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La BCE è l’unica banca centrale del mondo che detta la politica economica ai governi

Avete mai sentito Ben Bernanke (il capo della FED) dire ad Obama quale politica economica seguire? Mario Draghi e gli altri dirigenti della BCE, invece, parlano diffusamente dell’argomento, spiegando ai governi europei cosa devono fare. A scoprire la differenza uno studio della stessa BCE, come spiega Gustavo Piga sul suo blog.

Ecco il grafico che mostra la composizione dei discorsi dei dirigenti delle banche centrali. Solo in Europa accade che la Banca Centrale detti la politica fiscale ai governi, nel resto del mondo essa è dominio esclusivo della politica, non dell’autorità monetaria.

Scrive Piga:

c’è una sola banca che si impiccia tantissimo di politica fiscale: già, proprio la BCE. E non è finita qui: mentre quando le altre banche parlano di politica fiscale lo fanno in maniera descrittiva (“positive”), la BCE lo fa in maniera prescrittiva (“normative”), ovvero dicendo ai governi cosa va fatto. [...]

Il pericolo che emerge da questo stato delle cose è triplice: a) se il modello che usa la BCE per capire come funzionano i sistemi economici è sbagliato, i suoi consigli sono dannosi anche per la politica fiscale e non solo per la politica monetaria, nei limiti in cui questi consigli sono ascoltati; b) dato che la BCE ha per mandato solo la lotta contro l’inflazione, essa raccomanderà di usare la leva delle politica fiscale solo per non generare inflazione e non anche, come è normale che sia, per combattere le avversità del ciclo economico; c) la democrazia partecipativa, sempre nei limiti in cui questi consigli della BCE sono ascoltati, è mutilata in un campo in cui è sovrana: la politica fiscale.

Leggi l’articolo dal blog di Gustavo Piga

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37 commenti su “La BCE è l’unica banca centrale del mondo che detta la politica economica ai governi

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. veramente non è così: nella prima repubblica c’erano due tipi di ministri del tesoro: quelli che si facevano consigliare da Bankit duravano più a lungo e facevano strada anche se non erano delle aquile:es.Colombo e Goria

  3. Insomma, a forza di iniettare (come droga ad un tossico) nuova liquidità nelle casse di banche zombie e di stati sociali insolventi e falliti, l’inflazione non sale (3,2%).
    Ma nella borsa della spesa della signora Maria pare sia arrivata quasi al 5%…
    Ma, si sa, le banche centrali regolano, meglio del libero mercato, l’inflazione ed i tassi di interesse!
    Sporchi capitalisti! Siete al capolinea!
    Viva la pianificazione centrale, viva le banche centrali!
    Viva la spesa in deficit degli stati sociali che hanno svelato il proprio volto di perverso meccanismo generatore di corruzione, delinquenza, sperpero, privilegio, miseria diffusa e ricchezza redistribuita soltanto a chi è più vicino alla stampante monetaria: banche commerciali, superburocrati e boiardi di stato, imprenditori collusi, clientele di ogni tipologia, …
    E tutti noialtri a pagare!
    Ci raccontano che è colpa dei carburanti, del petrolio, della geopolitica.
    Ma mi facciano il piacere!
    Lo sa chiunque che se i soldi in giro aumentano, poi aumentano pure i prezzi.
    L’inflazionismo mondiale fomentato da monetaristi, keynesiani, marxisti e in genere dai nemici del libero mercato, sta inutilmente cercando di stimolare lo sviluppo economico occidentale tramite la svalutazione monetaria e la manipolazione dei prezzi di mercato, fingendo di non sapere che così distrugge tutto quanto il resto, che ci priva delle libertà, ci fa risprofondare nel socialismo, nella miseria, nella povertà.
    L’Europa è già sulla strada peggiore.
    Un continente asfittico di vecchi, sempre più burocratizzato, immobile, stanco, ingessato, socializzato all’estremo, già caduto nella depressione economica, tra lo stupore o lo sconforto di classi sociali intellettualmente anestetizzate. Soprattutto quella dei giovani, condizionata più che mai dalle idee socialiste, sempre pronte a riemergere. Del resto, che altro rimane al di là di Keynes, in una Europa dove Mises ancora non si sa ancora bene chi sia? E Marx, purtroppo, al di là di Keynes, rimane solo Marx!!
    E il denaro virtuale, che gli inflazionisti sviluppano tramite ondate di liquidità pro-salvataggi (di banche, di stati, di bolle scoppiate) trasferisce e concentra ricchezza in maniera sempre più veloce e spaventosa.
    Finchè la guerra a svalutare continua, l’oro rimane il veicolo migliore per preservare il valore della ricchezza nel tempo in attesa della riconversione in beni capitali.
    Pochissimi hanno approfittato di questo veicolo, la maggioranza preferisce seguire in silenzio i pifferai nemici del libero mercato, per farsi massacrare o per approfittare degli ultimi privilegi statali. Se i secondi sono estremente scaltri, dei primi non si può dire lo stesso.
    E l’oro sta ai massimi storici in euro! Una moneta che si sta svalutando sempre dippiù.
    E la guerra delle monete, a chi svaluta dippiù, è solo cominciata!
    Auguri, signora Maria!

  4. Mi spieghi una cosa?
    Perchè sei diventato keynesiano e statalista?

    • A dispetto delle tue convinzioni, la teoria keynesiana è quella che descrive meglio il funzionamento del sistema capitalistico contemporaneo ed offre soluzioni ragionevoli ai problemi che da esso derivano.
      Le vostre ideologie non hanno alcun fondamento con la realtà. Ed io non sopporto chi racconta balle.

  5. [...] La BCE è l’unica banca centrale del mondo che detta la politica economica ai governi. Vota:Condividi:TwitterFacebookOKNotizieEmailStampaLike this:Mi piaceBe the first to like this. Categorie: Politica e società Commenti (0) Trackback (0) Lascia un commento Trackback [...]

  6. Io (dalla mia ignoranza in campo economico/finanziario) penso che la BCE si permetta di dettare la politica economica agli stati dell’Unione perché non esiste un governo unito dell’Unione Europea, mentre altri stati come gli USA o la Russia che pur essendo federali non devono vedersela con decine di governi diversi ma con un governo centrale forte che può fisicamente dettare la sua politica economica mentre in Europa la situazione è molto più caoutica perché ancora oggi ogni stato ha la possibilità di stabiliare la sua politica economica.

    Dunque in mancanza di uno stato federale forte dell’Europa unita la BCE sta ricomprendo (forse in modo improprio) questo vuoto di potere.

    Sbaglio ?

    • Si’ sbagli, e di molto. I 17 stati dell’eurozona non possono piu’ stabilire la loro politica economica. I nostri politici fanno finta di poterlo fare, ma in realta’ non hanno piu’ potere reale. Spero tu ti sia accorto come tutte le riforme (o controriforme come preferisco chiamarle io) degli ultimi anni stiano mirando alla perdita dei diritti del lavoro, alla protezione dei privilegi del grande capitale (superflessibilita’ sul lavoro, limitazione del diritto di sciopero), delle banche e grande finanza (incremento della disoccupazione, aumento delle tasse ai sottopagati per mantenere bassa – troppo bassa – l’inflazione, ecc.) il tutto proprio come vuole (e detta!) la BCE (cioe’ i neo-liberisti dogmatici e distruttori del bene pubblico che infestano le istituzioni europee). E spero ti sarai accorto come invece tutte le riforme mai realizzate, come per esempio il risanamento della politica, l’incentivazione della ricerca, l’ammodernamento della giustizia, ecc, sono quelle che i vari governi hanno cercato di fare ma hanno sempre fallito. Semplicemente perche’ gli sciacalli della BCE (i Draghi, i Monti, ecc) non hanno interesse in queste (purtroppo a noi care) vere riforme, perche’ loro vivono poco in Italia e poi comunque sono dei privilegiati. Alcuni dei nostri cosidetti politici (tipo i Bersani, i Di Pietro, e i Berlusconi) sono troppi ignoranti per rendersi conto che il potere si e’ trasferito fuori, gli altri invece (i Prodi, i D’Alema, i Monti, i Tremonti, le Fornero) lo sanno piu’ che bene dove veramente si e’ trasferito il potere e affannosamente si danno da fare per proteggerne il segreto. Non ci e’ concesso si sapere che per proteggere i privilegi e gli interessi della grande finanza che fa capo alla BCE e alle Banche Centrali (tutte private!) stanno condannando interi popoli (17!) alla vergogna! In termini reali di ricchezza e benessere stiamo tornando indietro di 50 anni con questi sapientoni del libero mercato! Quanti errori devono ancora commettere, quante crisi devono ancora provocare, prima che li chiamiamo col loro nome – DELINQUENTI e RETROGRADI. I loro dogmi sono fallaci, le loro statistiche pure manipolazioni, la loro avidita’ disgustosa. Abbasso la BCE, abbasso l’euro. VIVA la moneta sovrana. Viva la nostra vecchia lira! Viva lo stato sovrano che e’ nostra vera ricchezza. Abbasso lo scempio della svendita di tutti i beni pubblici per pagare gli interessi sui titoli di stato impostaci a tassi usurai da questi, come ho gia’ detto, sciacalli!

