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Mosler: “Tagliare il debito pubblico mette a rischio i consumi e la ripresa”

Secondo l’imprenditore ed economista americano il debito pubblico è, sic et simpliciter, l’ammontare di attività finanziarie nette in dollari detenuto dal resto del mondo – La fame di risparmio dei privati dunque giustifica il debito pubblico: tagliarlo significa mettere a repentaglio l’equilibrio finanziario dei privati, e dunque i consumi.

di Andrea Terzi da FirstOnline.info

Tre diversi interventi sul Sole24ore di domenica 14 ottobre possono essere visti come altrettanti indizi che è possibile, e forse prossimo, un cambio di passo nell’atteggiamento degli economisti e dei responsabili della politica europea nei confronti delle misure necessarie per salvare l’Europa dal declino. Guido Rossi auspica che il premio Nobel all’Unione Europea sproni il nostro continente sulla strada dell’integrazione politica rinunciando al “credo esclusivo ed insensato alle sole politiche di austerity”. Beda Romano documenta ciò che gli economisti più attenti non si stancano di ripetere e cioè che l’austerità fa crescere, non diminuire, il rapporto debito/pil. E infine Fabrizio Galimberti mette in dubbio la tesi che in questi anni ha giustificato le politiche dei tagli e delle maggiori tasse, e cioè che queste abbiano effetti espansionistici secondo l’equazione “meno debito, più crescita”.

Ma che cosa è davvero il debito pubblico? Secondo l’imprenditore ed economista americano Warren Mosler, il debito dello stato americano è, sic et simpliciter, l’ammontare di attività finanziarie nette in dollari detenuto dal resto del mondo. Ciò vale naturalmente anche per l’Europa: il debito complessivo degli stati dell’euro altro non è che l’altra faccia contabile del risparmio accumulato in euro da europei e non. In altre parole, senza debito pubblico non saremmo in grado di mettere da parte gli euro dei nostri risparmi privati, né di quelli istituzionali come i fondi pensione. La fame di risparmio dei privati giustifica il debito pubblico. Tagliarlo significa mettere a repentaglio l’equilibrio finanziario dei privati, i quali nel tentativo di ricostituirlo riducono i consumi. È per questo che la recessione continua a mordere e la disoccupazione sale. Serve dunque più, e non meno, debito.

È questo il messaggio a dir poco inedito (e solo apparentemente paradossale) che Warren Mosler andrà ad esporre al Convegno su “Public Debt Management” il 26 ottobre prossimo, organizzato da Treves editore nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza. Tra gli altri, ad ascoltarlo, ci saranno gli altri oratori del convegno: economisti, banchieri, manager pubblici, responsabili di politica economica e sindacalisti, quali Richard Portes, Pietro Reichlin, Paolo Savona, Rainer Masera, Innocenzo Cipolletta. Sarà interessante capire se si saprà cogliere l’urgenza di guardare ai problemi dell’Europa in un’ottica nuova e diversa.

Il messaggio di Mosler riprende le idee di economisti del passato, rilette in una luce inconsueta. Il suo blog ha fatto breccia nella rete e l’Economist ha dato ampio risalto alle sue idee, note anche come Modern Money Theory. Secondo Mosler, è proprio il tanto celebrato divorzio tra banca centrale e governi europei che ha generato la crisi del debito in Europa. E bisogna riconoscere la sua lungimiranza quando, a fine anni ’90, descrisse con una precisione micidiale ciò che avrebbe portato l’euro all’implosione nel caso di una recessione mondiale. Secondo Mosler, le rigide regole della moneta europea (caso pressoché unico di moneta riferita non ad un singolo stato sovrano, ma a diversi stati che conservano elevati gradi di sovranità indipendente) avrebbero impedito alla BCE e ai governi europei di rispondere adeguatamente alla crisi. La perduta sovranità monetaria dei singoli stati avrebbe reso non credibili i debiti pubblici e le garanzie nazionali sui depositi bancari, facendo inevitabilmente esplodere la crisi nel mercato dei debiti sovrani e nel settore bancario.

La storia è andata proprio così, e la lezione è duplice. La prima è che nessun debito sovrano è sicuro a meno che lo stato stesso, attraverso la propria banca centrale, ne garantisca la conversione in riserve bancarie. E la recente mossa di Draghi altro non è che un modo per introdurre, in un Europa divisa, lo stesso meccanismo che esiste nel Regno Unito o negli Stati Uniti. La seconda è che la gestione (oculata) del debito è un potente strumento di regolazione della domanda. E siccome la gestione nazionale del debito in un’unione monetaria non è più possibile, occorre che l’Europa si svegli e che, a fronte delle regole sui bilanci nazionali, rilanci iniziative forti, finanziate da un debito pubblico condiviso che, come dice Mosler, altro non è che l’altra faccia contabile dei nostri risparmi. Dovrà l’Europa farsi carico della crescita e della piena occupazione.

