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John Maynard Keynes spiega “Le conseguenze economiche di Mario Monti”

Devo scegliere il lavoro come la più illustre delle vittime della nostra politica monetaria. In queste circostanze i datori di lavoro propongono di ristabilire l’equilibrio con una riduzione dei salari, quale conseguenza della maggiore precarietà, indipendentemente dalla riduzione del costo della vita: il che vale a dire riducendo il livello di vita dei lavoratori, i quali dovrebbero sopportare questo sacrificio per permettere di sanare una situazione di cui non sono assolutamente responsabili, e di cui non hanno alcun controllo.

Il fatto che questa appaia una soluzione ragionevole è di per sé una pesante critica al nostro modo di dirigere gli affari economici (anche se ciò non implica affatto che debbano essere i datori di lavoro a subire la perdita). Come ad altre vittime della transizione economica del passato, ai lavoratori non si offre altra scelta che la fame o la sottomissione, mentre i frutti della loro sottomissione vanno a beneficio di altre classi.

Sul piano della giustizia sociale la riduzione dei salari dei lavoratori è insostenibile. Sono le vittime sacrificate al Moloch dell’economia, rappresentano in carne e sangue i “riassestamenti fondamentali” elaborati dal governo nazionale, dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea per soddisfare l’impazienza con cui i sacerdoti dei “mercati” vogliono livellare i differenziali tra i tassi d’interesse dei titoli di stato dei paesi periferici rispetto a quello della Germania. I lavoratori sono il “modesto sacrificio” ancora necessario per garantire la stabilità dell’Euro. La critica situazione dei lavoratori è la prima, ma non l’ultima (a meno che non ci assista molta fortuna) delle “conseguenze economiche del Professor Monti” (e della signora Merkel).

La verità è che siamo al bivio fra due teorie della società economica. L’una sostiene che i salari dovrebbero essere determinati facendo riferimento a quanto è “giusto” e “ragionevole” in un rapporto tra classi. L’altra, la teoria del Moloch economico, afferma che i salari dovrebbero essere determinati dalla pressione economica, altrimenti detta “realtà dei fatti”, e che tutta la nostra grande macchina debba procedere a rullo compressore, tenendo presente soltanto l’equilibrio generale, senza prestare attenzione alle conseguenze che comporta sui gruppi sociali.

L’Euro, affidato com’è al puro caso, con la sua fede nei “riassestamenti automatici” e la sua grande indifferenza ai particolari di carattere sociale, è l’emblema sostanziale, l’idolo di quelli che siedono nella cabina di comando.
Ritengo che nel loro cinismo, nel loro vago ottimismo, nella loro confortante fiducia che nulla di veramente grave possa accadere, vi sia temerarietà infinita. Nove volte su dieci nulla di veramente grave accade. Ma se continuiamo ad applicare i principi di una politica economica elaborata sulle ipotesi del laissez-faire e della libera concorrenza, vediamo che si verifica il decimo caso e, fra l’altro, conduciamo il gioco stupidamente.

Questo testo è stato scritto da Keynes nel 1925 come 5° capitolo del pamphlet “Le conseguenze economiche di Winston Churchill”. A parte qualche taglio ed attualizzazione (in quello scritto Keynes prevedeva la crisi che sarebbe arrivata quattro anni dopo, noi la stiamo già vivendo), ci siamo limitati a sostituire Churchill con Mario Monti (ed Angela Merkel), il gold standard con l’Euro, i minatori con i lavoratori in genere, La Banca d’Inghilterra con la BCE, il Tesoro di Sua Maestà con il governo e la Commissione UE e il cambio dollaro/sterlina con lo spread. E’ davvero sorprendente l’attualità del testo. Dopo 87 anni il dibattito è ancora lo stesso: far pagare la crisi a chi non può difendersi, oppure ribaltare la prospettiva, per il bene di tutto il Paese.

“Le conseguenze economiche di Winston Churchill” si può trovare nel volume “Keynes, Esortazioni e profezie” edito da “Il Saggiatore”.

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32 commenti su “John Maynard Keynes spiega “Le conseguenze economiche di Mario Monti”

  1. e vero e un inutile sacrificio umano che secondo me alla fine affossera questo sistama .questi stanno tenendo il sole con le corde per impedire che esso sorga,l,analista dice due teorie,ma io penso che tutte e due le teorie fanno parte del passato in quanto lo stasso keines e le sue brillanti intuizioni sono superate dagli stessi economisti post keinesiani che partendo da essi ci danno l,idea che alla fine non saranno le pazzie di chi ha programmato il nuovo ordine mondiale basato sulla sofferenza e l,inutile genocidio che hanno programmato consapevolmente o inconsapevolmente.alla fine l,intelligenza prevarra…le nuove tecnologie e la possibilita che i vecchi schemi vanno superati ,sono gia presenti nella nostra mente ,basta vedere il livello culturale medio dei nostri giovani,superiori a quelli della vecchia e decrepita classe “dirigente “inoltre nano tecnologie e tecnologie occultate gia da oggi potrebbero dar vita ad un economia qualitativamente migliore,e non di poco basta pensare solamente al fatto che i palazzi potrebbero gia nella edificazione essere costruiti con pannelli solari incorporati ,togliendo a questi vecchiacci il potere di gestire per fini egoistici beni comuni.come disse orwell tanti anni fa il nuovo e gia ora presente solo che è occultato

  2. Ma come si fa a paragonare la politica e la situazione del capitalismo e della crisi del 29 con quella attuale. Paragonare la politica economica di Churchill con quella di Monti e il gold standard con l’Euro.
    Inconcepibile! Una operazione che vuole a tutti i costi far diventare moderno Keynes là dove non è proprio il caso . E per finire qual’è il succo di tutta questa scellerata operazione?
    Dimostrare che allora come oggi si fa pagare la crisi sempre agli stessi . MA c’era bisogno di scomodare Keynes? Far diventare Keynes prezzemolino buono per ogni minestra?

    • Spieghi perché è inconcepibile. E’ un paragone che hanno fatto i migliori economisti,tra cui diversi premi Nobel. A noi non sembra affatto campato in aria, anzi.

      • Ti voglio solo ricordare che tutti i premi Nobel messi insieme non solo hanno provocato la crisi in cui viviamo, ma che sono gli stessi che dicevano che la crisi prima non c’era poi che era solo passeggera, poi che ne eravamo usciti.
        Con questi testimoni a supporto perdi la causa!

      • Figuriamoci se difendo gli economisti mainstream. Anzi, a maggior ragione, si può dire che il fatto che non abbiano (a parte Roubini) capito cosa stava accadendo, la dice lunga sull’inadeguatezza del paradigma neoclassico. Tuttavia gli economisti eterodossi (che come Keen avevano compreso molti anni orsono cosa stava per accadere) sono anch’essi concordi sul paragone tra euro e gold standard. E’ un paragone fondato.

  3. Beh Czingc m’ha anticipato sono daccordo con lui, oggi di Keynes davvero ne parlano tutti, come il profeta mai ascoltato un “Gesù” dell’economia crocifisso nel tempo a cui oggi però ci dobbiamo votare.

  4. Non è questione di scomodare Keyens. E che le politiche economiche che vengono portate avanti sono le stesse che hanno portato alla crisi del ’29 come alla crisi attuale. I psseudo modernisti, sono ancora più vecchi di Keynes, con i loro liberalismo da quattro soldi.
    Keynes ha descritto il sistema econmico del ‘900 e nessuno è ancora riuscito a dimostratre che si sbagliava. E quand’anche vi fosse un caso di successo (il Cile di Pinochet?), gli stessi risultati (se non migliori) potevano essere ottenuti con le politiche keynesiane, che avrebbero procurato minor sofferenza alla fascia più debole della popolazione, verso la quale si accaniscono i geni dell’economia alla Monti, che si rifanno ad un’impostazione teorica di fine ‘800 e che non esiste nella realtà. .

    • Fino a che non si capisce che sia per dimensione, sia per prospettive questa crisi è diversa da tutte le altre non si riuscirà a capire ne le origii di questa crisi, nè tantomeno le ricette per uscire. Dopo questa crisi, il mondo sarà diverso!
      Ripetto al ’29 questa crisi può essere paragonata solo per gli effetti, ma come si è prodotta e come si è sviluppate è altra cosa. Pensare che si possa uscirne con le ricette Keynesiane, valide per quel capitalismo, è come ripetere gli aforismi di Tremonti. Paragonare ricette che erano valide( forse) per un capitalismo produttivo con le stesse ricette di un capitalismo finanziario è come spargere buonismo a buon mercato! E’ come dire state buoni, perché le ricette ci sono , sono loro che sono cattivi. Non è così!

      • La crisi ha avuto origine nel settore finanziario, ma in seguito ai presupposti – che si sono rivelati falsi – che le liberalizzazioni avrebbero permesso un diffuso benessere. Le risposte che arrivano dal sistema politico insistono con le liberalizzazioni, attaccando i diritti dei lavoratori, anzichè ammettere che i provvedimenti assunti hanno condotto alla crisi che stiamo vivendo. In altri termini, si cerca di far pagare la crisi, anzichè al sistema finanziario, ai ceti più deboli della società. Ma questa politica è politicamente ingusta ed economicamente sbagliata.
        E’ economicamente sbagliata perchè – ti piaccia o no – con i disoccupati che superano il 10% (e raggiungono il 25% in Spagna) è evidente che non è attraverso una compressione del potere d’acquisto delle famiglie (ossia della domanda) che si potrà risolvere i problemi e rilanciare l’economia.
        Fino a quando non si è disposti a confrontarsi su questi aspetti – molto reali e concreti – o si fanno delle chiacchere o si auspica un peggioramento delle condizioni di vita delle classi sociali più deboli.

      • Mi sembra che tu ripeta una cantilena… non porti nessun argomento. “Il capitalismo finanziario”, come se nel 1929 la crisi non fosse scoppiata proprio in borsa, come se non ci fosse stata anche allora la deflazione da debito, le bolle e quant’altro. Questa mania da anni 90 di voler dire che tutto è cambiato per cui non valgono le leggi dell’economia di pochi anni prima è ridicola. Perlatro la destra cerca di risolvere la crisi con le ricette della destra degli anni 30 e come quella sta fallendo. Anzi, sta facendo in certi casi peggio.
        A sinistra, Obama ha interrotto il deficit spending e sta rimettendo il paese su una brutta china, esattamente come fece Roosevelt nel 1937 (poi si corresse).
        Non ti dice nulla questo?
        Il fatto che la ricetta dell’austerità fallisce oggi e falliva allora è un forte indizio *a favore* della teoria keynesiana.

  5. io penso invece che l’unica risultanza di tali comportamenti, porteranno allo sfascio totale e coseguentemente a atti di vera violenza…. Hanno tolto il pane e il divertimento(panem e circense) Eal popolo sta cosa non va giu per niente. Chiedo scusa se non sono acculturato ne posso esprimermi con termini tecnici ,ma da uomo di popolo avverto che la corda si è rotta…………..chi vuol capire capisca.

  6. “…i salari dovrebbero essere determinati facendo riferimento a quanto è “giusto” e “ragionevole” in un rapporto tra classi…”

    Bisognerebbe anche che fossero determinati facendo riferimento a quante risorse fisiche sono realmente disponibili; prima dell’equità viene la realtà materiale. Con le illusioni finanziarie a debito abbiamo tentato vanamente di violare questa granitica regola.

    • Negli anni ’80 il rapporto fra redditi dei salariati e redditi dei capitalisti era 40 a 1 oggi è del 1000 a 1 A prescindere e non tenendo conto degli eccessi alla Marchionne. Di queli risorse fisiche bisogna tener conto per determinare i salari?

  7. Siccome son nel campo nemico, cercherò di essere istantanea.
    Il keynesismo non funziona.
    Non ha mai funzionato.
    Ha solo prodotto macerie e debiti, debiti, debiti.
    Volete la prova?
    Ve la faccio dare dal ministro del tesoro del governo Roosevelt.
    Nel 1939, poco prima della discesa in campo degli Usa contro Hitler, disse:

    ”We have tried spending money. We are spending more than we have ever spent before and it does not work. And I have just one interest, and if I am wrong…somebody else can have my job. I want to see this country prosperous. I want to see people get a job. I want to see people get enough to eat. We have never made good on our promises… I say after eight years of this administration we have just as much unemployment as when we started… And an enormous debt to boot!” (Secretary of the Treasury, Henry Morgenthau).

    Non furono le inutili spese pubbliche del New Deal a fare ripartire l’economia americana. Furono le spese militari della Seconda guerra mondiale.

    L’attuale crisi non è stata determinata dagli appettiti voraci della finanza internazionale, ma dai debiti accumulati dagli stati che hanno seguito il pifferaio magico Keynes.
    La voracità della finanza non è nulla di fronte alla voracità dello stato socialdemocratico.
    La Merkel ha perfettamente ragione a non volere allargare i cordoni della borsa.
    Infatti, la soluzione non è né l’intervento della Bce né l’aumento assassino del carico fiscale, che ci sta uccidendo a tutti.
    L’unica soluionw è ridurre ai minimi termini la spesa pubblica ossia mandare i parassiti di stato a cercarsi un lavoro vero.
    L’unica cura è seguire Hayek.
    Negli anni ottanta la Thatcher ha seguito Hayek e la Gran Bretagna è ripartita.

    Mandiamo Keynes a quel paese al ritmo del rap:

    • “Non furono le inutili spese pubbliche del New Deal a fare ripartire l’economia americana. Furono le spese militari della Seconda guerra mondiale.”

      Quindi la spesa pubblica in deficit funziona. E più se ne fa, meglio funziona. C.V.D.

      “L’attuale crisi non è stata determinata dagli appettiti voraci della finanza internazionale, ma dai debiti accumulati dagli stati che hanno seguito il pifferaio magico Keynes.”

      Irlanda e Spagna avevano enormi debiti pubblici? No, al contrario erano i paesi più virtuosi. Ma avevano un problema: un enorme debito privato. Prescindere dai dati basilari della realtà porta a non capire cosa è successo e cosa succederà.

      Il rap è molto carino, solo che quello scontro intellettuale Hayek lo perse, contro Sraffa.

    • A riprova che qualcosa non funziona nella tesi di Regina di Giove è il Giappone: il paese con il più alto debito in rapporto al pil (oltre il 220%). Eppure pagano sui loro titoli pubblici decennali meno dell’1%. Meno degli stessi Stati Uniti. E non mi sembra che siano un popolo sull’orlo della disperazione (almeno per questi motivi). Come mai?
      Le politiche economiche keynesiane non funzionano?
      Vi sono numerosi ostacoli nel sistema prima che possano esplicarsi gli effetti desiderati. Il sistema può cadere nella trappola della liquidità (politica monetaria inefficace). Di nostro, abbiamo fatto in modo che anche la Bce abbia le mani legate o sia comunque ispirata a teorie monetariste (queste sì del tutto strampalate e campate in aria: negli Usa la M1 cresce del 17% e il deflattore del pil è intorno al 2%!).
      Ma anche ammesso che si porti i tassi a zero, non è detto che gli investimenti si riprendano (mentre secondo le vostre teorie gioviane, dovrebbero essere illimitati). Per la semplice ragione che non vi è comunque convenienza ad investire (almeno secondo ciò che pensano o hanno in testa gli imprenditori).
      Sicchè – in tali circostanze – Keynes riteneva necessario “un certo grado di socializzazione degli investimenti”.
      Quindi altrettanto sinteticamente: il vostro mondo perfetto basato sulle leggi di Walras, non solo non esiste (almeno su questo pianeta, non so su Giove), ma continuare a perseguire le politiche di laissez faire che ne discendono ci ha portato sempre più vicino al disastro che abbiamo di fronte.
      Quando saranno effettivamente attuate le politiche keynesiane di investimenti pubblici (come lo furono negli anni del dopo guerra anche in Italia e che ci diedero il boom economico) potremo riparlare della loro efficacia.
      Fino ad allora, le vostre teorie ottocentesche, non faranno altro che peggiorare le condizioni di vita della maggioranza della popolazione.

  8. Giusto un paio di precisazioni:

    Il debito pubblico spagnolo è molto più basso di quello dell’Italia, ma è in spaventosa crescita a causa di anni di scellerate politiche socialiste (politiche socialiste = dare da mangiare ai fannulloni di stato i soldi della gente che lavora) di Zapatero:
    36% nel 2007, 70,1% nel 2011.
    Si prevede che crescerà ancora.
    Si potrebbe obiettare: ma il debito tedesco è più alto di quello spagnolo.
    Certo, ma si prevede che scenderà a causa della condotta virtuosa dei tedeschi:
    81% nel 2012 e si prevede 79,8% nel 2013

    Ma a mio parere, finché il debito pubblico non sarà prossimo alla zero, ossia finché l’Occidente non abbandonerà definitivamente l’illusione keynesiana e non abbraccerà definitivamente il modello reaganiano-tatcheriano, l’Occidente non avrà nessuna possibilità di resistere all’offensiva economica (anche militare?) dei paesi in crescita. Guardate alla ex stracciona India che adesso ci umilia.

    Quindi, la situazione spagnola non smentisce di una virgola il fatto che il debito pubblico è la causa prima della crisi.
    Certo, c’è anche uno spaventoso debito privato ad aggravare la situazione creata dal debito pubblico spagnolo.
    Ma chi ha convinto i governi e la gente che risparmiare fa male mentre consumare a più non posso, anche indebitandosi, fa bene?
    Ma sempre lui, il pifferaio magico Keynes.
    In conclusione; se il debito pubblico è la causa prima della crisi, il debito privato ne è la causa seconda.

