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La partita a poker con lo spread sullo sfondo

di Vladimiro Giacché da Pubblico del 27 settembre 2012

Sono passati appena 20 giorni da quando la BCE di Mario Draghi ha deciso un intervento “illimitato ” a sostegno degli Stati in difficoltà, attraverso l’acquisto dei loro titoli di Stato (di durata sino a 3 anni), in modo da diminuire gli interessi da pagare a chi li acquista, e da ridurre lo spread, ossia il differenziale tra il loro rendimento e quello dei titoli tedeschi di pari durata. Per qualche settimana è sembrato che i mercati finanziari si accontentassero di questa promessa, ma adesso vogliono vedere le carte. Ossia se davvero la BCE interverrà. E qui cominciano i guai. Perché l’intervento deciso dalla BCE sarà illimitato, ma è anche condizionato: a una richiesta di aiuto al Fondo europeo di stabilità da parte dello Stato interessato, alla sigla di un protocollo (che ovviamente conterrà nuove misure di austerity) e alla verifica del suo rispetto da parte di Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.

Il punto è che su questo i quattro principali Paesi dell’Eurozona stanno giocando una vera partita a poker, in cui nessuno vuole scoprire le carte, e più d’uno sta bluffando. Il governo spagnolo cerca di ritardare la richiesta di aiuto, confidando che presto l’Italia (alle prese con una severa recessione, dovuta in parte proprio alle misure di austerity già attuate) si trovi nelle sue stesse condizioni: in tal caso, questa la speranza della Spagna, le misure richieste saranno più negoziabili e meno dure.

Il governo italiano confida invece che sia la Spagna a chiedere aiuto per prima, sperando che il meccanismo d’intervento della BCE funzioni e che questo abbassi anche i rendimenti italiani a livelli accettabili senza bisogno di altre misure impopolari. Anche la Francia e la Germania vogliono che la Spagna chieda aiuto, ma per motivi diversi.

La Francia (che ha un deficit elevato e una pessima bilancia commerciale) sa di essere la prossima candidata ad avere problemi dopo l’Italia, mentre la Germania non è disposta a lasciare intervenire la BCE senza che la procedura sia rispettata. Proprio ieri il parlamento tedesco ha approvato il meccanismo europeo di stabilità con i limiti fissati dalla Corte Costituzionale tedesca.

Risultato: lo spread, ossia il differenziale tra il rendimento tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e quello dei titoli di Stato tedeschi ha ripreso il volo, tornando al 3,75%. E la disgregazione dell’Eurozona continua, tra sacrifici inutili e politiche sbagliate che hanno soltanto peggiorato la crisi.

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3 commenti su “La partita a poker con lo spread sullo sfondo

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Analisi crudede e corretta. In realtá le partite a poker sono molteplici e si intersecano fra loro.
    Finora abbiamo assistito ad un tacito accordo tra la finanza anglosassone, responsabile del contagio finaziario e portatrice principale degli attacchi al debito sovrano, ed il neomercatilismo tedesco, teso ad amplificare gli effetti dello squilibrio di bilancia di pagamenti con una svalutazione degli asset dei paesi della periferia (impossibilitati alla svalutazione della moneta e costretti dal cappio del Fiscal Compact).
    La speculazione – in assenza totale di soluzioni nel medio -lungo periodo ( a parte gli appelli a un Europa federale che pochi davvero ritengono possibile) – opera indisturbata in un orizzonte di brevissimo e periodo continua a condiderare l’ euro una moneta ”bastarda”, senza Stato o prestatore di ultima istanza.
    La BCE abbaia e contemporaneamente strizza l’ occhiolino. La condizionalitá garantirá gli interessi dei creditori non certo quelli delle popolazioni. La situazione spagnola é molto seria e quella italiana lungi dall’essere facile. Un’ altra dose di austeritá e la questione si complicherá sul serio sul piano sociale. Il destino dell’ euro é tutt’ altro che deciso.
    La gravitá della crisi la segnalano d’altronde anche gli Stati Uniti, alla ennesima iniezione di liquiditá in quattro anni con il permanere di una disoccupazione a due cifre.
    E’ da prevedersi una prolungata fase di debolezza della moneta statunitense e spinte inflazionistiche una volta recuperata la vitalitá della domanda aggregata.
    E’ da vedere, dopo le elezioni americane e il rinnovo della nomenklatura cinese, quale diarchia imperiale si andrá ad instaurare.
    In questo quadro fosco, in cui la politica appare incapace di governare i processi se non servendo gli interessi della finanza, il montismo ci ha ridato accesso al salotto buono e sta allo stesso tempo condannandoci ad una recessione durissima. Dobbiamo fare i compiti a casa.
    Si potrebbe scrivere un lungo pamphlet sulla ”miseria della tecnocrazia”…

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