Fonte: FirstOnline.info

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18 commenti su “Mosler: “Tagliare il debito pubblico mette a rischio i consumi e la ripresa”

  1. Il signore sarà anche un bravo imprenditore, ma in quanto a teoria economica fa rabbrividire.

    ” In altre parole, senza debito pubblico non saremmo in grado di mettere da parte gli euro dei nostri risparmi privati, né di quelli istituzionali come i fondi pensione. ”

    Quindi se lo stato non emettesse titoli di debito pubblico… Nessuno risparmierebbe ? Perchè non esiste la domanda di fondi che viene dal privato? Ma stiamo scherzando ?

    E poi la MMT… Basta, dividiamoci tra chi pensa che siano più efficaci i tagli di tasse o più spesa pubblica.. Tra chi pensa che l’inflazione sia un fenomeno prevalentemente spinto da eccesso di domanda, dall’offerta di moneta o dal prezzo del petrolio… ma non fatemi leggere che sposate autentiche idiozie come la MMT.

    • Walter lei accusa Mosler di non conoscere la teoria economica ma dimostra di non conoscere i bilanci settoriali. Quanto afferma Mosler è, al netto del saldo con l’estero, la banale conseguenza di un’identità contabile.

  2. Le identità contabili non sono teoria economica. Quello che si afferma qui è molto, ma molto peggio dello scambiare correlazione econometrica con causalità.

    Praticamente state dicendo (vabbè, quella gran tro**ta di teoria della MMT lo afferma) che: tanto più debito pubblico c’è in giro, tanto più gente DEVE avere attività finanziarie per comprarlo, quindi più debito pubblico ha come COME CONSEGUENZA la creazione di più attività finanziarie ?

    • Guarda, è molto semplice. Se io ho un debito, qualcun altro ha un credito. Se lo Stato è indebitato, vuol dire che il settore privato o l’estero (o entrambi) hanno un credito. Di qui non si scappa. Il problema vero dell’area euro è l’esplosione del debito (privato e/o pubblico) dei paesi “piigs” con l’estero. Lo stesso vale per il deficit annuale: il deficit dello stato è surplus del privato oppure dell’estero (o di entrambi). Neppure di qui si scappa.

      • La distorsione di una moneta unica in una economia , come quella europea, che avrebbe bisogno di cambi flessibili è una cosa. Sulla teoria delle AVO siamo d’ accordissimo.

        Ma una cosa è questa, un’altra dire che è giusto che la bc finanzi il debito statale tanto non ha effetti negativi.

        Usciamo dall’euro, riprendiamoci il cambio flessibile e vediamo se ancora avremo questo debito estero privato+pubblico, con il cambio marco lira che si apprezza ogni volta che la germania esporta…

  3. Se il debito pubblico trova acquirenti, questi sono necessariamente:
    – il settore privato (incluso il settore finanziario)
    – l’estero
    – la banca centrale (ove ciò è possibile, non nella zona Euro)
    Quando i primi due settore acquistano i titoli pubblici acquisiscono attività finanziarie. Non vedo come si possa aver dei dubbi in merito. La riprova più recente è il successo del Btp Italia. I 18 miliardi collocati, sono attività finanziarie acquisite dal settore privato (e forse anche anche dagli operatori esteri).
    L’intervento della banca centrale, ove è possibile, fornisce liquidità al governo. Tali entrate sono utilizzate per la spesa pubblica (si spera in maniera oculata e non per la spesa corrente).
    Si può sostenere che questo intervento sia inflazionistico. In realtà, negli Usa (ma anche in Europa), non vi è alcuna evidenza che l’immissione di liquidità abbia portato all’inflazione. I dati di settembre ci dicono che nonostante una crescita annua della M1 superiore al 12%, i prezzi al consumo sono aumentati del 2%.
    La spiegazione di questo fatto, che la teoria quantitativa della moneta è incapace di spiegare perchè scarica sui prezzi ogni aumento della quantità di moneta, è che una politica monetaria espansiva può favorire una crescita dell’attività economica e produttiva. Pertanto si può parlare di inflazione solo in prossimità del pieno impiego di almeno uno dei fattori produttivi.

    • Se il debito pubblico venisse acquistato solo dai privati non ci sarebbe alcun problema: infatti nessuno stato offrirebbe interessi più alti di quelli che si può permettere di pagare, cioè del rendimento che può ottenere con quell’investimento. Investimenti pubblici e privati sarebbero allora in concorrenza: chi offre di più raccoglie di più, ma può offrire di più solo chi è più bravo nell’investire.

      Stranamente (sono ironico) visto che tipicamente l’investimento pubblico è molto più inefficiente di quello privato (perchè non guidato da incentivi del tipo profitti – perdite) lo stato ha bisogno di un aiutino da parte della banca centrale che comprando i titoli attualmente scambiati abbassi il tasso d’interesse dei prossimi che verranno emessi.

      Ancora una volta questo aiutino secondo voi “non si paga”.

      VI faccio notare un paio di cose:

      1) stranamente siamo in recessione MA i prezzi comunque (al ritmo del 2 o 3 % ) aumentano. A me non sembra economicamente tanto coerente. Forse che senza i QE i prezzi sarebbero scesi (invece di salire) permettendo all’economia di respirare (senza bisogno di “grandi piani industriali” ma ) semplicemente restituendo, con la deflazione, potere d’acquisto alle famiglie?

      2) Le banche centrali non è detto che abbiano utilizzati attualmente moneta stampata per finanziare i qe: se avevano titoli o altri assets in bilancio potrebbero semplicemente aver venduto quelli, usando i soldi per comprare titoli pubblici. A voi naturalmente queste manipolazioni di mercato sembrano giustissime, ma naturalmente non lo sono. Non possiamo nemmeno accertarcene perchè a quanto ho capito le operazioni sul secondario non vengono rese note (se sbaglio, fatemelo notare grazie)

      3) Se il meccanismo di trasmissione dei QE non è proporzionale (1 a 1) non c’è niente di cui andare fieri o contenti: o questi soldi spariscono in profitti del sistema bancario (che voi con questa teoria economica difendete a spada tratta , senza nemmeno accorgervene) oppure semplicemente hanno maggiori effetti a lungo termine. Visto che siamo in una crisi gli effetti li sentiremo ai primi segnali (se mai ci saranno) di ripresa.

      Non è da folli affermare che le banche oggi non prestano ai privati (le cui aspettative economiche sono tutt’altro che positive), ma usano i soldi per comprare titoli pubblici lucrando la differenza tra tassi di rifinanziamento BCE e tassi dei BOT.

      Infine l’affermazione di Mosler (e della MMT) “senza debito pubblico non saremmo in grado di mettere da parte gli euro dei nostri risparmi privati” è la più grande puttanata economica che i miei occhi abbiano mai letto. Mi spiegate il meccanismo tramite cui più debito pubblico crea maggiori capacità di risparmio dei privati?

      • 1) “lo stato ha bisogno di un aiutino da parte della banca centrale che comprando i titoli attualmente scambiati abbassi il tasso d’interesse”

        Walter non sembra rendersi conto che una simile politica monetaria finisce per ridurre anche gli interessi pagati dal settore privato (imprese e famiglie). Quindi una banca centrale che acquista i titoli pubblici mantenendo bassi i tassi non distorce il mercato, ma riduce tutta la struttura e la curva dei rendimenti, sia per il settore pubblico che per il settore privato. Se poi – come di fatto è da sempre – il privato è costretto a pagare uno spread rispetto ai titoli pubblici non è perchè lo Stato fa concorrenza ai privati, ma perchè questi ultimi offrono per ovvie ragioni titoli con garanzie minori.

        2) “stranamente siamo in recessione MA i prezzi comunque (al ritmo del 2 o 3 % ) aumentano. A me non sembra economicamente tanto coerente. Forse che senza i QE i prezzi sarebbero scesi (invece di salire)”

        Walter, facciamo un po’ di confusione, mi pare. La recessione è nella zona euro, più precisamente tra i paesi del sud Europa, ove non vi è nessun QE (gli interventi della Bce finora si sono limitati agli annunci). La crescita della moneta in Europa è più l’effetto di una riallocazione di portafoglio (una maggiore propensione alla liquidità) del sistema, dovuta al clima di incertezza in merito alle prospettive dell’euro e ai debiti pubblici nazionali.
        Più correttamente il QE è intrapreso dalla FED, ma negli Usa non vi è alcuna recessione (il Pil cresce intorno al 2%). Negli Usa M1 cresce del 12% e i prezzi solo del 2.
        A riprova che la tua teoria quantitativa della moneta non funziona nemmeno per la zona Euro: M1 +5%, prezzi +2,6

        3) Sia la Fed che la Bce hanno intenzione di sterilizzare la moneta che verrà immessa. La Fed ha acquistato titoli pubblici a lungo termine e venduto quelli a breve. La Bce ha intenzione, se mai dovesse intervenire, di fare il contrario: acquistare i titoli a breve e vendere altri titoli.
        Si può discutere se questi interventi siano efficaci. Ma non che distorcono il mercato. Per vendere titoli devi prima aver acquistato e non si capisce perchè la vendità sia distorsiva e non lo sia un precedente acquisto.
        Certo, lo so, per te è tutta una distorsione.
        Ma qualcuno deve a sua volta aver venduto, per poter far acquistare alla banca centrale (e quindi la banca centrale ha dato liquidità al settore privato che la domandava).
        Analogamente, quando la banca centrale vende al settore privato dei titoli di credito, non fa altro che ritirare la liquidità che il settore privato voleva cedere.
        In entrambi i casi nessuno è stato obbligato ad effettuare operazioni che non era intenzionato a compiere. La banca centrale ha solo fluidificato il mercato finanziario.

        4) “le banche oggi non prestano ai privati (le cui aspettative economiche sono tutt’altro che positive), ma usano i soldi per comprare titoli pubblici lucrando la differenza tra tassi di rifinanziamento BCE e tassi dei BOT”.

        Vero. E’ per questo che sarei favorevole ad un intervento diretto della banca centrale in fase di emissione, saltando il canale bancario.

        5) Il debito pubblico è un credito del settore privato (se non lo capisci, non so che farci). Quanto alla maggiore capacità di risparmio, deriva dall’aumento del reddito del settore privato in seguito alla spesa pubblica (la spesa pubblica è in effetti reddito per il settore privato). L’aumento dei redditi privati porta con sè una quota di risparmio.

  4. L’articolo è pregevole, ma il discorso di Warren Mosler è un po’ più articolato. Bisognerebbe sottolineare di più almeno queste informazioni, ossia che – secondo Mosler (e, mi verrebbe da dire, non solo secondo lui) – il debito pubblico è semplicemente una mero segno contabile senza alcun effetto pratico, che l’isteria sul debito pubblico è – per l’appunto – solo una isteria, che una semplice operazione contabile è sufficiente per eliminare totalmente il debito pubblico, che non c’è bisogno per lo Stato di emettere titoli di Stato e che quindi lo Stato si può tranquillamente finanziare emettendo direttamente moneta e non debito.

    Difatti uno dei modi per sintetizzare il pensiero di Mosler può, a mio avviso, essere anche questo:

    LO STATO SMETTA DI EMETTERE TITOLI DI STATO E SI FINANZI EMETTENDO DIRETTAMENTE MONETA

    A tal proposito, riporto qui sotto le parole di Warren Mosler tratte dal retro di copertina del suo libro “LE SETTE INNOCENTI FRODI CAPITALI DELLA POLITICA ECONOMICA”:

    Il governo non è affatto tenuto ad emettere titoli di Stato.

    Essi costituiscono un conto di riserva dello Stato, di fatto un nuovo conto presso la Banca centrale. Ma non c’è alcun motivo per avere titoli di Stato se c’è moneta sovrana “fiat”.

    Si tratta nuovamente di un anacronismo: i titoli di Stato avevano senso con il gold standard, perché servivano ad evitare che la gente incassasse direttamente l’oro.

    Adesso sono, a tutti gli effetti, non necessari.

    – Warren Mosler

  5. Qui c’è un equivoco di fondo, che va chiarito altrimenti non ci si capisce. Non esiste nessuna ragione al mondo che un Paese per finanziarsi debba emettere titoli di Stato, quindi un debito. E’ sufficiente che la sua Banca Centrale emetta moneta. .Al posto di tutto questo debito sarebbe meglio se il governo invece creasse un corrispettivo di moneta l’anno con il deficit. A maggior ragione il debito non va ripagato dai cittadini somministrando loro austerità totalmente inutili e peggiorative (http://www.repubblica.it/economia/2012/10/24/news/debito_pubblico_record_dell_italia-45207067/ ). Se volessero, potrebbero anche cancellare ogni tipo di debito, proprio stampando moneta :
    ( http://online.wsj.com/article/SB10000872396390443675404578060363469704762.html?mod=googlenews_wsj ) ( http://blogs.ft.com/gavyndavies/2012/10/14/will-central-banks-cancel-government-debt/?Authorised=false#axzz2AH1NcGGi ) Risulta matematico che lo Stato che stampa moneta in misura sufficiente, può eliminare sia il debito pubblico che il credito bancario e il risultato come PIL, reddito e il resto sarebbe ottimo : qui lo studio di due ricercatori presso il Fmi https://docs.google.com/viewer?url=http%3A%2F%2Fwww.imf.org%2Fexternal%2Fpubs%2Fft%2Fwp%2F2012%2Fwp12202.pdf Lo sanno tutti, a Wall Street e alla City di Londra, passando per Morgan, Goldman, JP Morgan, Barclay’s, SocGen, Paribas, Citigroup e i grandi fondi hedge. Ma il popolo bue va tenuto all oscuro, raggirato e spremuto come un limone, anzi a sangue mentre gli viene sottratta anche la democrazia. Rivelarlo alle masse sarebbe un disastro totale per tutto il circo della finanza internazionale che fa il grosso dei suoi soldi non con le azioni, ma CON IL DEBITO…Lo sanno tutti a quel livello, ma il popolo italiano greco e spagnolo va menato per il naso con la favola del “dobbiamo pagare i debiti” (dello stato).

  6. Bisogna che mi spieghi: ho usato impropriamente il termine qe. Il primo discorso: aumenta la m1 ma i prezzi non aumentano in maniera proporzionale.

    Ripeto la domanda: In una situazione di crisi, aumento di disoccupazione e chiusura di aziende, quindi di riduzione del reddito medio, tu cosa ti aspetti? che i prezzi salgano? I prezzi dovrebbero scendere, chiamiamola legge della domanda o come ti pare, ma non importa se pensi che i prezzi si formino su base neo/post/keynesiana, neoclassica o austriaca. E’ logico che i prezzi scendano.

    Se non lo hanno fatto finora allora è QUASI ESCLUSIVAMENTE colpa dell’emissione di moneta. Che l’inflazione sia contenuta è una magra consolazione: intanto i prezzi salgono del 2.5% quando potrebbero scendere del 2.5 % (e allora l’effetto di un aumento di m1 sarebbe proporzionale, purtroppo non possiamo saperlo con precisione di quando sarebbero scesi, grazie alla manipolazione magica delle banche centrali).

    Vi ricordo che siamo in una crisi. Quando vi usciremo e i privati ricominceranno a spendere e investire e le banche a prestare all’economia (invece di comprare titoli pubblici, perchè quello fanno oggi) allora quell’immane base monetaria oggi parcheggiata presso le banche centrali come riserva si riverserà nell’economia e avremo una ripresa (debole) con un inflazione che viaggerà almeno verso il 5-6-7%. In quel caso qualche economista a cui piace stuprare la nobile scienza econometrica dirà : ecco, siamo usciti dalla crisi GRAZIE all’inflazione. E’ un copione che vedo spesso recitare, me lo aspetto.

    Il secondo discorso: se lo fai all’americana, cioè con un qe in cui vendi titoli a breve e compri a lungo, il discorso non cambia di molto. Semmai bisognerebbe anche considerare (da buoni economisti) cosa ha comportato originariamente quell’acquisto di titoli oggi presenti nel bilancio delle banche centrali ( cioè prezzi più alti, rendimenti più bassi) e chiedersi in base a quale mandato una banca centrale dovrebbe abbassare i rendimenti dei titoli che acquista (siano essi poi titoli di stati o di imprese private o di assicurazioni, cambia poco: c’è comunque una distorsione politica e non motivata da considerazioni economiche) finanziando questi movimenti tramite stampa di moneta e quindi inflazione (lo seguite il discorso stampo moneta-compro titoli- quantiative easing “privo di conseguenze” o vi siete persi?).

    E ora il discorso è sempre quello: se a voi l’inflazione (e con ciò considero anche la mancata deflazione che naturalmente seguirebbe una crisi) piace tanto non avete abbastanza chiaro cosa comporta veramente questa perenne manovrina. Intanto le famiglie perdono potere d’acquisto, mentre la banca centrale foraggia (prima di tutto) le banche responsabili della crisi, i governi e i governatori delle bc che le appoggiano in questo giochetto e ne hanno bisogno: senza di loro infatti non saprebbero dove ficcarselo tutto questo debito pubblico.

    Se poi voi ritenete che, specialmente in italia, tutto questo debito pubblico a buon mercato (che lo diventerebbe ancora di più con acquisti diretti: PAZZIA PURA) abbia portato tanta prosperità al popolo e non abbia minimamente nessun legame con la posizione che occupiamo nelle classifiche mondiali sulla corruzione beh, auguri…

    • 1) Non ti è mai venuto il dubbio che forse non siamo in un’economia a concorrenza perfetta? Che siamo nella maggioranza dei casi immersi in oligopoli, duopoli e monopoli? E che pertanto i prezzi non seguono il calo della domanda, come le tue teorie astrattate ti dicono?
      Come del resto viene smentita la teoria quantitativa su cui ti bassi. Puoi ripetere il tuo mantra fin che vuoi, ma negli Usa la M1 cresce del 12% e i prezzi del 2 e in Europa la M1 aumenta del 5 e i prezzi solo del 2,6%.
      Le tue previsioni sono inoltre smentite dai fatti storici. Ti riporto per l’ennesima volta l’andamento della moneta, del pil e dei prezzi degli Usa e dell’Europa:
      Per gli Usa http://1.bp.blogspot.com/-JJVEVyUX4KE/UEEPnpQk5tI/AAAAAAAAAmI/gG-t8uu5tnA/s1600/M1-GDP+Storico_4378_image001.gif
      Per l’Euro: http://1.bp.blogspot.com/-jIlTNd4J9PM/UIqNU2zxsOI/AAAAAAAABro/XENcwxW6_fg/s1600/M1+-+storico_11275_image001.gif
      In entrambi i casi si sono avuti incrementi della moneta di poco inferiori al 20% annuo, mai i prezzi hanno superato di poco il 4% e solo per un breve periodo di tempo.

      2) Le politiche monetarie espansive, per le ragioni spiegate nel punto precendente, non hanno provocato alcuna inflazione (è solo nella tua testa, ossessionata da tutto ciò che è pubblico).
      Fa parte dei compiti della banca centrale favorire la crescita, nell’ambito della stabilità monetaria. E poichè non vi è inflazione checchè tu ne dica (anzi negli Usa è inferiore a quella europea nonostante crescano del 2%), la politica monetaria si concentra per ridurre la disoccupazione.
      Non credo che la politica monetaria da sola possa raggiungere questo obiettivo, ma apprezzo che la Fed si muova in quella direzione (a differenza della Bce)
      Nel far questo riduce i tassi di interesse. Ciò va a vantaggio anche del settore privato, ad esempio permettendo alle imprese di investire, pagando meno interessi. Ma in tal modo si speradi indurre le imprese ad assumere. Questo è il mandato di una vera banca centrale: dare l’opportunità al maggior numero di persone possibile affinchè abbiano un’occupazione e un reddito per sostenere se stessi e le loro famiglie. E questo sarebbe distorto? O non lo è invece un sistema che abbandona nella disperazione oltre 18 milioni di persone in Europa?

      3) Il potere d’acquisto delle famiglie è devestato dagli aumenti delle tasse (iva e accise, tanto per cominciare), dalla disoccupazione, dai lavori precari. E’ più grave subire una perdita dell’1,5% dei propri redditi in seguito all’aumento dei prezzi o una decurtazione del 50% perchè si va in cassa integrazione o si è pagati per una miseria se si è precari, tanto da non poter farsi una vita propria, ma dipendere ancora dai genitori?
      E’ più grave una riduzione del 2% del potere d’acquisto o trovarsi senza lavoro in un paese che non offre un reddito minimo di cittadinanza.
      In Italia ci sono circa 2,5 milioni di disoccupati che diventano 4,6 milioni se si tiene conto dei cassa-integrati e di coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro. Se includiamo quelli che lavoro a tempo determinato si arriva a 6,3 milioni di persone, pari ad oltre il 23% della forza lavoro. Quando 1 su 4 non ha un lavoro degno di questo nome, forse varrebbe la pena risolvere questo problema, prima di preoccuparsi di un’inflazione che è 10 volte più bassa di quella che abbiamo vissuto negli anni ’70 e ’80.

      4) Il debito pubblico in Italia non ha portato prosperità. Perchè è stato preso a pretesto per tagliare servizi e spese sociali, aumentare le tasse ai chi già le paga fino all’ultimo centesimo, senza che tutti questi sacrifici abbiano portato a qualche risultato. Dal 1990 al 2011, il debito pubblico è passato da 668 ad oltre 1900 miliardi. Un aumento di oltre 1200 miliardi. Gli interessi pagati nello stesso periodo sono stati 1.750 miliardi. Quindi, di tutto questo aumento, le famiglie, le imprese e i cittadini più svantaggiati non hanno visto un euro. Quello che è stato loro dato è stato precedentemente pagato a caro prezzo con le manovre fiscali. In questi 20 anni, gli avanzi primari pubblici hanno sottratto alle famiglie oltre 600 miliardi di euro. Se vi fosse stato il pareggio di bilancio primario, il debito sarebbe schizzato a 2.400 miliardi, in seguito alla dinamica deli interessi. Se nel 2011 era a 1900 lo si deve proprio agli avanzi primari. Ma questo significa che la spesa pubblica al netto degli interessi è stata inferiore alle entrate sistematicamente per 20 anni, in media per il 2,3% all’anno del pil.
      Quindi prima di parlare male della spesa pubblica e del debito, si vada a vedere i conti: sono 20 anni che i governi rapinano le famiglie per pagare gli interessi al sistema finanziario. E’ ora di finirla. E’ ora che il sistema finanziario sia riportato al suo compito, quello di rendere disponibile il risparmio per gli investimenti, e non di impiegarlo per lucrare sui titoli pubblici. E’ ora di finirla con la BCE che finanzia le banche all’1%, ma lascia gli Stati in balia del sistema bancario a tassi 4-5 volte superiori.

  7. signor walter cosa c’entra il debito pubblico con la corruzione ? cosa c’entrano i prezzi con l emissione di moneta ? in usa giappone gb non vi è alcuna iperinflazione ! ma di quale emissione di moneta sta parlando, alla luce del fatto che i governi della eurozona sono in mano ai mercati per finanziarsi ?? Lei fa solo confusione, una confusione economica bestiale e priva di senso, condita qua e la da dosi di spocchiosità, giusto per dare un tono alle corbellerie che scrive.Tanto per farsi una idea negli anni 80 con l inflazione al 22% l Italia aveva una economia fortissima, una economia leader in Europa, un welfare che oggi ci sogniamo, stipendi più che dignitosi, vi era una crescita forte e una bassa disoccupazione. L Italia era il primo Paese al mondo , dopo il Giappone, per risparmio privato: le famiglie riuscivano a risparmiare il 25% del loro reddito. Era un problema l inflazione ??

  8. Sull’intervento statale ho già risposto altrove, mi permetto di mantenere qui la discussione sul legame moneta – prezzi – inflazione. Sulla MMT semplicemente non mi esprimo: parlare di uguaglianze contabili debiti-crediti e non preoccuparsi degli squilibri debitori nazionali, senza considerare l’incremento del debito estero e la capacità di sostenere il proprio livello di indebitamento sono possibili solo per chi guarda all’economia con gli occhi di un bambino che non ha ben chiaro nè il valore del denaro nè il concetto di sostenibilità economica.

    Per l’inflazione, vi ricordo che gli effetti sono più visibili oltre i 2-3-4 anni dalle emissioni, e comunque RIPETO : in una recessione ci si aspetterebbe un calo dei prezzi (che non sarebbe l’apocalisse, al contrario di come credete) ma i prezzi crescono.
    L’inflazione NON è oggi del 2,5 % ma è ben più alta perchè va aumentata della percentuale di cui sarebbero dovuti scendere i prezzi se le allegre banche centrali non fossero intervenute per sostenere banche private fallimentari. Ma poi scusate: avete avuto l’intervento monetario massiccio, siamo usciti dalla recessione? NO quindi non solo questi interventi sostengono (nella vostra interpretazione, infiammano, nella mia) l’inflazione, ma non ci fanno nemmeno uscire dalla recessione.

    Oltretutto, quando (e se) ci usciremo sperimenteremo livelli più alti di inflazione (perchè le banche sbloccheranno dalle riserve presso le bc quella nuova moneta ora depositata) mentre i veri responsabili della crisi (cioè banche che hanno assunto livelli eccessivi di rischio contando sulla garanzia implicita di salvataggio degli stati nazionali, quindi “crisi finanziaria originata dal neoliberismo ” un paio di balle) ritorneranno a fare più profitti di prima.

    Anche se siamo in un contesto di oligopoli (nessuno crede alla concorrenza perfetta) questo non vuol dire che i prezzi li facciano gli imprenditori e i commercianti cattivi. Se in una certa misura questi agenti approfittano del potere di mercato (naturalmente è così: nessuno consegue profitti economici nulli, in nessun mercato) di certo la distorsione creata da un intervento statale (o delle banche centrali) non farebbe di meglio.

    Se i governi (non gli imprenditori e i commercianti o gli autonomi malvagi) rapinano le famiglie (cit.Giorgio) per redistribuire i privilegi al sistema finanziario è perchè banche e stato sono tutta una cosa. E lo sono perchè le banche comprano ogni mese miliardi di euro in titoli di stato che non possono essere forzatamente appioppati ai risparmiatori, visto che ancora per poco chi mette da parte un euro ha la libertà di decidere come investirlo (ancora per poco, visto l’andazzo).

    Poi naturalmente quando Boldrin va in televisione a dire che le banche in Italia non sono nè private nè “del popolo” ma dei politici che se le tengono strette con le fondazioni bancarie voi, coerentemente, date addosso a Boldrin.

    Non esiste nessun principio per cui lo stato debba pagare interessi bassi sui titoli che emette: la banca centrale non ha il diritto di intervenire per mantenere bassi questi interessi (secondo i tifosi del matrimonio bc-governo non c’è un costo: tipico ragionamento statalista).

    Citate come riferimento la FED, la quale ha un mandato così vago(sostenere l’occupazione e la crescita economica, controllare l’inflazione) da essere contraddittorio (quindi, esposto a manipolazione politiche. Comunque Buchanan non scrive libri di cucina, dateci un occhiata se avete tempo).

    Infine, non esistono gli stati ma governanti e funzionari. Si può capire il ricorso all’indebitamento per progetti che non hanno un ritorno elettorale immediato (come costruire una prigione). Ma quel livello di debito pubblico è il primo sintomo di malapolitica, di scarsa responsabilizzazione, di un sistema sbagliato di tasse e spesa, che può solo peggiorare se permettiamo ad una banca centrale compiacente di monetizzare forzatamente il debito pubblico, di qualunque livello sia. Per chi voleva saperlo, questo è il legame debito pubblico – corruzione e malapoltica.

    Dal mio punto di vista, se i governanti vogliono soldi, che li chiedano con le tasse, invece che facendo debito. Questo sarebbe un bel modo di vedere “più responsabilità” in politica. Non basta sostituire le facce: vanno migliorati i meccanismi e gli incentivi responsabilizzanti.

    Infine, mi permetto di dire che noto amaramente quanto Keynes venga reinterpretato a piacimento non tanto per correggere i difetti del capitalismo quanto per andare sempre più verso un economia a controllo pubblico, che credo non fosse propriamente nelle sue intenzioni originarie (anche se prometto di leggere la Theory quanto prima).

    • Walter ha scritto:

      “Sulla MMT semplicemente non mi esprimo: parlare di uguaglianze contabili debiti-crediti e non preoccuparsi degli squilibri debitori nazionali, senza considerare l’incremento del debito estero e la capacità di sostenere il proprio livello di indebitamento sono possibili solo per chi guarda all’economia con gli occhi di un bambino che non ha ben chiaro nè il valore del denaro nè il concetto di sostenibilità economica.”

      Walter, guardi che la MMT parla di tutte queste cose. Il punto centrale da tenere presente per la MMT è questo:

      LE IMPORTAZIONI SONO UN AUMENTO DI RICCHEZZA REALE, LE ESPORTAZIONI SONO UNA PERDITA DI RICCHEZZA REALE.

      Questa è la stella polare da seguire, tutti gli altri discorsi su import ed export vengono dopo. L’export pertanto DEVE ESSERE CONTENUTO, L’EXPORT ESISTE ESCLUSIVAMENTE NELLA MISURA IN CUI ESSO SERVE PER GARANTIRE L’IMPORTAZIONE DEI BENI NON PRODOTTI A LIVELLO NAZIONALE. Questo è quanto. La MMT prevede che un indebitamento da parte dello Stato in una valuta estera debba essere dichiarato come “azione illegale”: in una nazione che applica la MMT è fatto divieto allo Stato di indebitarsi in valuta estera. Inoltre, nella MMT, la natura pubblica delle banche va garantita in ogni modo. Chiaro, quindi, che alle banche nazionali va fatto divieto di emettere mutui o spingere i privati a indebitarsi in valuta straniera.

      • Praticamente il mercantilismo in chiave moderna? tre lettere: uau.

        Sembra una cosa molto sensata, ma pone non pochi problemi : come si fa a tarare l’export in modo che copra ciò che non possiamo produrre nel paese? quali limitazioni servono sul secondario per impedire che i titoli del debito pubblico (o i mutui ai privati) siano acquistati/emessi con valuta estera? (non trovo un modo pratico per impedirlo, sinceramente, ammesso che i benefici netti siano positivi).

        In pratica: una bella teoria del perfetto modo di emettere debito in modo sostenibile, ma che non tiene conto dei costi di controllo e dei costi di transazione che richiederebbe mettere in atto questa bella manfrina mercantilista. E’ come dire: l’economia ne guadagnerebbe se nessuno potesse più violare la legge. Ok, e quali sono i costi economici diretti e indiretti per farlo? quali limitazioni alla libertà personale comporta questa scelta?

        Senza scomodare la MMT esistono modi molto più efficienti per capire se uno stato si sta indebitando in modo insostenibile: il tasso d’interesse che paga sui btp. Per capire se una economia sta importando troppo senza produrre abbastanza export: il tasso di cambio flessibile (a patto che sia impedita la svalutazione competitiva delle monete nazionali, che è il trucchetto che usavamo in Italia quando, come diceva sopra stevenson “l’italia aveva un’economia fortissima, un welfare bellissimo” e tutti ce lo avevamo lungo 34 centimetri).

        Come vedete ci sono modi molto efficienti di risolvere le cose anche se si esce dagli esempi di economie chiuse, e tendenzialmente danno ragione a chi chiede una maggiore separazione tra economia e stato…

  9. Walter ha scritto:

    “quali limitazioni servono sul secondario per impedire che i titoli del debito pubblico (o i mutui ai privati) siano acquistati/emessi con valuta estera? (non trovo un modo pratico per impedirlo, sinceramente, ammesso che i benefici netti siano positivi).”

    La risposta è semplice:

    SMETTENDO DI EMETTERE TITOLI DI STATO.

    Mi autocito e sintetizzo la MMT in una sola frase:

    • LO STATO SMETTA DI EMETTERE TITOLI DI STATO E SI FINANZI EMETTENDO DIRETTAMENTE MONETA •

    A tal proposito, riporto qui sotto le parole di Warren Mosler tratte dal retro di copertina del suo libro “LE SETTE INNOCENTI FRODI CAPITALI DELLA POLITICA ECONOMICA”:

    «Il governo non è affatto tenuto ad emettere titoli di Stato.
    Essi costituiscono un conto di riserva dello Stato, di fatto un nuovo conto presso la Banca centrale. Ma non c’è alcun motivo per avere titoli di Stato se c’è moneta sovrana “fiat”.
    Si tratta nuovamente di un anacronismo: i titoli di Stato avevano senso con il gold standard, perché servivano ad evitare che la gente incassasse direttamente l’oro.
    Adesso sono, a tutti gli effetti, non necessari». – Warren Mosler

  10. [...] (e solo apparentemente paradossale) che Warren Mosler andrà ad esporre al Convegno su “Public Debt Management” il 26 ottobre prossimo, organizzato da Treves editore nell’Aula Magna [...]

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