    • No, non sbagli. Normalmente a una moneta corrisponde un solo stato, un solo sistema di controlli bancari e una sola banca centrale. Nella zona euro invece ci sono più stati e con livelli molto diversi di indebitamento sovrano e di performance economica.
      Dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2007-2008 è cresciuta nei mercati l’avversione al rischio e i paesi più indebitati si sono trovati a pagare interessi sempre più alti sui loro debiti, perchè i creditori hanno cominciato a temere il loro fallimento (cioè che non riescano più a onorare il debito). Questi paesi chiedono quindi alla BCE di proteggerli acquistando il loro debito, cioè, in definitiva, scaricando il rischio del loro fallimento sui contribuenti degli altri stati della zona euro. E’ ovvio che gli altri stati non sono disposti a correre un tale rischio senza conditionality, senza cioè garanzie sul fatto che i paesi indebitati si mettano sulla strada del riordino dei conti.
      Diceva Draghi pochi giorni fa in una intervista a Der Spiegel (http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2012/html/sp121029.en.html):
      (A lot of governments have yet to realise that they lost their national sovereignty a long time ago. Because, in the past, they have allowed their debt to pile up, they now need the goodwill of the financial markets. That sounds like a paradox, but it is nonetheless true: it is only once the euro area countries are willing to share sovereignty at the European level that they will gain sovereignty)
      “Molti governi non hanno ancora capito che hanno perso la loro sovranità nazionale molto tempo fa. Poichè nel passato hanno permesso al loro debito di crescere a dismisura, ora dipendono dalla benevolenza dei mercati. Sembra un paradosso, ma è così: sarà solo condividendo la loro sovranità al livello europeo che potrenno riguadagnare sovranità.”
      E magari l’avessimo avuta negli anni 80 una BCE o un supercommissario europeo a impedire ai governi italiani di accumulare l’enormità del debito che adesso ci schiaccia col peso degli interessi.

  7. [...] La maggiore austerità coincide con spread più alti. I governi, quindi, hanno adottato misure di austerità tanto più radicali quanto più erano alti i tassi d’interesse. Ma, come abbiamo visto, i movimenti di questi ultimi erano correlati alla tensione sui mercati e al successivo intervento della BCE, non al debito pubblico. In sostanza, si è agito cercando di contenere deficit e debito, sostenendo che il problema segnalato dai mercati fosse la “prodigalità” degli stati, mentre in realtà il debito in sé non sembra avere avuto alcun effetto sugli spread. Una scelta politica quindi, non di natura tecnica/economica. E la stessa BCE non è esente dall’uso politico dello spread. [...]

