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Innovazione e crescita. I trend mondiali e la situazione italiana

Mentre in Italia si sta decidendo su una riforma del mercato del lavoro che viene presentata come un asse fondamentale dell’avvio del processo di crescita del paese, voci autorevoli ribadiscono che è nell’innovazione dei sistemi produttivi che sta il segreto dello sviluppo. E’ questa la volta di Laura Tyson che senza troppi giri di parole ci ricorda che

“I Paesi di tutto il mondo si stanno prodigando per gettare le basi di una crescita sostenibile e più solida nel lungo periodo, e per questo farebbero bene a focalizzarsi su politiche orientate all’innovazione. Studi empirici condotti in diversi periodi di tempo e Paesi confermano come l’innovazione sia la risorsa primaria del cambiamento tecnologico e dell’aumento di produttività. E gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D), nonché nella forza lavoro scientifica e ingegneristica da cui dipendono, sono importanti motori di innovazione e competitività nazionale.”

Peraltro è necessario ribadire che questo processo ha assunto un dimensione globale e che gli interpreti più attivi stanno diventando i paesi di nuova industrializzazione, specie nelle aree asiatiche, sfatando una volta di più il mito che con questi ci si debba confrontare in termini di costo del lavoro su produzioni a medio-basso valore aggiunto. Infatti, precisa Tyson:

“soprattutto Cina e Corea del Sud stanno incrementando gli investimenti in R&D e in formazione scientifica ed ingegneristica per assicurarsi un posto come importanti centri di innovazione.”

Molto diversificata appare la situazione nell’ambito dei paesi avanzati, dove la classifica delle maggiori spese in ricerca vede su valori superiori alla media Ocse gli Stati Uniti con circa il 3% del Pil in virtù soprattutto delle spese per la difesa. Ma quello che più conta, classifiche o meno e crisi più o meno accentuate dei debiti sovrani in queste economie, è il segno di un trend che appare inarrestabile e che mostra inequivocabilmente l’emergere di un profondo cambiamento strutturale in atto nella dinamica di sviluppo dell’economia mondiale, e non senza un significativo supporto dell’intervento pubblico, del tutto essenziale quando si opta per scommesse sul fronte dell’innovazione tecnologica:

“Tra il 1999 e il 2009, la spesa globale in R&D è cresciuta a un tasso medio annuo del 7%, passando all’8% durante gli ultimi cinque anni, malgrado la recessione globale. In quest’arco di tempo, ha segnato un aumento nettamente più rapido rispetto all’output globale, grazie soprattutto al maggiore sostegno da parte dello stato e alla crescente percentuale di settori ad alto contenuto tecnologico nella produzione e nel commercio globale.”

Qui finisce la riflessione della Tyson. Ci si potrebbe chiedere a che punto è l’Italia. Il grafico seguente mostra il peso di Ricerca e Sviluppo totale e per dimensione di impresa in diversi paesi europei ed extraeuropei nell’anno precedente la crisi. E’ in questa parte di spesa in ricerca che l’Italia è infatti patologicamente carente e non sorprende che essa, insieme al resto dei paesi deboli dell’Europa, si trovi in fondo alla classifica e che il poco di R&D privata nel nostro paese sia appannaggio delle grandi imprese.

Fonte: OCSE

Un confronto con gli altri paesi mostra una correlazione positiva tra dimensioni delle imprese e intensità di R&D. Tale risultato deve essere però letto anche alla luce della caratteristica specializzazione dell’Italia in settori a medio-bassa tecnologia, dove la concentrazione di imprese di minori dimensioni è maggiore e dove, a parità di altre condizioni, le spese in ricerca e sviluppo sono minori. Un’ulteriore sollecitazione a politiche industriali volte a orientare la specializzazione produttiva in settori a maggior contenuto tecnologico.

Leggi “La rivoluzione globale dell’innovazione”

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Un commento su “Innovazione e crescita. I trend mondiali e la situazione italiana

  1. secondo me il grafico mostra quello che sotto gli occhi di tutti e cioe che la supposta superiorita tecnologica dell,occidente sta finendo se non e gia finita,e non e certamente con le politiche di tensioni e di divisioni attuati all,interno della zona euro che se ne esce non e scannandosi fra loro gli stati che possono reggere alla competizione internazionale ,ma al contrario facendo sistema .la situazione italiana e speculare alla sua debolezza visto che non si investe perche non si vuole investire di piu, ma perche le risorse destinate agli ulteriori investimenti prendono altre strade

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