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La riforma del lavoro è iniqua e deprime la crescita

La riforma del mercato del lavoro proposta dal Governo Monti e sulla quale si sta dibattendo, è iniqua per i lavoratori e dannosa per il sistema economico. Un giudizio che non lascia appello e che questa volta ci proviene da Felice Roberto Pizzuti (docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza) dalle colonne del Manifesto.

Sull’iniquità, consistente nell’assenza di obbligo di reintegro del lavoratore da parte del datore di lavoro, può bastare “semplicemente” ricordare che il dettato mercifica il diritto al lavoro, sancito dalla nostra Costituzione, spostando l’equilibrio dei rapporti di lavoro “a favore della controparte che già è dotata di maggior potere e mezzi e che adesso può farli prevalere pur in assenza di motivazioni riconosciute come valide dalla magistratura.”

Ma se non bastasse la riforma, che tecnica vorrebbe essere, non risolve aspetti di debolezza strutturale del nostro mercato del lavoro, mentre “sollecita” la fuoriuscita di lavoratori dal mercato, derivando tale debolezza da una carenza di domanda frutto dell’ “obsolescenza” innovativa del sistema produttivo italiano e della scarsa competitività che ne consegue. Con il bel risultato di deprimere ulteriormente la domanda e di alimentare la recessione.

Per Pizzuti, inoltre, la riforma Monti-Fornero “non immette maggiori certezze nel sistema produttivo, ma – anzi – ne aumenta l’instabilità la quale è il nemico principale della crescita e della possibilità che essa sia qualitativamente compatibile con le esigenze sociali e ambientali sempre più ineludibili per generare sviluppo economico, sociale e civile nel medio e lungo periodo.”

Sarebbe piuttosto il caso che la politica riprendesse gli spazi che le sono propri, perseguendo obiettivi di sviluppo e coesione sociale lungo il solco dei princìpi della democrazia. E sgombrando, una volta per tutte, il campo dal terribile equivoco che la “tecnocrazia” ha creato, l’esistenza cioè di leggi economiche ineludibili che debbono essere messe nella condizione di poter funzionare, secondo i dogmi di quella dottrina neoliberista da cui la crisi stessa ha tratto origine.
Insomma, per parafrasare un noto detto: l’operazione non è riuscita e in più il paziente è morto.

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6 commenti su “La riforma del lavoro è iniqua e deprime la crescita

  1. si..ecco il punto..!!sarebbe ora che la politica riprendesse il suo ruolo?ma quale politica ?e quali politici?una volta che si sono annullati da solo la possibilita di intervenire?dove anche persone alla Di pietro quanto parlano fanno demagogia e non hanno un quadro minimamente chiaro della situazione..penso che a questo punto se si vuole fare qualcosa bisogna chiedere ai cittadini ,i politici sono incapaci completamente di gestire la crisi,non solo non hanno una visione economica chiara ma neanche una visione geopolitica chiara…..e il momento anche di affidarsi ai sapienti purche questi non abbiano le mani in pasta…

  2. Se il percorso intrapreso dall’attuale governo è sbagliato,.perchè la direzione scelta è proprio questa?

  3. Mi pare che continui ad esserci un po’ di mistificazione su questa riforma, vi ricordo che la stragrande maggioranza dei lavoratori che hanno vinto cause con alla base il ricorso l’art 18 (300 in tutto negli ultimi 5 anni) hanno scelto l’indennizzo (in 230, mentre solo 70 hanno scelto il reintegro). Quindi finiamola di alzare tutto questo polverone sull’art 18, i punti focali sono altri

    • Caro Giulio, forse tu hai ragione quando dici che ‘la maggioranza dei lavoratori che hanno vinto cause con alla base il ricorso all’art 18… hanno scelto l’indennizzo …’, ma uno dei ruoli fondamentali della nostra costituzione e’ proteggere le minoranze – quei 70 su 300 non saranno piu’ protetti adeguatamente. Questo equivale a dittatura – ci vogliono tutti uguali, tutti pecore, che vergogna! La tragedia e’ che non abbiamo piu’ neppure non il coraggio, ma l’apertura mentale per renderci conto che e’ una fregatura (cioe’ che ci stanno togliendo qualcosa a nostro favore che prima avevamo e ora non avremmo piu’ – 70 su 300 ti sembrano pochi?), questa e’ una doppia vergogna. Svegliamoci – questi, da Monti alla Fornero e tutti quelli del centro, della destra e della sinistra che li appoggiano son tutti criminali (professori forse, ma pure criminali rimangono!) e vanno mandati a casa tutti proprio tutti prima che ci tolgano completamente il rispetto di noi stessi! Che vadano ad erodere i privilegi delle banche, e della chiesa, e’ ora di farla finita col credere alle loro frottole! Questa e’ una contro-riforma – che la chiamino col vero nome!

  4. sig rok….e stata la politica che per correggere un errore ne ha fatto,due il fatto che monti abbia consenso sensa offendere tanti bravi cittadini e anche perche i cittadini non sono bene informati dai mezzi di comunicazioni (tv, giornali ) inoltre ce anche una questione di rappresentanza ,che copre gli interessi solo di una parte dei cittadini (non tutti,onorevoli nel senso non politico del termine)

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