    Qui c’è un interessante articolo su una lettera del 1932 in cui il pifferaio magico dice peste e corna del risparmio:
    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9421

    Il debito pubblico giapponese è spaventoso:
    241% nel 2012!!!!
    Ma infatti il Giappone non può essere citato come esempio positivo:
    l’economia giapponese non cresce da troppi anni e si teme che in futuro – anche a causa dei costi esponenziali dell’invecchiamento della popolazione – non potrà sostenere la concorrenza dei dinamici e giovani vicini, dalla Corea del sud all’India.

    Infine, se le ricette keynesiane (invero già adottate dai governi prima che Keynes pubblicasse i suo sporco libello) funzionassero davvero, avrebbero dovuto funzionare già entro il 1939. In realtà lo stesso ministro del tesoro nel 1939 dichiarò il fallimento di quelle politiche (vedi precedente commento). E poi, a differenza delle poco utili o inutili spese pubbliche del new deal (si faceva prima a pagare la gente per scavare le buche e per ricoprirle) le spese militari, purtroppo, erano utili e inevitabili, se non si voleva finire a parlare tedesco.
    Tuttavia, Hayek ebbe da ridire anche sulle spese militari: d’accordo, non se ne può fare a meno, ma non è che producono vero reddito, semplicemente producono la piena occupazione garantendo però un reddito da fame a ciascuno.

    Hayek si confronta con Keynes sulle spese militari nella seconda puntata del rap:

    • Il debito pubblico spagnolo è molto più basso di quello dell’Italia, ma è in spaventosa crescita a causa di anni di scellerate politiche socialiste (politiche socialiste = dare da mangiare ai fannulloni di stato i soldi della gente che lavora) di Zapatero:
      36% nel 2007, 70,1% nel 2011.

      No, è dovuto al salvataggio delle banche, come in Irlanda (che non è certo un paese socialista). Lei prescinde dai fatti, in compenso si consola con la fiction dei rap austriaci.

      • Per fortuna abbiamo avversari davvero scarsi, sono talmente ideologizzati che non ri-conoscono nemmeno le origini della crisi attuale. Insistono con il tasto del debito pubblico, peccato che qualsiasi persona che vive sulla terra sa che l’origine del debito è privata e che l’esplosione dei debiti pubblici è una conseguenza del fatto che gli stati si sono accollati le perdite del settore privato. Non è un caso che la crisi sia scoppiata con più virulenza negli stati che applicavano una sorta di fiscal compact (Spagna, Islanda, Irlanda, stati baltici). Ma l’apice della comicità lo raggiunge quando cita Reagan come un modello virtuoso, dimenticandosi o forse non sapendo nulla delle conseguenze della supply-side sul debito pubblico americano. I neoliberali cominciano a fare tenerezza, di fronte alla cruda realtà non esitano a sparare delle balle spaziali.

  9. “…Il debito pubblico spagnolo è molto più basso di quello dell’Italia, ma è in spaventosa crescita a causa di anni di scellerate politiche socialiste…”

    Il debito spagnolo scendeva linearmente fino al 2007 (dato Commissione Europea). Poi i governanti hanno avuto la fantastica idea di non mandare all’inferno il comparto bancario, lo hanno salvato con i soldi dei contribuenti; il risultato è che nel 2011 hanno sfondato il 70%. La situazione comunque peggiora di continuo.

    Così, mentre i fannulloni pubblici andavano a lavorare per far funzionare le scuole e le strade, gli onesti delinquenti in cravatta divoravano la Spagna, e venivano poi salvati con i risparmi dei cittadini, i quali ora vengono sfottuti e minacciati per ringraziamento. Allegria.

  10. La Regina di Giove è fantastica. Prima addita il debito come causa di tutti i mali. Poi scopre che la Spagna è più virtuosa della Germania. Ma se le cose vanno male in Spagna è colpa dei governi socialisti, nonostante il debito sia ancora inferiore a quello tedesco. Ma i primi pagano oltre quattro punti percentuali in più dei secondi. Ed ora anche gli olandesi finiscono per pagare in più dei tedeschi, sebbene con queste logiche farlocche dovrebbero pagare meno sia dei tedeschi che degli americani (come Marco Onado ricorda in prima pagina sul Sole 24 Ore del 28/4).

