Bello il sarcasmo, ma vignetta per vignetta si sono ottenute più tutele e meno competitività. O vogliamo forse dire che i problemi delle aziende in Italia non ci sono?
Perciò vorresti togliere il diritto di sciopero, la parità di retribuzione tra uomo e donna, le norme sulla sicurezza del lavoro, abbassare gli stipendi, aumentare l’orario di lavoro ….. è questa la tua idea di competitività?
Se le imprese hanno probelmi non dipende da un diritto come quello sancito nell’art. 18.
Possono esserci problemi con la lunghezza e aleorità delle sentenze, ma allora occorre agire su quel fronte. Il problema è che se si rende la giustizia efficiente sai quanti imprenditorotti da strapazzo e lupi di alta finanza si guarderebbero il cielo a strisce?
PS: io non sono tutelato dall’art.18 ma non tifo perché lo tolgano agli altri lavoratori.
La competitività non dipende dalle Leggi a tutela dei lavoratori, ma dalla capacità dei “padroni” di cambiare in, organizzazione del lavoro, in ricerca, in meno sprechi per stipendi super ai management e in frottole pubblicitarie. Costano di più i processi, le condanne e gli INFORTUNI.
La vignetta non è italiana, quindi già questo non fa reggere il ragionamento. Secondo, i problemi di competitività in Italia sono legati al capitale, non al lavoro. Abbiamo impianti industriali più obsoleti, aziende troppo piccole (molto, molto al di sotto della soglia dei 15), poca ricerca a sviluppo. Abbiamo pubblicato già articoli su questo argomento. Del resto il nostro paese ha un tasso di protezione del lavoro più basso della media OCSE, quindi non si può certo imputare la nostra bassa competitività alle tutele del lavoro.
Bello il sarcasmo, ma vignetta per vignetta si sono ottenute più tutele e meno competitività. O vogliamo forse dire che i problemi delle aziende in Italia non ci sono?
in particolare ti segnalo: http://keynesblog.wordpress.com/2012/02/20/la-qualita-del-lavoro-e-essenziale-per-la-competitivita/
http://keynesblog.wordpress.com/2012/02/14/il-problema-italiano-e-nel-capitale-non-nel-lavoro/
Perciò vorresti togliere il diritto di sciopero, la parità di retribuzione tra uomo e donna, le norme sulla sicurezza del lavoro, abbassare gli stipendi, aumentare l’orario di lavoro ….. è questa la tua idea di competitività?
Se le imprese hanno probelmi non dipende da un diritto come quello sancito nell’art. 18.
Possono esserci problemi con la lunghezza e aleorità delle sentenze, ma allora occorre agire su quel fronte. Il problema è che se si rende la giustizia efficiente sai quanti imprenditorotti da strapazzo e lupi di alta finanza si guarderebbero il cielo a strisce?
PS: io non sono tutelato dall’art.18 ma non tifo perché lo tolgano agli altri lavoratori.
La competitività non dipende dalle Leggi a tutela dei lavoratori, ma dalla capacità dei “padroni” di cambiare in, organizzazione del lavoro, in ricerca, in meno sprechi per stipendi super ai management e in frottole pubblicitarie. Costano di più i processi, le condanne e gli INFORTUNI.
La vignetta non è italiana, quindi già questo non fa reggere il ragionamento. Secondo, i problemi di competitività in Italia sono legati al capitale, non al lavoro. Abbiamo impianti industriali più obsoleti, aziende troppo piccole (molto, molto al di sotto della soglia dei 15), poca ricerca a sviluppo. Abbiamo pubblicato già articoli su questo argomento. Del resto il nostro paese ha un tasso di protezione del lavoro più basso della media OCSE, quindi non si può certo imputare la nostra bassa competitività alle tutele del lavoro.
guiodic,perfetto!
Quoto il tuo pensiero.
Che criminali gli imprenditori: non vogliono nemmeno pagare lo stipendio ai nullafacenti.
Che criminali i lavoratori: pensa, arrivano a pretendere di essere pagati per il loro lavoro! ma dove andremo a finire di questo passo?
[...] A proposito di articolo 18: breve storia delle lamentele dei datori di lavoro « Keynes blog. [...]
Reblogged this on SBIRCIAPAOLA.
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.