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Il paradosso dell’Unione Europea: l’Italia in crisi aiuta gli altri paesi

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“Contributore netto”. E’ questa la definizione tecnica dell’Italia rispetto al Bilancio dell’Unione Europea. Vuol dire che il nostro paese versa alle casse dell’Unione più di quanto riceve in cambio. Niente di male, se non fosse che l’Italia, un paese in crisi economica, dovrebbe invece ricevere più di quanto versa, se l’Europa fosse un normale stato federale.

Come abbiamo infatti più volte sottolineato, l’euro per funzionare dovrebbe avere alle spalle un largo bilancio pubblico federale e riequilibratori automatici in grado di ammortizzare gli “shock asimmetrici” che possono colpire in modo differente le regioni dell’UE. In Italia, ad esempio, se una crisi si abbatte su una regione accadono automaticamente una serie di cose interessanti: a) poiché i redditi calano, calano anche le tasse da pagare; b) i dipendenti dello stato continuano ad essere regolarmente pagati, il che contribuisce ad evitare un ulteriore crollo dei consumi; c) i lavoratori privati che perdono il posto di lavoro ricevono dallo stato centrale un reddito di mantenimento sotto forma di cassa integrazione o sussidi di disoccupazione; d) tutti i servizi statali continuano a funzionare nonostante la riduzione del gettito fiscale in quella regione.

Oltre a ciò è probabile che lo Stato centrale, per venire in aiuto all’economia regionale depressa, vari qualche programma di sostegno.

In Europa, invece, accade pressoché l’opposto: nei paesi in crisi le tasse aumentano, l’UE non ha un largo numero di dipendenti nei singoli stati e infine il bilancio europeo non prevede alcun tipo di riequilibrio automatico.

Ma c’è di più: i paesi in crisi continuano a contribuire al bilancio europeo sulla base di criteri che non tengono conto del ciclo economico. Così può accadere che un paese come l’Italia, attualmente in crisi, versi alle casse UE più di quanto riceva, mentre altri paesi continuino ad avvantaggiarsi dei fondi comunitari.

Non solo, l‘esiguità del bilancio stesso (appena l’1% del PIL dell’Unione), anche se esso funzionasse secondo la logica corretta, non basterebbe a compensare gli effetti della crisi e dell’austerità, se non per economie molto piccole, come le repubbliche baltiche o al limite la Grecia.

La situazione è ben evidente in questo grafico, che mostra il saldo dei contributi all’Unione in ragione del PIL degli stati membri. Come si può vedere l’Italia ci rimette, mentre le repubbliche baltiche ricevono ingenti contributi (il che, insieme al fatto di essere fuori dall’euro, spiega perché si siano risollevate dalla crisi).

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In proporzione al PIL eravamo (2009) il secondo contributore netto del bilancio UE dopo la Germania, il terzo invece in termini assoluti, dopo la stessa Germania e la Francia. Tuttavia, data la recessione, e con il nuovo bilancio 2014-2020 (le cui trattative sono ancora in corso), potremmo ritrovarci al primo posto della classifica. Non male per un paese che ha vissuto quest’anno una contrazione del 2,4%.

Senza una riforma (alquanto improbabile, dati i costi) del funzionamento dell’UE, i problemi strutturali dell’euro non verranno risolti e le iniezioni di liquidità della BCE serviranno a tenere in vita un corpo malato, non a rilanciare l’economia e uscire dalla crisi.

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25 commenti su “Il paradosso dell’Unione Europea: l’Italia in crisi aiuta gli altri paesi

  1. Bellissimo articolo. Ma mi fa venire in mente che è proprio nei timori della Germania quello di fare in Europa la fine che il Nord Italia ha fatto in Italia: pagare l’eterna questione meridionale. Come darle torto?

    • Non ti dimenticare l’ipocrisia del nord verso le politiche del mezzogiorno. Si’ tante risorse sono state sprecate, ma anche tante imprese del nord ci hanno guadagnato con decenni di manodopera operaia a poco prezzo, con le commesse legate alle cattedrali del deserto, gli inceneritori e discariche abusivi, per non dimenticare i trasferimenti dei fondi per il mezzogiorno verso le aree terremotate, ecc, ecc. Io sono del nord Italia (e non ho parenti meridionali) ma credo che sia ora che la smettiamo col denigrare il sud. Il sud e’ anche una vittima del sistema Italia.

      A sua volta:
      L’Italia e’ una vittima del sistema EU in cui la Germania e’ la Lombardia europea che anche se beneficia enormemente dai nostri deficit perche’ li spendiamo principalmente da lei e perche’ le nostre esportazioni soffrono la forza del marco nascosta nell’euro diminuendo le nostre esportazioni comunque ci punisce obbligandoci al pareggio di bilancio e ci depreda acquistando a buon mercato le imprese che chiudono. In piu’ che cosa fa? .. da supporto ai governi italiani piu’ inetti e criminali (incluso governo Monti) perpetuando questo stato di cose.

      La Germania e’ il vero nemico, non il sud d’Italia!

      • In Italia ci hanno unito per poi dividerci e nel mentre fare razzia delle nostre cose. Prova a cercare chi ha fatto l’ unione monetaria in Italia, un certo Rothschild, ti dice niente? Se non avessero unito l’ Italia per volere degli inglesi avremo una penisola decisamente ricca in tutto, quindi il nemico va oltre la Germania che è un semplice paravento di chi lavora dietro le quinte dell’ euro.

    • Cristina Malaguti: l’Italia è stata fatta con i soldi del Regno di Napoli. Nel 1860 la liquidità del Banco di Napoli era il doppio di quella del Banco di Sardegna (Torino). Il bottino di guerra è stato trasferito a Torino. La storia del regno retrogrado, del re travicello e altre del genere, sono balle spaziali. Così come quella della piccola vedetta lombarda. Tutto il Risorgimento è una balla. Il Regno di Napoli era la nazione più ricca del Mediterraneo prima di essere conquistato dai Piemontesi (finanziati dai Francesi).

      La sua che la Germania ha paura di fare la fine del Nord Italia è un’altra balla spaziale, oltre che ridicola.
      La Germania non ha nessun timore, ed il Nord Italia non ha fatto nessuna fine.

      A questo punto vorrei che il suo Nord Italia si annettesse all’Austria, o a chi volete.
      Per la cronaca, sono Marchigiano, non del Regno di Napoli.
      Per me va benissimo stabilire il confine a Pesaro. State pure dove siete e tenetevi l’Euro e la Germania. Noi stiamo bene come stiamo, grazie.

    • L’eterna questione meridionale è esattamente quella che oggi subisce l’Italia nei confronti della Germania. I “favolosi” piani per il mezzogiorno, compresa la famigerata Cassa, valevano lo 0.5% del PIL, proprio nel periodo in cui lo stato investiva soldi pubblici al nord in ragione del 35% del PIL. Vero che il nord inviava denaro al sud, ma tali risorse rientravano al nord con un fattore di moltiplicazione compreso tra 1.5 e 2: in soldoni, nessun investimento riesce a garantire dal 50% al 100% di rendimento annuo. Bisogna finirla coi pregiudizi e studiare di più.

      http://www.meridionalismo.it/2010/09/15/sud-studio-di-paolo-savona-rileva-fondi-tornano-al-nord-messaggero/

      Ultima cosa: pure in Germania son convinti che in Italia siamo tutti lavativi, corrotti e spendaccioni. Il medesimo pregiudizio, guardaumpo’…

  2. se hanno paura del meridione che ci lascino andare per i fatti nostri con grecia-spagna portogallo- ma faranno di tutto perchè ciò non accada. noi con la nostra industria/conoscenza/imprese saremmo troppo pericolosi per il loro export….

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Cristina,secondo te,perche il Nord Italia non ha mai “mollato il sud”?E quanto era ricco il sud prima dell’unione’?E come era l’Italia Prima del 1981?ed Euro poi?Quanta percentuale di pil vende il Nord al sud Italia?E quanta vendono i paesi del Nord europa a quelli del sud?

    • La domanda non è perché il Nord non ha mai mollato il Sud, ma piuttosto perché lo Stato ha voluto mantenere l’assistenzialismo al Sud a danno sia del Sud che del Nord. Che è un po’ diverso. E la risposta è facilissima. Bisognerebbe evitare che lo stesso perverso meccanismo si innescasse anche tra Sud e Nord Europa. E lo si può fare solo unendo le forze dei Paesi del Mediterraneo. Se necessario uscendo anche dall’euro. E’ giusto evidenziare che paghiamo di più di quanto riceviamo. Ragion per cui sarebbe interessante capire se vale davvero la pena di continuare a “versare” per “ricevere” quella “assistenza” che schiavizza o minacciare di uscire da un’Europa che vive solo sul denaro, cancellando ogni identità.

      • Assistenzialismo solo al sud,mafia solo al sud,inefficienza solo al sud,con questi discorsi non si va lontano.Si continua a ripetere ogni volta la stessa favola.Cara Cristina lei sa che l‘economia derivante dal mercato diretto,quindi dai prodotti di primo consumo,per la maggior percentuale va alle regioni del nord e quindi non c‘è equa distribuzione economica tra nord e sud? Se andiamo avanti con i soliti Luoghi Comuni non penso che sia giusto nei confronti di chi fa sempre e comunque il proprio dovere.Evidentemente gli ultimi scandali non hanno ancora dimostrato (ad alcune persone) che le regioni che sperperano sono anche al nord e non solo al sud.È a quanto pare un problema di mentalità e cultura di base a frenare una vera unità nazionale in Italia,non una gara a chi è più efficiente,perché i fattori che influenzano questo elemento sono molteplici e non possono essere sintetizzati solo con l‘assistenzialismo o la presunta inoperosità del sud.

      • Io non ho mai parlato di efficienza, anzi ho parlato di “danno” per il Sud come per il Nord. Quindi, lo sottolineo, non ho imputato colpe al Sud, ma piuttosto ritengo il Sud sia una vittima. Come il Nord. Che il processo di unità nazionale non sia mai arrivato a compimento è sotto gli occhi di tutti. E non è una semplice questione di mentalità. Ma qui il problema adesso è un altro: si chiama Europa. Questa Europa.

      • “la fine che il Nord Italia ha fatto in Italia: pagare l’eterna questione meridionale“
        Ho virgolettato quello che penso sia un ragionamento fallace sulla base del discorso di unità europea o nazionale che sia.Perché non c‘è unità europea senza unità intra-nazionale.
        Se lei afferma che il NORD Italia paga/sta pagando/ha pagato la questione meridionale,afferma che il Nord è penalizzato da un SUD non efficiente come il NORD(visto che si parla di amministrazioni comunali,regionali e provinciali) e quindi il SUD rappresenta un peso per lo sviluppo del NORD…questo è quello che emerge dalle sue parole, poi se ho sbagliato a carpire il significato del suo discorso,allora chiedo venia.

      • Sì Cibal, ha ragione. Lo penso, come penso che senza l’assistenzialismo sarebbe emersa la vera forza del Sud. Che amo, frequento e rispetto.

      • Non metto in dubbio l‘onestà con cui propugna queste sue tesi.Siamo esseri pensanti e quindi possiamo smentirci anche da soli nel corso della nostra esistenza.Le consiglio solo di guardare con meno faziosità i dati che vedono un Nord migliore in termini produttivi rispetto al Sud perché se le dico che di base c‘è anche un problema di mentalità,non è tanto campata in aria come ipotesi.
        Anche senza Assistenzialismo il Sud non sarebbe diverso da quello che è ora,cioè una macchina smembrata dei suoi organi vitali,e sostituiti da organi made in china,ma questa è una questione vecchia,una questione che non raccontano nelle scuole.Specie al Nord.

      • Sono in pieno accordo con la tua analisi, ma uscire dall’euro non e’ un se … , io credo sia una necessita’ vitale e dobbiamo affrettarci.

  5. [...] E’ anche utile sottolineare che nel caso degli USA si tratta di deficit federali, mentre in Europa si tratta di deficit pubblici dei singoli stati. Negli USA i soldi arrivano dove la crisi si fa sentire di più, mentre in Europa, paradossalmente, avviene in alcuni casi il contrario. [...]

  6. [...] E’ anche utile sottolineare che nel caso degli USA si tratta di deficit federali, mentre in Europa si tratta di deficit pubblici dei singoli stati. Negli USA i soldi arrivano dove la crisi si fa sentire di più, mentre in Europa, paradossalmente, avviene in alcuni casi il contrario. [...]

  7. L’italia è una regione europea, e, l’europa è la nazione. Un solo governo è più che sufficiente.

  8. […] Il paradosso dell'Unione Europea: l'Italia in crisi aiuta gli altri paesi. […]

  9. D’accordissimo ma si tralascia il fatto che se siamo (da sempre) contributori netti in Europa è anche perchè gran parte dei soldi che l’Europa ci mette a disposizione non li spendiamo (vedi Regione Lazio)

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