4 commenti

Se anche i tecnici non conoscono la propria materia

Ieri il ministro del Lavoro Elsa Fornero aveva spiegato che la riforma avanzata dal governo sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (legge n.300 del 1970) avrebbe esteso l’istituto del reintegro nel posto di lavoro per i licenziamenti discriminatori anche ai lavoratori delle aziende sotto i 16 dipendenti. Aveva inoltre affermato che la riforma avrebbe imposto la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato dopo 36 mesi. Entrambe le affermazioni si sono però rivelate false. Il motivo è che tali tutele sono già previste dalle leggi vigenti.

In particolare la “reintegra” nel caso di licenziamenti discriminatori, a prescindere dalla dimensione dell’azienda, è già prevista da 22 anni e precisamente dall’art.3  della legge 108 del 1990 “Disciplina dei licenziamenti individuali” che così recita:

Articolo 3 – Licenziamento discriminatorio
1. Il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie [...] è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall’articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dalla presente legge. Tali disposizioni si applicano anche ai dirigenti. (fonte)

Riguardo il secondo punto, il limite di 36 mesi per i contratti a termine è stabilito, ormai da 11 anni, dall’articolo 5 comma 4 bis del decreto legislativo 368 del 2001:

4-bis. Ferma restando la disciplina della successione di contratti di cui ai commi precedenti e fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2. (fonte)

Lo fanno notare in un comunicato stampa 53 giuslavoristi tra cui Umberto Romagnoli, Luigi Mariucci, Piergiovanni Alleva, Giovanni Orlandini e Sergio Matone.

Nel video in alto Umberto Romagnoli spiega i particolari della riforma, evidenziando tra l’altro come la complicazione delle norme potrebbe peggiorare il contenzioso, fallendo l’obiettivo di dare certezza alle imprese e ai lavoratori.

About these ads

4 commenti su “Se anche i tecnici non conoscono la propria materia

  1. cose del genere sono veramente incommentabili!!!!

  2. supertecnici superpasticcioni……….oppure……….

  3. La negazione del diritto e il grande inganno.
    Qualsiasi giurista che abbia un minimo di conoscenza della disciplina del lavoro e di onestà intellettuale sa quello che dice Romagnoli e non può che condividerne le critiche. Il fatto è che la questione lavoro-art. 18 è rimessa nelle mani, non di giuristi, ma dagli imperanti economisti e prof. tuttologi, i quali ignorano completamente il diritto e pensano -come ebbe a dichiarare impudicamente Monti qualche tempo fà- che la questione debba essere, risolta secondo i principi del diritto, ma esclusivamente secondo pretese esigenze del mercato. Di qui, da una monocultura economista ossessionata dal mercato ed incapace di una visione a tutto campo della società, la dilagante disinformazione e la negazione del diritto (e dei diritti), nell’alveo del percorso-già prima segnato dal governo Berlusconi- dello smantellamento dello stato di diritto e dell’affermazione dello stato far-west. Ma è un errore parlare semplicemente di …. “errori”, mere manifestazioni di dilettantismo (di tecnici!) e ignoranza (del diritto): la verità, al contrario, è che la causa ed insieme l’obbiettivo di simili aberrazioni è un grande e volgare inganno, volto a far passare come giusta e necessaria una riforma che non è né l’una né l’altra. Da lungo tempo e in più occasioni, anche in questo sito, ho segnalato gli innumerevoli aspetti di tale inganno, ma su uno soprattutto voglio qui riportare all’attenzione in quanto espressione, già sul piano della logica, di detto inganno. La riforma dell’art. 18, così come diffusa dalla stampa, prevede che nel caso di annullamento del licenziamento per inesistenza delle pretese ragioni economiche (motivo obbiettivo) al lavoratore non spetta il reintegro nel posto di lavoro, ma solo un indennizzo. Allora la domanda è questa: se il giudice accerta che licenziamento non è sorretto da dette ragioni obbiettive, dovrà accertare -come sicuramente e giustamente chiederà il lavoratore- quali sono le diverse, dissimulate, ragioni che lo hanno determinato? Se la risposta è sì, come altrimenti non potrebbe essere, ne deriva che il giudice non potrà che concludere che, in realtà, alla base del licenziamento asseritamente economico (nullo), c’è invece un motivo illecito o ritorsivo o discriminatorio o comunque un motivo soggettivo, e non potrà perciò non riconoscere al lavoratore vittorioso le conseguenze previste per tali casi, ivi compreso il diritto al reintegro. Insomma, i casi sono due: o il licenziamento è legittimo, e allora nulla quaestio di reintegro si pone (il reintegro, già ora coll’attuale normativa, comunque non spetta); oppure il licenziamento è nullo -cioè difettano le pretese ragioni economiche-, e allora non di licenziamento per ragioni obbiettive si tratta, e dunque l’esclusione del reintegro, a vantaggio del solo indennizzo, non ricorre. Per concludere, la norma concepita male -quale frutto del grande inganno- e scritta peggio (incomprensibile, tra l’altro, il rifermento all’art. 1345 c.c.: che il motivo illecito del licenziamento debba essere comune ad entrambe le parti??!!), è praticamente inapplicabile: gli avvocati si fregano già le mani, pensando al gran lavoro che li aspetta davanti al giudice del lavoro|

  4. [...] Se anche i tecnici non conoscono la propria materia [...]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.316 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: