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La Cina all’UE: largo agli investimenti nell’economia reale

Nel susseguirsi delle voci che hanno preceduto il vertice tra UE e Cina tenutosi nella giornata del 14 febbraio, erano già emersi i dubbi e le incertezze circa la posizione salvifica che il “dragone” avrebbe potuto sostenere per risollevare le sorti del Vecchio Continente. La crescita della Cina – significativamente alimentata dalla domanda estera, si diceva – potrebbe essere assai danneggiata dal calo della domanda europea conseguente alla crisi. E’ vero, ma il governo cinese sembra avere le idee piuttosto chiare circa i meccanismi che alimentano un processo di sviluppo e che debbono essere individuati negli investimenti nell’economia reale.

“Cina, l’industria meglio dei bond”: non poteva essere più efficace nel sintetizzare la posizione del governo cinese, il titolo del Il sole 24 ore per l’articolo dedicato all’incontro.
Il direttore di China Investment Corp (Cic), Lou Jiwei.alla vigilia dell’incontro aveva affermato che «i bond dei Paesi europei non sono certo la scelta ideale per investitori di lungo termine come noi», e che «oggi solo le banche centrali possono permettersi di comprare titoli di Paesi come l’Italia o la Spagna». E d’altra parte Lou aveva anche aggiunto che «China Investment Corp è interessata a investire in progetti infrastrutturali e industriali che potrebbero aiutare la ripresa delle economie europee». “Tradotto: piuttosto che comprare obbligazioni pubbliche, la Cina preferisce intensificare lo shopping sugli scaffali dell’economia reale” esemplifica l’editoriale del sole 24 ore.

E gli esiti degli incontri hanno fatto di queste affermazioni una realtà: “Pechino e Bruxelles hanno riconosciuto che la creazione di relazioni economiche più strette è’ importante per la Cina, per l’Ue e per l’economia mondiale, con lo sviluppo del commercio bilaterale e di legami sugli investimenti che rappresentano un caposaldo della partnership strategica.” Si legge nei report pubblicati da Agi China 24.

Tutto ciò sembra in continuità con le notizie degli ultimi mesi, che riguardano direttamente anche l’Italia, dove il Gruppo Ferretti, produttore di imbarcazioni di lusso, è stato acquisito da un’industria statale cinese. Andando dall’altra parte dell’Atlantico, l’occhio lungo di Pechino non cambia. La Cina sta già da qualche tempo facendo shopping nel paese di Obama che, proprio ieri, ha incontrato il vicepresidente cinese Xi Jinping.

Una strategia di lungo periodo, dunque, quella della Cina, che mira a sposare le logiche dell’investimento produttivo e di lungo termine, piuttosto che quelle semplicemente “difensive” della propria domanda estera. Una strategia molto robusta, anche perché sembrerebbe che l’azione del governo si muova contemporaneamente verso un riequilibrio della distribuzione del reddito dando così impulso anche alla domanda interna.

Oltre alle necessarie riflessioni che l’UE dovrà maturare a fronte della posizione di “aiuto strategico” assunta dalla Cina, sarà certamente il caso di chiedersi se tutto questo non debba indurre i governi europei a ripensare le proprie strategie di sviluppo, dando nuovo respiro a politiche di investimento e tornando ad assegnare alla finanza il ruolo che gli spetta: quello di supporto all’economia reale. Ricordando che il sostegno all’industria manifatturiera deve tornare ad essere il vero imperativo della crescita. Per tutti, come ci rammenta Dani Rodrik in un prezioso (quanto inusuale, per i tempi) articolo sul tema: “Il nodo del manifatturiero”.

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