    Nessuno ha portato il Giappone come modello, ma la Regina di una stella mancata non risponde al fatto chei vi sono paesi più indebitati di quelli considerati sicuri, che pagano meno interessi sui loro titoli pubblici (e quindi non vivono nessuna crisi finanziaria) e altri che pur avendo debiti pubblici inferiori a paesi considerati affidabili pagano interessi nettamente superiori (e rischiano di diventare o insolventi o strangolare l’economia o …. uscire dall’euro).
    La ragione è molto semplice: negli Usa e in Giappone le banche centrali fanno il loro mestiere. Nella zona Euro, grazie a politiche monetarie ed economiche antiquate, sbagliate e fallimentari (come è evidente a tutti tranne a quelli che vivono in altri pianeti), si creano i paradossi di cui si è detto prima.

    Tralasciando le provocazioni sui fannulloni (del tutto gratuite), vorrei ricordare alla regina di un altro mondo, che in Germania lo Stato garantisce ai disoccupati un reddito minimo garantito paragonabile a quello che percepiscono la maggioranza dei nostri pensionati. E tale diritto è riservato anche agli stranieri, se vi risiedono da almeno due anni. Questo per dire che anche in Germania vi è lo stato sociale e sarei ben disposto ad applicarlo e a trasferirlo in Italia (il problema è che in Italia abbiamo a che fare con persone che si ritengono furbe e quindi evadono le tasse o percepiscono pensioni di invalidità a cui non avrebbero dirittto e che sarebbero capaci di prendersi anche i sussidi di disoccupazione pur avendo un’attività commerciale, come del resto magari succede quando usufruiscono delle agevolazioni o delle esenzioni sui servizi pubblici locali come gli asili, mentre i loro dipendenti devono pagarsi interamente la retta!).

    Quanto a Roosvelt, come Obama oggi, non applicarono fino in fondo le politiche keynesiane, perchè ancora impregnati di una cultura antiquata, di fine ottocento, che non capisce la differenza tra il livello individuale e il livello macro. L’esaltazione del risparmio come virtù individuale può anche andar bene. Ma quello che proprio non riuscite a comprendere, voi che vivete in un altro pianeta, è che ciò che può andar bene per il singolo non necessariamente andrà bene per una collettività nel suo insieme. Se tutti potessero risparmiare anche il 50% del loro reddito, la vostra gioia verrebbe spazzata via come neve al sole quando vi accorgerete che vi sarà un calo della domanda di beni consumo, che indurrà le imprese a ridurre l’occupazione, prima tra quelle di quel settore e poi anche tra quelle dei beni di investimento perchè le imprese del primo settore ridurrano a loro volta la domanda di nuovi macchinari. Non c’è che dire: un notevole risultato!
    Consumare a debito, quinidi? Questo è quello che voi avete propagandato negli Usa, permettendo al sistema finanziario di elargire prestiti a persone che non sarebbero stato in grado di ripagare, ma che sono state invogliate da formule commerciali-finanziarie truffaldine che caricavano sulle prime rate solo gli interessi e lasciavano la mazzata alle rate successive (qualcuno che controllasse non sarebbe stato opportuno? magari organi dello Stato?). Ma scoppiato il bubbone, il sistema finanziario è stato bravissimo a richiedere l’intervento pubblico e il gioco è ricominciato.
    In realtà, quello che emerge da questa storia è la classica socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. Questi liberisti da strapazzo (che citano magari Adam Smith, senza nemmeno conoscerlo davvero), sono solo capaci di gridare meno stato più mercato, ma tacciono quando lo Stato interviene a favore delle imprese, per tornare subito dopo a chiedere la riduzione della spesa sociale, quella che dovrebbe alleviare le sofferenze delle persone che sono state espulse dal mercato del lavoro da imprese che erano praticamente fallite e che magari sono state salvate dai soldi dei contribuenti pubblici (tanto negli Usa, quanto in Italia).
    Lor signori dovrebbero – se fossero onesti – ammettere di aver fallito e dovrebbero far la cortesia di … andare su un altro pianeta (Giove sembra sia disposto ad accoglierli).

  11. [...] John Maynard Keynes spiega “Le conseguenze economiche di Mario Monti” [...]

  12. Accidenti, non ho avuto tempo di rispondere a questa montagna di penose fregnacce….
    Spero di avere tempo domani.

  13. Certo che se i chicago boys sono arrivati a propagandare la propria ideologia attraverso video rap, sono proprio messi male.
    E’ bello poi vedere come ci si riempie la bocca di cose che non si conosce, quando si parla di Corea del Sud, sarebbe opportuno sapere qual’è stato l’iter dello sviluppo economico di quel paese, con le ricette liberiste? No signore!
    Consiglio di leggere “Cattivi samaritani” di HA-JOON CHANG, economista sud coreano.

  14. Credo che non ci si stia accorgendo di una cosa fondamentale: quello che stiamo vivendo oggi e’, ne piu’ ne meno, che la battaglia finale tra il Bene (welfare) ed il Male (neoliberismo mercatista). L’ esercito del male, si e’ armato nel 1954 in un piccolo Hotel di una cittadina olandese ed uno dei suoi generali, sostiene che “la sovranita’ sovrannazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali e’ sicuramente preferibile all’ autodeterminazione nazionale praticata nei secoli precedenti” (David Rockfeller 1991) e guarda caso, per esempio in Italia, con un colpo di stato e’ stato deposto un Governo (per quanto marcio, corrotto ed ingovernante) frutto dell’ autodeterminazione nazionale, per instaurare un governo il cui rappresentante appartiene all’ esercito di Rockfeller. Idem per la Grecia e siamo solo agli inizi. Ora penso che chiunque si appresti a studiare,socialmente ed economicamente, il nostro presente; debba tener conto di questa battaglia finale per potere individuare, con indubbia certezza, chi rappresenta il Bene e chi il Male, tutto qui'; confondere gli uni con gli altri e’ operazione stremamente pericolosa. Stiamo attenti, puo’ darsi che nel prossimo futuro, l’ esercito del Male adotti strategie diversive e depistanti con piccoli contentini qua’ e la’. Occorre stare all’erta e ricordarsi chi appartiene ad una forza e chi all’ altra; ne va del nostro futuro.

  15. DA SERGIO R……. I primi a mistificare sono proprio gli austriaci, a cominciare dall’uso estensivo che fanno del termine socialismo (fin da Hayek) per indicare tutto ciò che ha anche minimamente a che fare con lo Stato.Il socialismo può piacere o non piacere, ma ha una sua connotazione storica e politica abbastanza precisa. Per gli austriaci, invece, la semplice presenza di uno Stato come entità sovraindividuale con autonomia impositiva è già di per sé un segnale di socialismo. Poco importa, poi, se all’atto pratico lo Stato non redistribuisce affatto il reddito, anzi, sistematicamente ruba ai poveri per pagare i lussi dei ricchi, come ci insegna il bailout del 2008 o come ci conferma la diversa aliquota alla quale sei soggetto negli USA se hai una normale attività produttiva rispetto a chi, invece, vive di rendite finanziarie. Per gli austriaci vale la formula Stato = socialismo. In realtà, questo uso estensivo del termine “socialista” risponde a una precisa e deliberata strategia di mistificazione. Bisogna tener conto, infatti, che negli Stati Uniti (dove il libertarismo si è diffuso inizialmente) il termine “socialista” provoca incubi anche al più radical e al più liberal (quelli che da noi si definiscono genericamente “di sinistra”). Si inventa, insomma, uno spauracchio (lo Stato totalitario socialista) per giustificare di fatto il laissez-faire, ossia per giustificare che chi è più ricco non è tenuto a pagare per chi è più povero. È il solito trucco: fai paura alla gente e la gente farà quello che vuoi. Devi far credere ai gonzi che lo Stato limita la libertà dell’individuo, così i gonzi accetteranno di buon grado di rinunciare allo stato sociale e a quel poco di diritti che ancora rimangono loro.Il manganello non sarà più quello della FED o dello sceriffo locale, sarà quello dell’agenzia di mercenari, ma il manganello privato è notoriamente più efficiente di quello pubblico e, soprattutto, non costa un cent alla collettività. Inoltre, non ci sarà coercizione. Ci sarà un libero contratto, per cui il manganellato accetterà preventivamente di farsi bastonare a piacimento. Hayek contesta che la maggioranza abbia diritto a prendere decisioni anche per la minoranza, mentre ritiene assolutamente naturale che una minoranza di non meglio definiti saggi, o eletti, “ispiri la maggioranza”, di fatto decidendo per tutti. Ma certo che se uno non legge mai il testo può credere a quello che vuole e far dire a Hayek quello che vuole. Quello che impropriamente viene definito anarcocapitalismo è di fatto la giustificazione teorica del diritto del più forte a decidere anche per il più debole. Hayek non accetta che i pezzenti abbiano diritto di voto e, in tal modo, possano obbligare i più ricchi a cedere una parte della propria ricchezza a chi ha di meno. Il povero, per lui, è uno sfigato che è stato incapace di provvedere a se stesso, non merita alcuna assistenza se non quel minimo che lo renda innocuo e lo faccia desistere dal rubare al più ricco. Ma per non apparire elitarista, Hayek aggira abilmente il problema rovesciando i valori. Si inventa il concetto di “dittatura della maggioranza” creando una vittima della coercizione (la povera minoranza di più ricchi che deve sottostare alla volontà della maggioranza di poveri e scemi) per giustificare, di fatto, il diritto di quella stessa minoranza a sfruttare eternamente i meno fortunati.L’anti-statalismo degli austriaci, come non mi stancherò mai di ripetere, è solo fuffa, è solo una cortina fumogena dietro cui nascondere l’unico vero intento, eliminare lo stato sociale. Lo Stato esisterà sempre, non foss’altro per sancire il diritto (naturale e inviolabile per tutti gli austriaci) alla proprietà privata.

  16. Ludwig von MISES
    «Tutta la nostra civiltà si fonda sul fatto che gli uomini sono sempre riusciti a respingere l’attacco dei redistributori».

  17. Da”Il piu grande crimine”Barnard

    IL MERCATO GENERA PERFETTO EQUILIBRIO DEI PREZZI e’’idea secondo cui lo Stato deve starsene da parte e non interferire nel Mercato. Essa ha ispirato tutta la scuola Neoliberista dagli anni ’70 in poi, quella che ha colonizzato i governi, le università, le amministrazioni pubbliche e private, e i ministeri con i loro uomini formati a queste idee. Di fatto sono i padroni dell’economia oggi, quelli contrari a qualsiasi regolamentazione pubblica del lavoro, della previdenza, delle banche, del commercio. E se lo Stato deve starsene da parte, di nuovo esso NON DEVE SPENDERE a deficit per i cittadini. Gli ideologi odierni principali sono stati gli economisti Gerard Debreu, Kenneth Arrow, Frank Hahn (i Neoclassici), ma anche Milton Friedman, Carl Brunner, Alan Greenspan (i Monetaristi) e gli esponenti della scuola austriaca come Friedrich Hayek e Ludwig von Mises.

    PER OTTENERE LA PIENA OCCUPAZIONE SI DEVONO ABBASSARE GLI STIPENDI. Pur essendo nato da convinzioni a volte genuine, questo mantra è oggi
    sfruttato per ben altri fini da Confindustria e da tutta la destra economica mondiale.Esso fu riconosciuto come fasullo persino da Henry Ford già negli USA degli anni
    ’30-‘40. Si tratta del concetto chiave in malafede del Neomercantilismo delle grandi industrie dell’export (in particolare quelle franco-tedesche), cioè: deprimere i salari –
    illudendo i lavoratori che così si creerà occupazione, per esportare a prezzi concorrenziali pur creando povertà domestica. La maggior povertà deriva dal fatto che abbassare i redditi significa anche tagliare il potere di spesa dei cittadini, che ovviamente acquisteranno meno beni e servizi, e questo a sua volta taglia i profitti delle piccole medie aziende che li offrono. Le p/m aziende sanno di non vedere e ovviamente non assumeranno in quelle condizioni, e non solo, neppure investiranno, e anche questo limita l’offerta di posti di lavoro. Infine esse licenzieranno e precarizzeranno, il che completa il girone infernale di una crescente disoccupazione. Ma è proprio la massa disoccupata che fa il gioco dei Neomercantili, che così possono ricattare i lavoratori in competizione fra loro assumendoli per paghe da fame. Si tratta del ‘vangelo’ di tutti gli economisti Neoclassici, come Gerard Debreu, Kenneth Arrow, Frank Hahn, ma anche della scuola austriaca di Von Mises e Hayek, dei New Keynesians conservatori come Greg Mankiw e dei Neoliberisti in generale.

  18. Ci sono alcune persone altamente ideologizzate (troppe) che fingono di non capire che la NOSTRA crisi non esiste, che è creata e mantenuta ad arte, e che finirebbe domani stesso se domani abbandonassimo quest’incredibile follia euro-nazi-liberista!

  19. Salve a tutti sono un ragazzo che sta facendo la sua tesina su john keynes qualcuno ha consigli da darmi o idee importanti?grazie.

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