3 commenti

Il PIL è un indicatore del benessere? No, ma quasi

Ormai da molti anni gli economisti si chiedono se il Prodotto interno lordo sia un indicatore del benessere. I critici sostengono che il PIL non tiene conto di una serie di fattori che influiscono sulla qualità della vita: dall’ambiente al traffico cittadino, dalla salute alle pari opportunità. Sono quindi nati diversi indicatori alternativi, come l’Indice di sviluppo umano nell’ONU.

Tra questi indicatori c’è anche il QUARS (Indice di Qualità dello Sviluppo Regionale) che la campagna “Sbilanciamoci!” calcola ogni anno per le regioni italiane, basato su oltre 40 parametri suddivisi in 7 categorie: Ambiente, Economia e lavoro, Diritti e cittadinanza, Salute, Istruzione, Pari Opportunità e Partecipazione.

L’ultimo rapporto relativo all’anno 2011 (link alla fine dell’articolo) presenta un grafico che mette in relazione il QUARS con il PIL pro capite delle diverse regioni italiane:

Già ad occhio si può notare come vi sia una chiara correlazione tra il PIL pro capite e il QUARS. La seguente tabella mostra i dati utilizzati per comporre il grafico (fonti: Istat; Sbilanciamoci!)

PIL PC (2009) QUARS (2011)
Trentino-AA 25730 0,68
Emilia-Romagna 24396 0,5
Umbria 18476 0,45
Valle d’Aosta 26755 0,43
Toscana 22065 0,43
Friuli-VG 22168 0,36
Veneto 23187 0,33
Marche 20487 0,32
Lombardia 25251 0,31
Piemonte 21672 0,26
Liguria 21051 0,14
Lazio 23805 0,02
Abruzzo 16311 -0,02
Molise 15948 -0,2
Sardegna 15894 -0,25
Basilicata 14625 -0,36
Puglia 13233 -0,78
Calabria 13179 -0,79
Sicilia 13630 -0,9
Campania 12776 -0,92

Ma quanta correlazione? Abbiamo calcolato il coefficiente di Pearson sul totale delle Regioni e poi limitatamente a quelle con QUARS positivo:

COEFFICIENTE DI PEARSON PIL/QUARS
Tutte le regioni 0,89
Regioni con QUARS>0 0,25

Mentre considerando tutte le regioni la correlazione è molto forte, al punto da rendere in un certo senso “inutile” il QUARS come alternativa al PIL, se ci limitiamo alle regioni della parte in alto a destra del grafico notiamo che la correlazione è debole. Detto in altri termini: è vero che le regioni “ricche” (PIL alto) sono anche regioni dove si vive bene (QUARS positivo) ed è vero che le regioni “povere” (PIL basso) sono anche quelle dove si vive peggio (QUARS negativo). Ma è altrettanto vero che, superata una certa soglia del PIL (circa 18 mila euro) la qualità della vita è largamente indipendente dalla ricchezza.
Questo risultato appare consistente con quello dell’indice di sviluppo umano:

Da questo risultato si può trarre una lezione: la ricchezza non basta ad assicurare un alto benessere collettivo, ma sembra essere comunque un prerequisito necessario.

Rapporto QUARS “Sbilanciamoci!”

(ringraziamo Gianluca Frattini e Luigi Balletta per la segnalazione)

About these ads

3 commenti su “Il PIL è un indicatore del benessere? No, ma quasi

  1. [...] Il PIL è un indicatore del benessere? No, ma quasi [...]

  2. Vorrei che leggessi questo:
    “Ho visto gente del ghetto nero proteggersi dal freddo e dai topi mentre ascolta promesse sempre maggiori di uguaglianza e giustizia, seduta nelle stesse scuole cadenti e rannicchiata nelle stesse stanze sporche senza riscaldamento [...]
    E questo è uno dei grandi compiti della leadership per noi ora, come individui e come cittadini. Ma anche se agiamo per cancellare la povertà materiale, vi è un altro compito più grande, cioè affrontare la miseria dell’appagamento – scopo e dignità – che ci affligge tutti.
    Troppo, e troppo a lungo, è sembrato che l’eccellenza personale e i valori comunitari si fossero arresi alla mera accumulazione di beni materiali. Il nostro Prodotto Interno Lordo è oggi oltre gli 800 miliardi di dollari annui, ma questo Prodotto Interno Lordo – se giudichiamo gli USA da questo – questo Prodotto Interno Lordo mette in conto l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze necessarie per ripulire le nostre strade dalle carneficine. Mette in conto le serrature speciali per le nostre porte e le carceri per le persone che le infrangono. Mette in conto la distruzione dei boschi di sequoie e la perdita delle nostre meraviglie naturali nella crescita caotica dei centri urbani; Mette in conto il napalm, le testate nucleari e i carri armati che la polizia usa per combattere le rivolte nelle nostre città. Mette in conto il fucile di Whitman(1) e il coltello di Speck(2), e i programmi della televisione che glorificano la violenza per vendere giocattoli ai nostri bambini.
    Ma il Prodotto Interno Lordo non mette in conto la salute dei nostri bambini, la qualità della loro educazione o la gioia dei loro giochi. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità delle nostre famiglie, l’intelligenza dei nostri dibattiti e l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né la nostra intelligenza né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né il nostro sapere, né la nostra compassione né la nostra dedizione al nostro paese. In sintesi, misura tutto, fuorché quello rende la vita degna d’essere vissuta. Ci sa dire tutto sull’America, fuorché ciò che ci rende orgogliosi d’essere americani.
    Se tutto questo è vero qui a casa nostra, allora è vero in tutto il mondo. Fin dall’inizio uno dei dei nostri vanti maggiori è stato la promessa di Jefferson, che noi, qui in questo paese, saremmo stati la migliore speranza dell’umanità. E adesso, se guardiamo alla guerra in Vietnam, ci meravigliamo se ancora rispettiamo sufficientemente le opinioni dell’umanità, e se gli altri mantengono un sufficiente rispetto per noi, oppure se, come l’antica Atene, perderemo la simpatia, e l’aiuto, e infine la nostra stessa sicurezza, a causa dell’egoistico perseguire i nostri esclusivi bersagli e i nostri esclusivi obiettivi. [...]
    Non voglio far parte di un governo, non voglio far parte degli Stati Uniti, non voglio far parte del popolo americano, e che scrivano di noi come hanno scritto di Roma: “Hanno creato un deserto e lo chiamarono pace”.
    (1) e (2) C. Whitman fu uno dei primi assassini nei campus Usa, e R. Speck era un assassino seriale
    Queste attualissime parole non sono state pronunciate ieri da un fricchettone: fanno, tradotte male, il giro della rete da qualche anno: le ha pronunciate 42 anni fa un candidato delle primarie USA, che con ogni probabilità sarebbe diventato il 37° Presidente, se non fosse stato assassinato meno di tre mesi dopo: Robert F. Kennedy, quel Kennedy di cui Veltroni ha pubblicato i discorsi; teneva una fotografia nel suo studio, ma sfortunatamente nè Veltroni nè gli altri principali esponenti della sinistra italiana (tranne Marino forse) hanno dato a vedere di aver imparato molto da lui. Definire questo discorso attuale è riduttivo, forse profetico è il termine giusto; inoltre colpisce per l’universalità: basta sostituire i neri con i diseredati di qualsiasi parte del mondo, oppure Vietnam con Iraq o con decine di altri posti al mondo, e la sostanza non cambierebbe: questo è un discorso da vero Statista.
    Del resto, come ha detto lo stesso Bob Kennedy citando G.B. Shaw in un’altra parte di questo discorso: “Alcuni guardano le cose come sono e dicono perché, io sogno le cose come non sono mai state e dico perché no?”
    link al discorso originale: http://www.jfklibrary.org/Research/Ready-Reference/RFK-Speeches/Remarks-of-Robert-F-Kennedy-at-the-University-of-Kansas-March-18-1968.aspx

  3. scusatemi, gli anni sono 44, non 42

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.186 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: