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Hayek aveva torto (realtà contro fiction)

E’ probabile che molti nostri lettori abbiano visto su Youtube il famoso rap “Fear the boom and bust“, una rivisitazione moderna dello scontro intellettuale tra Keynes e F.A. Hayek. A chi non l’ha ancora visto, consigliamo di farlo e di guardare anche il seguito. Sebbene siano stati prodotti da chi apertamente parteggia per le tesi dell’economista austriaco, i due rap sono molto godibili. Ovviamente Hayek “vince” lo scontro intellettuale, ma a ben vedere neppure nella fiction riesce a rispondere in modo convincente alla domanda di Keynes: “Cosa faresti per i disoccupati? Staresti seduto ad aspettare che il mercato di autoriequilibri?”

Ma nella realtà come andò a finire il tanto celebrato duello? La verità è che non ebbe mai luogo. Ce lo spiega Alessandro Roncaglia analizzando, per la Rai, la vita e le opere di Hayek. Nella realtà infatti Keynes non ingaggiò nessuno scontro, nonostante Hayek avesse scritto saggi e libri contro le sue teorie. Diede invece mandato a Piero Sraffa di confutare le tesi dell’economista austriaco. Sraffa – ci racconta Roncaglia – ebbe talmente successo nel compito che Hayek smise di occuparsi di teoria economica per dedicarsi alla filosofia economica. Ovviamente non leggerete mai questa storia nei libri celebrativi su Hayek.

Se, dopo aver ascoltato la pur ottima esposizione di Roncaglia, non vi sarà chiaro qualcosa delle teorie di Hayek, non crucciatevi. Robert Skidelsky racconta che quando l’economista austriaco espose le sue tesi a Cambridge fu accolto dal silenzio. Per rompere il ghiaccio Richard Kahn domandò: “Nella sua visione, se io domani uscissi e comprassi un soprabito, aumenterei la disoccupazione?”. Hayek si girò verso la lavagna piena di triangoli e rispose “Sì, ma sarebbe necessaria una lunga argomentazione matematica per dimostrarlo”.

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5 commenti su “Hayek aveva torto (realtà contro fiction)

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  2. Complimenti e grazie. Se qualcuno aveva dubbi sulla correttezza della teoria di Hayek, dopo aver letto questo articolo avrà gli argomenti chiave per convincere qualsiasi “austriaco” della inferiorità delle sue tesi!

  3. penoso, tifo da stadio su grandi studiosi. qui tutti resteranno sempre sulle loro posizioni, inutile stare a discutere. il vostro problema è che se la realtà non corrisponde alla teoria, tanto peggio per la realtà. una cosa sono i fogli e le formule, altro il mondo reale. tanto che i modelli previsionali econometrici da quei tempi si sono sviluppati immensamente, e cosi le teorie. ma paradossalmente piu si comprendono le complessità, più si affronta la finitezza dei modelli. la questione della domanda di keynes è dirimente epistemologicamente. cosa può fare un economista per i disoccupati? nulla. al massimo assumerne uno. è l’impresa, è il framework giuridico che può fare qualcosa. l’economista studia la realtà e sviluppa i nessi causali tra eventi e precedenti. per cui comprende, come nella psicoanalisi, la realtà ex post. questa esperienza può essere utile per le azioni future. ma da qui a dire che una teoria può prevedere interventi in modo da manipolare il mondo offrendo la piena occupazione ce ne passa. dato che ancora nei sistemi caotici influenzati dalle condizioni iniziali (sconosciute) come la società umana, non sono prevedibili gli output in presenza di fattori non previsti (e l’interazione degli umani non entra nel foglio di calcolo), ecco le conseguenze inintenzionali non previste dall’interventismo. keynes sarà efficace quando si sarà scoperto il bosone di higgs. per ora ha prodotto montagne di debito pubblico. ma tanto sul lungo termine saremo tutti morti, come disse. in ciò aveva ragione. infatti lui è morto, e noi dobbiamo pagare il debito

    • il suo commento e’ esattamente di partito preso come lei vorrebbe imputare al blogger. Di piu’, e’ semplicemente sofistico e dissociato dalla realta’. Per lei evidentemente la differenza tra l’applicare una politica di tassi restrittiva o espansiva, per dirne una, non ha nessun effetto sull’economia. Per non parlare delle fantomatiche montagne di debito lasciate dal Keynesismo, di cui non c’e’ traccia alcuna. Vero, l’economia implica comprendere ex-post, ma ex-post ci sono anche dati di cui bisognerebbe avere rispetto, pena fare orazioni ideologiche.

  4. Caro Mario Rossi si vede proprio che le conosce le teorie keynesiane per sentito dire , magari dalla stampa . Se lei la conoscesse veramente non parlerebbe così . Nei modelli keynesiani e post keynesiani ci sono dei precisi parametri per contenere i debiti degli Stati . E poi che che cosa sono gli eccessivi debiti degli Stati ? Non sono altro che la conseguenza di concentrazione di ricchezza in poche mani e la teoria keynesiana lo spiega bene . Se concentrammo la ricchezza , si crea una caduta della domanda aggregata perché i ricchi per quanto possano mangiare non mangeranno mai quanto una multitudine di gente normale perché diminuiranno i consumi, investimenti ed aumenterà’ la disoccupazione il pil decrescerà creando pauroso deficit . Inoltre la globalizzazione selvaggia , senza limiti , fatta da criminali , ha portato la produzione dall’occidente all’Asia con conseguenze che il capitale industriale non crea più plus valore adeguato e quindi debito . La globalizzazione doveva essere fatta gradualmente e questo chi l”ha voluto ? Il neo liberismo . Il debito pubblico caro Mario e’ creato non per l’eccessiva spesa , ma perché non si produce più ricchezza . Se si taglia i consumi ed investimenti si fa cadere il pil, cadendo il pil si crea debito pubblico . Più si taglia e più ci si indebita . Tutti gli Stati occidentali hanno problemi sul debito, anche la Germania . In Italia , che ci siano degli sprechi immensi e ‘ vero .

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