che compongono gli USA:

dispersione gdp

Infine, gli ultimi grafici mostrano come gli USA abbiano visto crescere molto di più il loro debito pubblico:

debito

e la enorme differenza tra la politica monetaria espansiva della Fed e della Banca d’Inghilterra rispetto a quella della BCE, che appare estremamente avara al confronto con le sua sorelle statunitense e britannica (il grafico mostra gli acquisti di titoli da parte delle diverse banche centrali in rapporto al PIL):

money

La politica monetaria, lo sappiamo, non risolve da sola le crisi (e infatti la Gran Bretagna è tornata in recessione) ma certo i Quantitative Easing così ampi della Fed hanno alleggerito il settore finanziario senza incidere sulle tasche dei cittadini e i profitti delle imprese (come sottolinea spesso il suo presidente Bernanke), a differenza dell’Europa che prima ha usato i bilanci pubblici per “salvare” il settore finanziario, poi ha creato il fondo “salvastati”, con la singolare caratteristica che i paesi “da salvare” contribuiscono anch’essi al fondo, indebitandosi ulteriormente, a tassi elevatissimi. Negli Stati Uniti invece la Federal Reserve ormai acquista il 90% dei titoli emessi da Tesoro, favorendo bassi tassi di interesse.

Un’ultima nota, ma sostanziale: purtroppo l’analisi di Menasse risente pesantemente della teoria delle Aree Valutarie Ottimali che non ci sentiamo di sostenere. Si tratta infatti di una teoria che suggerisce una serie di politiche a favore del libero movimento dei capitali e dei lavoratori all’interno dell’area valutaria, quale fattore stabilizzante, insieme alla deregolamentazione dei commerci e, almeno in alcune versioni, alla flessibilità salariale. L’esperienza europea sembra invece dire che la mobilità dei capitali abbia giocato un ruolo destabilizzatore, prima con l’afflusso di capitali dal centro alla periferia, ad alimentare le bolle immobiliari, e poi con l’improvviso “ritorno a casa” degli stessi una volta scoppiate tali bolle. Riguardo la flessibilità salariale e la deregolamentazione dei commerci, paradossalmente esse hanno funzionato al contrario rispetto a quanto ci si potrebbe ingenuamente attendere: proprio la mancanza di un coordinamento delle politiche retributive è ciò che ha permesso alla Germania di attuare al deflazione salariale, rendere più competitive le proprie merci (mentre l’euro impediva il recupero tramite svalutazione), e contribuire così a causare quegli squilibri delle partite correnti che sono all’origine della crisi stessa.

Al contrario, ci pare di poter affermare da questi dati che ciò che davvero fa degli Stati Uniti un esempio da seguire se si vuole salvare l’Euro, è la presenza di un “grande stato” (big government) federale e di una “grande banca centrale” (big bank). Cioè quello che suggeriva Hyman Minsky per “stabilizzare un’economia instabile”. Solo se c’è questo, insieme a regole fiscali e retributive comuni che impediscano la concorrenza tra diversi stati, allora ha senso parlare di “più Europa”, libertà di commerci e mobilità dei fattori produttivi. In mancanza di regole riequilibratrici, big government e big bank, tutto ciò contribuisce all’instabilità dell’area valutaria, piuttosto che alla sua sopravvivenza. Ma la Germania e i suoi paesi satellite continuano per ora a non volerne sentire parlare.

17 commenti su “Perché l’Europa è in crisi e gli Stati Uniti sono in ripresa?

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Porre un ultimatum alla Germania e ai suoi accoliti : o lo stato federale e la BCE prestatore di ultima istanza entro il 2014 o fuori dall’euro.

  3. [...] Perché l’Europa è in crisi e gli Stati Uniti sono in ripresa?. [...]

  4. l’america per diventare quello che è prima di tutto ha fatto la guerra civile e poi conquistato tutto il resto del mondo, l’europa deve fare la stessa cosa e se i nostri politicanti continuano su questa strada maestra di sicura la guerra civile non è lontana, il resto non lo sò……………..auguri a tutti.

    • con tutto il rispetto ma tu di storia conosci meno di quanto gli Stati Uniti ne conoscano di guerre civili in confronto con l’Europa.

      Guerre interne statunitensi: una nel XIX° (guerra di secessione americana)

      Guerre interne europee: una media di tre ogni secolo (da ricordare: 1° Guerra mondiale, 2° guerra mondiale, Guerre napoleoniche, Guerra dei cento anni, Guerra dei trenta anni, Guerre espansive del sacro romano impero, Guerra di reconquista spagnola, Guerre espansive del impero asburgico, Guerre espansive del impero romano, Guerre greche interne e colonizzatrici, Guerre di colonizzazione vichinghe, Guerre delle invasioni barbariche, Varie centinaia di guerre interne di ogni stato, andiamo avanti all’infinito)

  5. ma la crisi non é partita proprio dagli Stati Uniti e dall´incapacitá della Federal Reserve di evitare la bolla finanziaria del 2008?

    • Ma loro ne sono usciti.
      La zona Euro, dove la crisi non è nata, è invece immersa nella melma fino al collo.

      • Ma è la stessa crisi: un debito insostenibile (questa voltapubblico)
        Chi vive a debito vive necessariamente a termine e a poco vale a dire che un debito è fronteggiato da un credito perchè sono detenuti da persone diverse

  6. [...] contrario, è proprio l’austerità, cioè la politica economica opposta a quella keynesiana, che sta aggravando la crisi e, potenzialmente, mette in dubbio la tenuta dell’area [...]

    • Ma non c’è nessuna suterità: solo un gigantesco trasferimento di ricchezza d chi produce a chi è improduttivo. I risultati sono scontati

  7. [...] Al contrario, è proprio l’austerità, cioè la politica economica opposta a quella keynesiana,che sta aggravando la crisi e, potenzialmente, mette in dubbio la tenuta dell’area [...]

  8. [...] Al contrario, è proprio l’austerità, cioè la politica economica opposta a quella keynesiana,che sta aggravando la crisi e, potenzialmente, mette in dubbio la tenuta dell’area [...]

  9. [...] valutarie ottimali, cioè proprio la teoria sulla quale (alcuni dicono in spregio alla quale, ma non siamo d’accordo) è stato costruito l’euro (basti ricordare che Robert Mundell, fondatore della teoria della [...]

  10. […] risultati sono evidenti, con un aumento consistente (e costante) della crescita e, come già detto, una conseguente riduzione della […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.250 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: