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Il sindacato tedesco: no all’austerità e al pareggio di bilancio

Pubblichiamo il testo dell’appello diffuso il Primo Maggio dalla DGB, la centrale sindacale tedesca, omologa della CGIL. Il documento si segnala per una forte critica all’austerità e al pareggio di bilancio. Mentre nel dibattito nostrano questi temi sono assenti (il pareggio di bilancio) o trattati come dolorosi doveri (l’austerità), il sindacato tedesco pare essere molte lunghezze più avanti dei progressisti italiani. 

La crisi in Europa si approfondisce. La disoccupazione è in aumento, la povertà si sta diffondendo. Da crisi finanziaria è diventata crisi sociale. Per salvare le banche, gli Stati hanno aumentato drasticamente il loro debito e adesso sono gli Stati ad essere sotto pressione e a trasferirla alla popolazione.
Non era colpa dei lavoratori dipendenti se gli speculatori hanno gettato l’economia globale nell’abisso. Salario minimo, contrattazione collettiva, sicurezza sociale, conquiste ottenute con dure lotte, vengono gettate a mare in tutti i paesi in crisi.

Chiediamo massicci investimenti per la crescita e per l’occupazione di qualità. L’Europa non può essere messa fuori gioco dal Fiscal Pakt e dal Pareggio di Bilancio. Le vittime del Patto Fiscale sono i dipendenti e le persone socialmente svantaggiate, oggi nel sud Europa e domani da noi.

In Germania, iniziano a crescere il lavoro interinale, il lavoro temporaneo e l’occupazione saltuaria e precaria. Il modello tedesco porta al dumping salariale e al calo della domanda interna. Se applichiamo questo modello al resto dell’ Europa, ciò danneggierà anche la nostra economia orientata alle esportazioni.

Non può andare bene alla Germania, se va male al resto d’Europa. Abbiamo bisogno di uguali retribuzioni a parità di lavoro e dell’introduzione del salario minimo affinchè non sia più possibile che milioni di persone, pur lavorando, si trovino in condizioni di povertà.

I sindacati si stanno battendo nei negoziati salariali perchè i lavoratori ricevano una giusta ed equa retribuzione. Questo aiuta anche contro la minaccia di povertà in età avanzata.
La povertà in età avanzata è una delle maggiori sfide per questa e per la prossima generazione. Dobbiamo
agire oggi al fine di disinnescare e prevenire questa bomba ad orologeria che è la povertà di massa nelle terza età.
L’Europa deve cambiare rotta. Chiediamo al governo federale e ai datori di lavoro:

1) Di bloccare il Patto Fiscale e il Pareggio di Bilancio
2) Un Piano Marshall europeo per la crescita e per l’occupazione
3) Un’efficace lotta alla disoccupazione giovanile in Europa
4) Un nuovo e giusto ordine nel mercato del lavoro
5) Un salario minimo non inferiore a 8,50 € all’ora, parità di retribuzione per pari lavoro nei contratti a tempo determinato e porre fine alla frammentazione dei contratti di lavoro
6) Per una maggiore sicurezza nella terza età: nessuna riduzione alla contribuzione pensionistica, perché ciò significherà tagli alle pensioni di domani.
Il 1° Maggio è la nostra celebrazione della solidarietà e non un luogo per vecchi e nuovi nazisti.
Dimostriamo il 1° Maggio in Germania e in Europa per un BUON LAVORO PER L’EUROPA, salari equi E SICUREZZA SOCIALE!

Fonte

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8 commenti su “Il sindacato tedesco: no all’austerità e al pareggio di bilancio

  1. Sono dell’ idea che i sindacati e i riformisti dell’Europa meridionale dopo aver consentito le profonde riforme strutturali avvenute in Germania negli anni passati, e solo allora, potranno farsi forza dell’appello del DGB. Per il momento siamo ben lontani da quello standard economico-sociale.

    • Quelle che lei chiama “riforme strutturali” consistono in minijobs a 400 euro al mese e maggiore precarietà. In Italia già ce l’abbiamo. Non solo non hanno sortito effetto positivo, ma hanno aggravato la crisi deprimendo la domanda interna.

      • Se fossero solo quelle le riforme strutturali tedesche che anche noi in Italia abbiamo provveduto ad eseguire diventa difficile capire una serie di dati:
        1-In Germania il tasso di disoccupazione é al 7% e in Italia al 9.8% (dati di marzo);
        2-il PIL tedesco é cresciuto del 3% nel 2011 e si prevede allo 0.7 nel 2012 mentre in italia é cresciuto dello 0.4% nel 2011 é sara probabilmente del -1.4% nel 2012;
        3-Il debito pubblico é all’80% mentre il nostro é al 120%;
        4- il deficit tedesco é dell’ 1% mentre il nostro é del 3.9%.
        5- Il reddito pro capite in germania é di 118 mentre in Italia di 101.
        Per non parlare della bilancia commerciale.

        Io credo, umilmente, che le riforme in Germania siano state fatte con acume e serietà. A partire dal Cancellierato socialdemocratico di Gerhard Schroder.

  2. La Germania ha grande competitività grazie alle riforme strutturali. E quindi se noi meridionali europei vogliamo eguale competitività dobbiamo adottare la stessa medicina, anzi per noi anche più amara visto che noi abbiamo più debito pubblico ecc ecc
    A nessuno però viene la curiosità di leggere attentamente il Trattato CE e nello specifico l’art. 87 comma 1 lett. c) che, guarda un pò il caso, prevede che vanno bene gli aiuti di Stato alle imprese localizzate nell’ex Germania est, ossia che va bene che la Germania aiuti le proprie imprese a fare concorrenza sleale a quelle del resto d’Europa fruendo di investimenti pubblici vietati agli altri Stati.
    Mi sa che la favoletta della Germania competitiva grazie alle riforme abbia le gambe un pò (tanto) corte.

    • L’art 87 comma 3 lett. a :
      3. Possono considerarsi compatibili con il mercato comune:
      a) gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente
      basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione.

      Come si intravede gli aiuti non erano previsti solo per i Laender orientali.

      Abbiamo 2 strade : o ci adattiamo agli standard tedeschi, oppure quella idea grandiosa che é l’Unione dei popoli Europei ( nata, vorrei ricordare, dopo la catastrofe della 2 guerra mondiale) fallirà miseramente. E’ ancora umilmente prevedo che le generazioni italiane future non ne trarranno vantaggio, anzi.

  3. @Calogero: che la Germania sia un paese più forte economicamente di noi, non mi pare una scoperta. Assegnare però questa forza alla deflazione salariale e ai minijobs mi pare eccessivo. Quelle politiche hanno favorito certo l’export, a danno della domanda interna. Dobbiamo seguire lo stesso percorso? E verso chi esporteremo, Marte?
    Peraltro c’è da ricordare che la Germania non è stata affatto un paese “virtuoso” in termini fiscali, avendo più volte sforato Maastricht. I paesi più rispettosi dei trattati sono stati Irlanda e Spagna.

  4. @Guido: Pochi anni dopo l’unificazione la situazione in Germania non era affatto rosea, considera che il tasso di crescita del pil in Italia e stato superiore per circa 10 anni di seguito a quello tedesco. E’ dal 2005 che la forbice ha cominciato ad allargarsi in favore dei tedeschi. Quelle riforme strutturali sono state decisive nell’ambito dell’economia tedesca.

    Non sto dicendo che dobbiamo esattamente seguire lo stesso percorso, infatti tra Germania e Cina i nostri prodotti dovremmo esportarli forse anche piu’ in là di Marte (ho trovato l’idea molto divertente, tra l’altro)

    D’altra parte ai tedeschi non conviene avere partner deboli, ne andrebbe di mezzo anche il loro benessere nel medio periodo. I tedeschi necessitano di un Europa forte.
    Il punto é che per convincere, secondo me, i tedeschi a promuovere politiche di sviluppo europeo (keynesiano) é necessario che, soprattutto, i paesi dell’Europa meridionale dimostrino di poter meritare questo tipo di sostegno.

    Dobbiamo smetterla di avere le finanze allegre. Mai i tedeschi faranno per l’Europa ,per esempio, cio’ che l’Italia ha fatto per il Mezzogiorno ( e mi esimo dal dire cosa, talmente lo trovo ripugnante da un punto di vista morale e miope da quello economico)

  5. [...] l’origine degli squilibri commerciali. Se in Germania i salari riprendessero a crescere, come chiedono i sindacati, ciò da una parte renderebbe i prodotti tedeschi più cari e meno competitivi rispetto a quelli [...]

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