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Più austerità e più debito pubblico

“Non c’è possibilità di equilibrare il bilancio
eccetto che con l’aumentare il reddito nazionale”

– J.M.Keynes, “I mezzi per raggiungere la prosperità”, 1933

Abbiamo più volte sottolineato l’inefficacia delle politiche di austerità come antidoto alla crescita del debito pubblico. Una conferma delle previsioni keynesiane viene dal dipartimento economico delle Nazioni Unite che, in un breve policy brief, mette in evidenza una possibile correlazione tra politiche restrittive e aumento del debito pubblico nelle economie mature.

L’ufficio economico dell’ONU sottolinea che i deficit dei paesi avanzati sono stati causati dalla crisi e non viceversa. Il conseguente debito pubblico accumulato non si sta riducendo attraverso le politiche di rigore ma al contrario continua a crescere. Una osservazione che vale per l’Italia, dove i “sacrifici” non portano frutti in termini di riduzione del debito, così come per la Grecia.

Il motivo è semplice: l’austerità – spiegano gli economisti dell’ONU – indebolisce la crescita e quindi peggiora il rapporto debito/PIL, il che rende più difficile ripagare i titoli di stato alla scadenza. Servirebbe, al contrario, maggiore stimolo fiscale per uscire dalla crisi.

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11 commenti su “Più austerità e più debito pubblico

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Credo che quasi tutti concordino sulla connessione tra oppressione fiscale sui cittadini Onesti, conseguente riduzione dei Consumi interni, conseguente riduzione del Lavoro, conseguente riduzione del PIL ed avvitamento dell’economia in recessione. Bisogna tuttavia chiarire che una Politica espansiva, si dovrebbe basare nel nostro caso su un forte recupero di Evasione e Corruzione ed una grossa riduzione degli sprechi e privilegi della Politica e della P.A. al fine di avere i capitali per il Rilancio senza appesantire un Debito che è già ai vertici mondiali e che ci costa quasi 100 miliardi l’anno di soli interessi.

    • Riqualificare e razionalizzare la spesa pubblica è sicuramente un’operazione ineludibile e assolutamente indifferibile, soprattutto se volta ad ottenere dei risparmi pubblici utili alla riduzione della pressione fiscale, con particolare riferimento al costo del lavoro (cuneo fiscale) e alle imposte sulle imprese. Il taglio dei costi della politica e una riorganizzazione istituzionale dell’amministrazione statale, regionale e locale (es: abolizione Provincie, accorpamento Comuni di piccola dimensione, abolizione/accorpamento di Enti, ecc.) potrebbe comportare un risparmio anche notevole, a mio avviso anche di una decina di miliardi. Una politica espansiva anticiclica suggerirebbe di evitare tagli lineari e sulle protezioni sociali e comunque non è opportuno porsi oggi, in periodo di recessione (depressione?), obiettivi ambiziosi di riduzione del debito pubblico, non fosse altro che tutti i dati dimostrano che con le attuali politiche di austerità si stà ottenendo l’effetto contrario. Il problema degli interessi che paghiamo è dovuto a tanti fattori, non ultimo al fatto dell’abberrante esposizione degli stati che adottano l’euro rispetto al mercato dei capitali, a cui si devono rivolgere per poter rinnovare il debito in scadenza unitamente agli interessi usurai. Arriverà il tempo per ridurre lo stock del debito italiano, ma non è questo il momento giusto

  3. [...] correlazione tra politiche restrittive e aumento del debito pubblico nelle economie mature. Continua a leggere » Like this:Mi piaceBe the first to like [...]

  4. “Servirebbe, al contrario, maggiore stimolo fiscale per uscire dalla crisi”.
    Ad esempio in Irlanda le imprese che svolgono attività di trading (qualunque forma di scambio e produzione) pagano solo il 12,5% di tasse sui profitti. E fino al 2010, in alcuni settori, la tassazione sui profitti scendeva al 10%.

    Fonte:

    http://www.irlandando.it/lavorare-in-irlanda/informazioni/tasse-in-irlanda/la-tassazione-per-lo-stato-irlandese/tasse-per-le-imprese/

  5. RITHINKING MACROECONOMIC POLICY
    è uno studio di Olivier Blanchard (uno dei maggiori esperti di macroeconomia del mondo), Giovanni Dell’Ariccia e Paolo Mauro, condotto per il Fondo Monetario Internazionale e da questo pubblicato. Copre l’arco di tempo tra il 1978 e il 2009 e studia 173 casi di politiche di austerità fiscale condotte nei paesi avanzati.
    La conclusione è la seguente: a quelle politiche hanno fatto seguito la contrazione dell’economia e l’incremento della disoccupazione.
    Data la fonte “insospettabile”, il prestigio indiscusso di Blanchard, il numero di casi esaminati e il lunghissimo periodo di tempo preso in esame, mi sembra proprio difficile contestare le risultanze dello studio.
    Questo conferma che prima si conclude la fase dell’austerità in Italia e in Europa e meglio sarà per tutti: cittadini, lavoratori, banche, imprese e via elencando.
    O, per dirla in un altro modo, che più tardi quella fase sarà chiusa peggio sarà per tutti, sul piano economico, su quello sociale e, conseguentemente, su quello politico.

  6. Sapete quali sono i paesi meno indebitati del mondo?
    Guinea Equatoriale debito al 4% sul pil, Senegal 35%, Bangladesh 29%, Ethiopia 39%…
    Vantano un basso debito per le misure di austerità che gli sono state imposte dal FMI, ma umanamente come si vive in questi Paesi??
    Il Giappone 235% debito-pil il piu’ alto del mondo
    A Roma vedo turisti giapponesi fare shopping e gli immigrati del Bangladesh lavare i vetri ai semafori…

  7. Se l’ammontare del debito pubblico cala non e’ detto che il rapporto % debito-pil cala anch’esso, anzi puo’ aumentare perche’ il PIL calerà per effetto dell’austerità…

  8. “Credevo di capire poco di economia, fino a quando non ho visto gli “esperti” al lavoro:ora sono in preda ad un fortissimo complesso di superiorità……

  9. più che politiche di rigore le considero politiche scritte a tavolino x impoverire delle nazioni. credere che questi protoeconomisti, protopolitici siano dei geni è stata una vergognosa opinione del solito pantalone

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