  8. [...] La maggiore austerità coincide con spread più alti. I governi, quindi, hanno adottato misure di austerità tanto più radicali quanto più erano alti i tassi d’interesse. Ma, come abbiamo visto, i movimenti di questi ultimi erano correlati alla tensione sui mercati e al successivo intervento della BCE, non al debito pubblico. In sostanza, si è agito cercando di contenere deficit e debito, sostenendo che il problema segnalato dai mercati fosse la “prodigalità” degli stati, mentre in realtà il debito in sé non sembra avere avuto alcun effetto sugli spread. Una scelta politica quindi, non di natura tecnica/economica. E la stessa BCE non è esente dall’uso politico dello spread. [...]

  9. [...] La maggiore austerità coincide con spread più alti. I governi, quindi, hanno adottato misure di austerità tanto più radicali quanto più erano alti i tassi d’interesse. Ma, come abbiamo visto, i movimenti di questi ultimi erano correlati alla tensione sui mercati e al successivo intervento della BCE, non al debito pubblico. In sostanza, si è agito cercando di contenere deficit e debito, sostenendo che il problema segnalato dai mercati fosse la “prodigalità” degli stati, mentre in realtà il debito in sé non sembra avere avuto alcun effetto sugli spread. Una scelta politica quindi, non di natura tecnica/economica. E la stessa BCE non è esente dall’uso politico dello spread. [...]

  10. [...] Η μεγαλύτερη λιτότητα συμπίπτει με τα υψηλότερα σπρεντς. Επομένως οι κυβερνήσεις, όσο ανέβαιναν τα επιτόκια , τόσο πιο δραστικά μέτρα λιτότητας υιοθετούσαν. Αλλά, όπως είδαμε, οι κινήσεις των τελευταίων είχαν να κάνουν με τις εντάσεις στις αγορές και την επακόλουθη παρέμβαση της  ΕΚΤ και όχι με το δημόσιο χρέος. Στην ουσία,  προσπάθησαν να συγκρατήσουν τα ελλείμματα και το δημόσιο χρέος, υποστηρίζοντας ότι το πρόβλημα των αγορών ήταν οι “σπατάλες” των κρατών, ενώ στην πραγματικότητα το χρέος αυτό καθαυτό δεν φαίνεται να είχε την όποια επίδραση στα σπρεντς. Κατά συνέπεια, η επιλογή ήταν πολιτική, και όχι τεχνικής / οικονομικής φύσης. Η ίδια η ΕΚΤ δεν είναι άσχετη με την πολιτική χρήση των σπρεντς. [...]

  11. [...] Η μεγαλύτερη λιτότητα συμπίπτει με τα υψηλότερα σπρεντς. Επομένως οι κυβερνήσεις, όσο ανέβαιναν τα επιτόκια , τόσο πιο δραστικά μέτρα λιτότητας υιοθετούσαν. Αλλά, όπως είδαμε, οι κινήσεις των τελευταίων είχαν να κάνουν με τις εντάσεις στις αγορές και την επακόλουθη παρέμβαση της  ΕΚΤ και όχι με το δημόσιο χρέος. Στην ουσία,  προσπάθησαν να συγκρατήσουν τα ελλείμματα και το δημόσιο χρέος, υποστηρίζοντας ότι το πρόβλημα των αγορών ήταν οι “σπατάλες” των κρατών, ενώ στην πραγματικότητα το χρέος αυτό καθαυτό δεν φαίνεται να είχε την όποια επίδραση στα σπρεντς. Κατά συνέπεια, η επιλογή ήταν πολιτική, και όχι τεχνικής / οικονομικής φύσης. Η ίδια η ΕΚΤ δεν είναι άσχετη με την πολιτική χρήση των σπρεντς. [...]

  12. [...] La maggiore austerità coincide con spread più alti. I governi, quindi, hanno adottato misure di austerità tanto più radicali quanto più erano alti i tassi d’interesse. Ma, come abbiamo visto, i movimenti di questi ultimi erano correlati alla tensione sui mercati e al successivo intervento della BCE, non al debito pubblico. In sostanza, si è agito cercando di contenere deficit e debito, sostenendo che il problema segnalato dai mercati fosse la “prodigalità” degli stati, mentre in realtà il debito in sé non sembra avere avuto alcun effetto sugli spread. Una scelta politica quindi, non di natura tecnica/economica. E la stessa BCE non è esente dall’uso politico dello spread. [...]

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